Uno strano moto dell'animo, per metà di meraviglia e per l'altra metà di sgomento, ha accompagnato la visione del ministro Salvini e di Bruno Vespa che l'altra settimana hanno presentato ai telespettatori di Rai1 il plastico del Ponte sullo Stretto; ed era come il deja vu di una rifrazione illusoria, un salto all'indietro nell'artificio capriccioso e duplicato, ibrido simulacro fra realtà e finzione, fuga nel tempo innocente dell'infanzia, addirittura, dove tutto è a portata di mano. Ma per tornare coi piedi per terra: quanto sarà costato, veniva da pensare, quel luccicante giocattolone? E subito il ricordo è corso a un altro plastico, sempre del Ponte sullo Stretto, anche quello solennemente consacrato da Vespa nello studio di Porta a Porta; solo che al posto di Salvini c'era Berlusconi, coadiuvato dal ministro Lunardi, il super-perforatore. Poteva essere il 2003 o giù di lì, una ventina d'anni orsono; a riguardarsi le vecchie foto, sul maxi schermo era scritto, senza il bene di un punto interrogativo: "Grandi Opere A Che Punto Sono". Inutile dire che i modellini, specie se in conveniente formato televisivo, esercitano una speciale fascinazione che sa di promessa e di gioco, ma più ancora di sogno. Ovvio pure che il potere, in mancanza delle promesse realizzazioni, ne mostri almeno i plastici giovandosene come di opportuni surrogati di scena, dispositivi illusionistici che penetrano l'immaginazione. Nessuno inoltre sa maneggiarli meglio di Vespa, che preferibilmente li declina sulla cronaca nera, da Cogne a Garlasco passando per Avetrana, al punto che Beppe Grillo, invitato in trasmissione prima delle elezioni del 2013, si presentò ai cancelli Rai con un plastico del castello di Lerici nelle cui segrete, dietro le sbarre, figuravano i volti di Napolitano, Monti, Renzi e dello stesso Vespa, ciò che probabilmente impedì l'entrata in studio del manufatto. E tuttavia, nel selezionare le due foto che si vedono qui sotto, ingrandendole e mettendole a confronto con altre in uno sforzo da rimanerci con gli occhi incrociati e un principio di emicrania, il tenutario di questa superflua e maliziosa rubrichetta ha avuto il dubbio che i due modelli di Ponte in miniatura, quello di Berlusconi e quello di Salvini, siano identici; dal che, pur lieto per il risparmio, non riesce a togliersi di testa il sospetto che il mitico plastico di oggi sia lo stesso di ieri, riesumato in qualche magazzino e riciclato per la delizia di ministri, conduttori e telespettatori. Sembra diversa solo la confezione, per cui quello "nuovo" poggia su una base metallica ed è racchiuso in una teca trasparente, mentre quello "vecchio" era libero. Tipico tocco ornamentale all'italiana, d'altra parte vent'anni di Ponte non passano invano.