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Davanti all’acqua non rimane che arrendersi

In chimica è il liquido più studiato, più semplice e meno compreso, solo indizio dell’esistenza di Dio a cui crede chi non crede: la materia migliore per distruggere ciò che è forte e duro
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Piove. Di chi è la colpa? Solo Giuliano Pisapia, famoso per la sua sensibilità davvero speciale, nell’estate del 2013, da sindaco di Milano, chiese scusa per il maltempo: «non abbiamo colpa, ma non possiamo sottrarci alla responsabilità politica».

Sembrarono scuse bizzarre, ma erano invece previgenti perché raccontavano che contro la pioggia e contro il sole non si può scioperare, è vero, ma anche la Natura, madre generosa e spietata matrigna, ha bisogno di un governo.

Piove. Di chi è la colpa? Solo Giuliano Pisapia, famoso per la sua sensibilità davvero speciale, nell’estate del 2013, da sindaco di Milano, chiese scusa per il maltempo: «non abbiamo colpa, ma non possiamo sottrarci alla responsabilità politica».

Sembrarono scuse bizzarre, ma erano invece previgenti perché raccontavano che contro la pioggia e contro il sole non si può scioperare, è vero, ma anche la Natura, madre generosa e spietata matrigna, ha bisogno di un governo.

Infatti, in attesa del fuoco che in luglio ci farà come al solito disperare bruciando i boschi d’Europa, l’acqua di primavera ci sta dando alla testa. Sogniamo il “drenaggio urbano sostenibile”, ci sono gli esempi virtuosi di Rotterdam e Lione dove l’acqua è stata domata.

Di nuovo l’Olanda si è messa a “correggere” la geografia, sono nati i rain gardens, i campi spugna, gli edifici galleggianti, i mattoni impermeabili, i tetti verdi, i muri di alghe, e le pianure, trasformate in serbatoi, somigliano alla Grande riserva di Caspar David Friedrich.

Cambiano i paesaggi in attesa di un altro Rembrandt che nacque in un mulino che pompava via l’acqua. C’è un’antica e modernissima poesia siciliana che descrive il Paradiso come il luogo dove l’acqua non bagna e il fuoco non brucia e la sua eternità come il tempo molle e rilassato della pigrizia quotidiana. In mancanza di questa felicità alla Sant’Agostino, il mondo vive con la paura di soffocare nella penuria e di annegare nell’eccesso: manca l’acqua che ci nutre e ci avvolge come una carezza e c’è troppa acqua che ci spaventa e ci distrugge con la sua violenza.

L’acqua di Talete oggi sgronda lenta dai due rubinetti arrugginiti di Lucian Freud e va a perdersi in un lavabo vecchio e sporco. Muore di sete il mondo, che è fatto più di acqua che di terra, ed è abitato da noi terrestri che siamo fatti per circa il 60 per cento di acqua e forse per questo non sappiamo chi siamo.

L’acqua, che è il solo indizio dell’esistenza di Dio a cui crede chi non crede, è in chimica il liquido più studiato, più semplice e il meno compreso: quando solidifica, invece di contrarsi e cadere sul fondo, si espande e galleggia nel bicchiere, nel lago, nel mare. In frigo l’acqua calda gela prima dell’acqua fredda, come ben sanno i gelatai.

E Fermi, grazie ai secchi d’acqua che la sora Cesarina lasciava nel laboratorio di via Panisperna, scoprì che rallentava i neutroni inducendoli alle trasmutazioni nucleari. Nulla è più debole e più cedevole, ma l’acqua è la materia migliore per distruggere ciò che è forte e duro.

Nel sud ovest dell’Inghilterra un parassita, il criptosporidio, sta avvelenando tutti. Dalla cacca umana contamina la rete idrica, i corsi d’acqua, e poi piscine, latte crudo e prodotti freschi. L’Agenzia per la sicurezza sanitaria raccomanda di bollirla, distribuisce acqua minerale e risarcisce i danni, ma non elimina il puzzo dell’acqua, che non ha forma né colore, ma un odore ce l’ha, ed è quello di Venezia.

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