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I tre generali

Questa estate, i militari vanno molto di moda: troppo?
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Vanno un sacco quest’estate i generali. Se ne offre qui sotto un variegato tris per la delizia della ripresa settembrina, quando ben altri argomenti faranno toc-toc alle porte della nazione. Il primo generale è Francesco Paolo Figliuolo, che da un paio di mesi il governo ha nominato Commissario per le zone alluvionate della Romagna, ma di cui si sa così poco che un autore satirico locale, Cristiano Cavina, ha lanciato una locandina in cui lo dichiara, a grandi lettere e con foto, «Scomparso: non si hanno notizie dal 27 giugno quando è uscito di casa per un nuovo incarico di lavoro». Classico esempio di militare che l’ottimo lavoro svolto sul Covid e la conseguente popolarità hanno tradito, spingendolo a compilare una precoce, ma non indispensabile autobiografia dal titolo Un italiano (Rizzoli) nella quale, con Beppe Severgnini, non esita a raccontarsi anche bambino, con effetti piuttosto discutibili, sia pure annacquati dall’ordinaria concorrenza di altri più vanitosi Vips.

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Vanno un sacco quest’estate i generali. Se ne offre qui sotto un variegato tris per la delizia della ripresa settembrina, quando ben altri argomenti faranno toc-toc alle porte della nazione. Il primo generale è Francesco Paolo Figliuolo, che da un paio di mesi il governo ha nominato Commissario per le zone alluvionate della Romagna, ma di cui si sa così poco che un autore satirico locale, Cristiano Cavina, ha lanciato una locandina in cui lo dichiara, a grandi lettere e con foto, «Scomparso: non si hanno notizie dal 27 giugno quando è uscito di casa per un nuovo incarico di lavoro». Classico esempio di militare che l’ottimo lavoro svolto sul Covid e la conseguente popolarità hanno tradito, spingendolo a compilare una precoce, ma non indispensabile autobiografia dal titolo Un italiano (Rizzoli) nella quale, con Beppe Severgnini, non esita a raccontarsi anche bambino, con effetti piuttosto discutibili, sia pure annacquati dall’ordinaria concorrenza di altri più vanitosi Vips.


Il secondo generale è quel Roberto Vannacci il cui basco amaranto da parà ricorda quello che indossava Ugo Tognazzi, alias Giuseppe Tritoni, sul set dell’indimenticabile Vogliamo i colonnelli, film diretto e scritto da Mario Monicelli insieme con lo zio di Giorgia Meloni, Agenore Incrocci, e Furio Scarpelli nella prima metà degli anni 70. Difficile assumere un punto di vista risoluto sul suo caso, molto meno sulle sue opinioni genuinamente reazionarie. Per cui da un lato è quasi inevitabile che una volta precipitata nel gorgo schiumoso della politica, la sua vicenda finisca per ammosciarsi; dall’altro resta singolare come un soldato che il pericolo e la morte deve aver realisticamente guardato in faccia diverse volte, possa dedicarsi con tanto impeto a contrastare la comunità Lgbtq+, gli ambientalisti, le minoranze etniche e le femministe che Vannacci irresistibilmente qualifica «fattucchiere», memore forse dell’ormai archeologico slogan “Tremate tremate/ le streghe son tornate”.


Ma siccome l’Italia è un paesone meraviglioso e sempre la commedia va a braccetto con il melodramma, ecco che a parziale risarcimento si staglia la figura del terzo generale, sia pure in pensione: Gerardino, detto Gerry De Meo, la cui storia dolorosa e generosa assicura una chiusura persino edificante a questa superflua rubrichetta. Dopo un impegno nell’Intelligence e la responsabilità anche in ambito Nato di West Star,
il bunker anti-atomico più grande d’Italia, De Meo non solo si è fatto sfilare 200 mila euro on line da una pretesa e magari anche piacente imprenditrice cinese, ma ha avuto pure il fegato di raccontarlo diventando testimonial e parte attiva di un’associazione (Acta) che combatte le truffe sentimentali e il cyber crimine.

Sul Venerdì del 1 settembre 2023

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