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Giorgia Meloni è "Re Giorgia" nel libro di Susanna Turco. Sarà lei la nuova Signora dei Conservatori?

(agf)

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Davvero Giorgia Meloni può diventare Nostra Signora dei Conservatori? Riesce a sorprenderci “Re Giorgia” (Piemme), la bella biografia che, per la prima volta cerca a Colle Oppio e in via della Scrofa, vale a dire nell’ “infanzia di un capo”, le ragioni dell’attuale crisi di identità: “non sopporto più che mi trattino come una ragazzina, ma io rimango Giorgia”. Senza adulazione né cattiveria, Susanna Turco, la supercronista politica dell’Espresso, ci mostra quanto la Meloni abbia ora bisogno di abbandonare la povera epica autobiografica - “mamma, cristiana, italiana” - che ne segnò il successo elettorale, e accredita, da sinistra, un suo romanzo di formazione da “lady di ferro”.

Questa è dunque la “controstoria”, spiega il sottotitolo, della ragazzina che già alla Garbatella sognava di diventare la Thatcher romana, la Merkel italiana e ora, indegua…

Davvero Giorgia Meloni può diventare Nostra Signora dei Conservatori? Riesce a sorprenderci “Re Giorgia” (Piemme), la bella biografia che, per la prima volta cerca a Colle Oppio e in via della Scrofa, vale a dire nell’ “infanzia di un capo”, le ragioni dell’attuale crisi di identità: “non sopporto più che mi trattino come una ragazzina, ma io rimango Giorgia”. Senza adulazione né cattiveria, Susanna Turco, la supercronista politica dell’Espresso, ci mostra quanto la Meloni abbia ora bisogno di abbandonare la povera epica autobiografica - “mamma, cristiana, italiana” - che ne segnò il successo elettorale, e accredita, da sinistra, un suo romanzo di formazione da “lady di ferro”.

Questa è dunque la “controstoria”, spiega il sottotitolo, della ragazzina che già alla Garbatella sognava di diventare la Thatcher romana, la Merkel italiana e ora, indeguata, confessa: “pretendo rispetto”. E il rispetto, che non si può pretendere, è la “dopamina” di un leader: l'ormone della felicità. Ebbene, Turco ha trovato tracce di dopamina nello sdoppiamento “o, meglio, nel raddoppiamento” della postfascista alla quale venne profetizzato un destino di grandezza quando le fu detto (e non era vero) che era nata nello stesso giorno di Giovanna d’Arco: “non sarò così ridicola da paragonarmi alla Pulzella d'Orleans, ma ho capito che attorno alla mia figura si è creata una piccola mitologia”.

Insomma, c’era già la Giorgia-di-dopo nella Giorgia-di-prima che “dalle catacombe predicava la nuova egemonia culturale a partire da Dio patria e famiglia, ‘perché questo noi siamo’”. E nella Giorgia-di-prima “che riassumeva in sé tutto il passato ”- Almirante, Fini, Berlusconi, i gabbiani, la fiamma e i campi Atreju - c’era già la Giorgia-di-dopo che invidia il carisma di Draghi, ne scimmiotta l’agenda, ma ancora protegge l’Italia che eleva a pedagogia il fregare il prossimo, quella che “meglio furbi che virtuosi”, quella della prepotenza e non della solidarietà,  quella che non paga le tasse. E sfida la Francia mentre “guarda all’Europa, ai conservatori, agli americani”. Per la destra che doveva vincere le elezioni ci voleva “la ragazzina che comandava tutti a bacchetta”, per la destra che ora governa ci vuole “il rispetto” e la dopamina. Rispetto è “far capire al mondo che non siamo gli sciamannati che vogliono scappare con la refurtiva”.

Ma è difficile se “alla fine della giornata devi fare i conti con i La Russa” e tutti quegli altri che “vanno da Oscar, ristorante milanese con gli addobbi fascisti”. Eppure, solo così, “se riesco, mattoncino su mattoncino, a fare quello in cui credo, qui ci sto anche 100 anni”. Più che un’altra biografia questo è il primo libro sul “melonismo” come categoria dello spirito, “la controstoria” appunto di una donna sdoppiata che non conosce la modica quantità. E vedremo se la Giorgia-di-dopo sarà costretta a rinnegare la Giorgia-di-prima, pur senza mai guarirne, perché non si può guarire da sé stessi.