Certi giorni di festa, quando i politici si rivolgono al loro pubblico per gli auguri, e decisamente esagerano in letizia e giovialità, viene un po' da immedesimarsi nell'Innominato dei Promessi sposi che sentendo alcuni schiamazzi fuori dalla finestra, si affaccia brontolando: "Che diavolo hanno tutti costoro?"; e poi: "Che c'è di allegro in questo maledetto Paese?". Per quanto genericamente insidiosa, finite le vacanze, l'irritata considerazione spinge a chiedersi se un tempo era così; e siccome la risposta è no, dato che i leader della Prima Repubblica raramente si abbandonavano a smancerie, la successiva questione è quando è iniziata l'inflazione del sorriso universale, omologante e obbligatorio. Così, ancora una volta, occorre tornare a Berlusconi, autentico fondatore del regime dell'empatia calorosa, specialista del riflesso labiale e mascellare su bianco fondale dentario; ma poi tutti o quasi l'hanno seguito in quella studiata smorfia adattabile prima alle inquadrature televisive, poi ai selfie e adesso ai video mandati sui social per cui eccoti Renzi, eccoti Salvini, eccoti Di Maio, Conte, Meloni e perfino Letta in un'unica, plurale e serafica disposizione dell'animo, tanto più pronunciata quanto più gli affari della Repubblica vanno a scatafascio. In questo senso, sia pure accampando qualche senso di colpa, fra le domande che hanno già una risposta viene da chiedere all'ultima arrivata, e quindi all'onorevole Elly Schlein se sia giusto, opportuno e politicamente efficace affrontare le primarie del Pd sull'orlo della dissoluzione avendo impresso sul volto un perpetuo sorriso che va ben al di là non solo dell'estetica social, ma di qualsiasi strategia di comunicazione. Ci si rende conto del malanimo burbanzoso, perché sorridere è spesso una risorsa di speranza, specie nei momenti difficili. Ma in quella specie di caleidoscopio di auto-rappresentazione che sono le pagine di Instagram, su più di 1.400 immagini di se stessa, Schlein sorride nell'80-90 per cento dei casi. Sono sorrisi allegri, di saluto, d'incontro, d'entusiasmo; sorrisi complici, sardonici, ispirati, perplessi, lungimiranti; sorrisi mentre saluta, consulta gli appunti, suona la chitarra, spegne le candeline con la cagnetta Pila, anch'essa presumibilmente sorridente. D'altra parte sorridono nel suo profilo anche i morti: Falcone, Ginsborg, Onida, Sassoli. Alla fine, se non altro per ragioni statistiche, è impossibile non pensare che qualche sorriso sia di maniera e di circostanza, per non dire inautentico. Ma soprattutto si avverte una vertigine fra il disastro del Pd, la radicalità delle proposte e l'automatismo della sdolcinatezza - per quanto l'Innominato, proprio dopo i rosicamenti dinanzi alla finestra, si converte e diventa buono. Pubblicato sul Venerdì del 13 gennaio 2023