Il prof innocente e la vera gogna fuori dai social
di Francesco MerloIl professore ingiustamente accusato.
Questa è la storia del prof Giovanni Di Presa, un innocente per sei anni alla gogna, che potrebbe aiutarci a diffidare dei censori dei social media. In Italia c’è stato il periodo degli esperti di Islam, poi dei rifiuti e dei termovalorizzatori, dei costituzionalisti, dei vaccini, del patriarcato e ora tutti sono esperti di “gogna digitale”. Diciamo la verità, questa presunta gogna dei social-media ha intanto il pregio di non avere occhi e bocca e di non costringerti a portare “il berretto a sonagli”.
Più nascosto di un black bloc con il passamontagna, il leone da tastiera si realizza nello sfogatoio perché da solo è ridicolo e innocuo e non esiste un social che possa guardarti con disprezzo e ogni volta fotografarti come “il mostro” mentre attraversi la piazza di Castelfidardo, il paese che per sei anni ha, appunto, messo alla gogna il prof Di Presa e gli ha fatto perdere il sonno e 30 chili. E il prof, che si era pure messo «a fissare i binari del treno», si è salvato “dal gesto es…
Questa è la storia del prof Giovanni Di Presa, un innocente per sei anni alla gogna, che potrebbe aiutarci a diffidare dei censori dei social media. In Italia c’è stato il periodo degli esperti di Islam, poi dei rifiuti e dei termovalorizzatori, dei costituzionalisti, dei vaccini, del patriarcato e ora tutti sono esperti di “gogna digitale”. Diciamo la verità, questa presunta gogna dei social-media ha intanto il pregio di non avere occhi e bocca e di non costringerti a portare “il berretto a sonagli”.
Più nascosto di un black bloc con il passamontagna, il leone da tastiera si realizza nello sfogatoio perché da solo è ridicolo e innocuo e non esiste un social che possa guardarti con disprezzo e ogni volta fotografarti come “il mostro” mentre attraversi la piazza di Castelfidardo, il paese che per sei anni ha, appunto, messo alla gogna il prof Di Presa e gli ha fatto perdere il sonno e 30 chili. E il prof, che si era pure messo «a fissare i binari del treno», si è salvato “dal gesto estremo” perché temeva, come Kafka nelle ultime parole del Processo, «che la vergogna gli dovesse sopravvivere». È invece a lieto fine la gogna di Giovanni Di Presa, assolto con formula piena perché «il fatto non sussiste».
L’insegnante, che oggi ha 64 anni, era stato accusato di violenza sessuale e di maltrattamenti da due alunne, di 12 e 13 anni. E poi, per contagio, altre ragazzine si erano messe a inventare palpeggiamenti e schiaffi e, con più coralità dei follower, «tutta la classe» - c’è scritto nella sentenza - si era «coalizzata» come «in un complotto».
Dunque, l’onore era perduto nella dolce e placida valle di Castelfidardo, dove il prof era «inseguito dalla vergogna» come nel paese colombiano della Morte annunciata di García Márquez. E così, in pasticceria con la figlia, una vecchia conoscente rispose al suo saluto: «Ma tu non eri in carcere?». «Mia figlia – ha raccontato al Carlino – si arrabbiò: “Papà non farti dire queste cose". Io non sono mai stato in carcere, e non ho capito perché abbiano aspettato due anni per sentire la mia versione dei fatti».
Castelfidardo non è solo il paese dove lo Stato pontificio perse l’ultima battaglia. È la patria della fisarmonica, lo strumento-mantice, il suono del vento dell’Adriatico, dai Balcani alla Romagna del liscio, e poi dalla musica gitana al tango argentino e alle malinconie popolari francesi. Anche le evoluzioni della fisarmonica, gli organi e i sintetizzatori dei Doors e poi del Pink Floyd erano targati “Farfisa”, di Castelfidardo. E si chiamava Paolo Soprani l’artigiano della fisarmonica al quale Castelfidardo oggi intitola tutto, anche la scuola media che ha complottato e messo alla gogna il prof perché si era permesso di sequestrare lo smartphone a un’alunna. Ribelle e vendicativa, la bimbetta ha fatto suonare il venticello della calunnia che «nelle orecchie della gente s’introduce destramente e le teste e i cervelli fa stordire e fa gonfiare». Ecco cos’è la gogna. Altro che social.