Marachelle mussoliniane
di Filippo CeccarelliA Villa Santa Maria, provincia di Chieti, sulla roccia del monte Penna è riapparsa la scritta DUX
Si aggira soprattutto nel periodo estivo – d’altra parte era nato il 29 luglio sotto il segno del Leone – il fantasma normalmente irrequieto di Benito Mussolini e volteggia sull’Appennino per sapere se magari qualcuno l’ha chiamato o sta parlando di lui.
Nell’agosto del 2017, durante la stagione degli incendi, un rogo mandò in fumo molti dei 20 mila pini piantati prima della guerra dalla milizia forestale fascista sul monte Giano, sopra la cittadina di Antrodoco (Rieti), perché sul costone si potesse leggere DVX. Per i fratelli d’Italia le fiamme furono una doppia disgrazia, avendo da poco il loro assessore regionale all’Agricoltura provveduto a una geometrica opera di rimboschimento mirato, ma così è la vita, come lo spettro della Buonanima sa meglio di tanti altri.
In compenso ha accolto c…
Si aggira soprattutto nel periodo estivo – d’altra parte era nato il 29 luglio sotto il segno del Leone – il fantasma normalmente irrequieto di Benito Mussolini e volteggia sull’Appennino per sapere se magari qualcuno l’ha chiamato o sta parlando di lui.
Nell’agosto del 2017, durante la stagione degli incendi, un rogo mandò in fumo molti dei 20 mila pini piantati prima della guerra dalla milizia forestale fascista sul monte Giano, sopra la cittadina di Antrodoco (Rieti), perché sul costone si potesse leggere DVX. Per i fratelli d’Italia le fiamme furono una doppia disgrazia, avendo da poco il loro assessore regionale all’Agricoltura provveduto a una geometrica opera di rimboschimento mirato, ma così è la vita, come lo spettro della Buonanima sa meglio di tanti altri.
In compenso ha accolto con soddisfazione il fatto che quest’estate a Villa Santa Maria, provincia di Chieti, in seguito a lavori di pulizia è riapparsa sulla roccia viva del monte Penna la scritta DUX. A chi l’ha presa male il sindaco ha spiegato che quell’iscrizione «è un pezzo della nostra storia». Sennonché da quelle parti è anche nata la brigata partigiana Majella, circostanza che però l’ombra di Mussolini ritiene secondaria rispetto a una significativa poesia in dialetto locale, pubblicata a suo tempo sul foglio d’ordine della federazione fascista di Chieti, nella quale un milite rivolgendosi alla moglie spingeva a tal punto il suo amore per il Dux da rinunciare all’esclusività del vincolo matrimoniale. E quindi: «Se tu me dici scìne,/ voje bene a Mussoline,/ i’ che so li spose,/ ‘mbè, i’ non so gelose».
Sempre con l’alibi tutto italiano della Storia, su cui lo Spirito di Benito in ogni caso consiglia di insistere, risalendo un duecento chilometri più a Nord qualche altro fratello d’Italia potrebbe ripristinare il profilo del Dux sulle montagne che chiudono le gole del Furlo, un tempo visibile dalla Flaminia, ma fatto saltare con la dinamite dai partigiani nel 1945. Sempre secondo la Bibbia delle stranezze fasciste, Graffiti del ventennio di Plinio Ciani (Sugarco, 1975) resta invece integro e quindi da valorizzare il gigantesco capoccione mussoliniano sul monte Civitella presso Radicofani (Arezzo), peraltro patria di quel Ghino di Tacco in cui s’immedesimava Craxi; così come, finché dura il governo Meloni, si potrebbe restituire dignità artistica al ritratto ducesco che si vede nella piazza principale di Tropea e ai fasci che, sia pure sbiaditi, compaiono sul selciato della Villa Comunale di Albano.
Tutto questo per dire che se la super-destra ufficiale ha fin troppo rimosso la figura di Mussolini, resta pur sempre quella periferica e in vena di marachelle a coltivare una qualche forma di stramba idolatria.
Sul Venerdì del 4 agosto 2023