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Il generale Vannacci e l’album di famiglia della destra

Roberto Vannacci 
Il candidato della Lega è l’enciclopedia viva di tutte le banalità morte del vecchio Msi. E dunque temuto nel suo stesso schieramento
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La destra lo combatte impaurita, mentre a sinistra è davvero un candidato “ignorato”. Non c’è un solo voto di sinistra che possa arrivare al generale Vannacci, incompatibile a pelle, oltre che di testa e di cuore. E invece a destra Vannacci, che sta nell’album di famiglia, è temuto come una tentazione ed è allontanato come una nostalgia da scrollarsi di dosso, il rimpianto di una storia rimossa.

È infatti Crosetto il suo nemico più accanito. E Giorgetti invita gli elettori della Lega a ignorare il capolista della Lega: «Non è della Lega». Zaia: «Abbiamo altri valori, mi sentirei un peccatore a votarlo». E Fedriga: «Voterò i candidati che si fanno il mazzo nel territorio».

Anche chi ignora Vannacci solo per colpire Salvini conferma che il…

La destra lo combatte impaurita, mentre a sinistra è davvero un candidato “ignorato”. Non c’è un solo voto di sinistra che possa arrivare al generale Vannacci, incompatibile a pelle, oltre che di testa e di cuore. E invece a destra Vannacci, che sta nell’album di famiglia, è temuto come una tentazione ed è allontanato come una nostalgia da scrollarsi di dosso, il rimpianto di una storia rimossa.

È infatti Crosetto il suo nemico più accanito. E Giorgetti invita gli elettori della Lega a ignorare il capolista della Lega: «Non è della Lega». Zaia: «Abbiamo altri valori, mi sentirei un peccatore a votarlo». E Fedriga: «Voterò i candidati che si fanno il mazzo nel territorio».

Anche chi ignora Vannacci solo per colpire Salvini conferma che il generale rimescola le carte e i sentimenti della destra. Persino il moderato Tajani ha bisogno di spiegare che Vannacci non c’entra nulla con Forza Italia e gli nega la legittimità sia di politico sia di soldato: «Credo che un militare debba fare il militare». E La Russa, che pure ama il militarismo, riduce all’insignificanza il libro del generale: «Non l’ho letto». Addirittura lo deride: «Io leggo Scurati». E disprezza le sue “sciocchezze” razziste: «Gli auguro di non avere figli, nipoti, parenti portatori di handicap».

Eppure il lessico di Vannacci è quello di La Russa: lo statista Mussolini, la non normalità degli omosessuali, l’aborto da evitare a tutti i costi, il bianco della pelle da difendere, il militarismo come stile, i confini della patria e la religione della famiglia, le divise, le armi e i valori di ieri, l’insofferenza per l’antifascismo, il machismo gentile… Sono gli ingredienti della memoria di un “mondo al contrario” che fanno di questo generale l’enciclopedia viva di tutte le banalità morte del vecchio Msi, che aveva un fior di militare, l’ammiraglio Birindelli, come presidente. E sta nell’album di famiglia pure il garbo “almirantiano”, lo stile cavalleresco con il quale Vannacci porge i suoi peggiori estremismi. Dice, per esempio, che i gay pride esibiscono «sconcezze, stravaganze, blasfemie e turpitudini», ma lo dice ostentando il sorriso cavalleresco del conservatore “tutto d’un pezzo” che la destra riconosce e disconosce. Solo a prima vista dunque l’imperativo “ignoralo” sembra un boomerang, un infortunio della sinistra, un dono per Vannacci che esibisce, come le medaglie e i gradi militari, lo slogan anti-Vannacci stampato sulla maglietta. Sebbene sia vero che il modo migliore di “illuminare” qualcuno è “oscurarlo” e che l’ostentazione dell’indifferenza è una prova di grande interesse, solamente i cretini intelligenti possono far finta che segnalare Vannacci come il vero pensatore della destra sia lo sacco matto che il Pd di Elly Schlein infligge a se stesso. È invece lo svelamento, magari inconsapevole, che c’è una destra che aggredisce la destra e che c’è un album di famiglia che custodisce ben altre minacce.

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