Passerà, anzi è già passato e ora quasi nessuno si ricorda del battibecco, d'altra parte il chiacchiericcio politico è così assordante che il più rapido oblio funziona come risorsa di salvezza, eppure. Eppure: fra le pieghe della penultima schermaglia dentro la maggioranza di governo, a tempo perso vale la pena di soffermarsi sulle parole con cui il vicepresidente berlusconiano della Camera Giorgio Mulè ha voluto qualificare una nota in cui i Fratelli d'Italia gli davano in pratica dell'ubriacone: "Questo comunicato - ha dettato a Concetto Vecchio - equivale alle scritte che si vergano nei cessi degli autogrill". Si vergano, ma anche e soprattutto si leggono come il punto terminale della comunicazione: laide profferte, vendette e delazioni ad personam, scoppi d'insensatezza, enigmatiche sottolineature, "capisco i tuoi bisogni", "fai pure, noi non guardiamo", a volte perfino beffarde intimazioni degli addetti che s'illudono di mantenere il decoro dei servizi igienici con avvisi in rima: "Piscia de core/ piscia contento/ ma li mortacci tua/ pisciace dentro". In rete e sui social è disponibile una vasta documentazione: scritture minime e tuttavia, osservate nel loro complesso, mosse da una vitalità torbida e sfuggente, una sorta di euforia nichilista che sovraccarica d'indecenza si allontana dal reale restandosene imprigionata fra le fatali maioliche. Tutto lascia pensare che l'onorevole Mulè volesse enfatizzare l'anonimato della nota dei suoi alleati-nemici, ma al dunque è il dato regressivo e onirico che prevale e rimanda a quanto di simile va addensandosi nel discorso pubblico. Per cui due settimane fa si è concluso (con un'assoluzione) il processo intentato da un ex premier a un giornalista che in un collegamento tv era apparso con un rotolo di carta igienica su cui era riconoscibile il volto del politico; così come l'altro giorno la polemica ha riguardato lo scroto e i testicoli di un conduttore. Per il resto, nell'arena della vita pubblica seguita a irrompere un fiume di volgarità: labiali istituzionali con parolacce, promesse di pullman a luci rosse, libercoli sessuali acquistati a spese pubbliche, parole come "sfigati" e "rosiconi" entrate a pieno titolo nel lessico della politica. Dinanzi a tutto questo è inutile, prima che sbagliato, stracciarsi le vesti, sghignazzare con disperato compiacimento o magari tirare in ballo gli illustri numi dell'abbassamento, Rabelais, Bruegel il vecchio o l'orinatoio di Duchamp. S'indovina piuttosto una via d'uscita se si pensa, almeno nei giorni di buonumore, che ogni estetica del malessere ha dentro di sé il suo antidoto, come dimostra l'immagine qui sotto: "Basta con le scritte nei cessi!!!". Il paradosso che si fa protesta e un po' anche liberazione. Pubblicato sul Venerdì del 3 marzo 2023