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Marina Berlusconi e l’invenzione della sinistra di buon senso

Marina Berlusconi (ansa)
Cosa intendeva l’ereditiera quando indicava i paladini dei diritti? Si tratta forse della prima, vera intuizione berlusconiana del “dopo Silvio”?
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Che cos’è «la sinistra di buon senso»? Marina Berlusconi, tra i tanti possibili paladini dei “diritti”, non ha scelto Emma Bonino, i liberal, il mondo laico e neppure Liliana Segre, no: «Se parliamo di aborto, fine vita o diritti Lgbtq, mi sento più in sintonia con la sinistra di buon senso», ha detto.

E più che una sfida a Giorgia Meloni e ad Antonio Tajani, che pure l’ereditiera ha spettinato, «la sinistra di buon senso» sfida il buon senso della sinistra. Ragionando in opposizione, si arriva infatti al punto: Marina vuole dire che in Italia c’è una sinistra dissennata? Va bene infatti che la Genesi obbligò la sinistra a crescere e a moltiplicarsi e sono tutte belle le sinistre del mondo, ma dalla sinistra hegeliana alla sinistra cristiana, dalla sinistra comunista alla sinistra di governo, e poi la sinistra fascista e la sinistra peronista, la sinistra sociale e la sinistra laburista, l’ultrasinistra e la sinistra radical-chic, il centrosinistra e la sinistra-centro…, insomma, non …

Che cos’è «la sinistra di buon senso»? Marina Berlusconi, tra i tanti possibili paladini dei “diritti”, non ha scelto Emma Bonino, i liberal, il mondo laico e neppure Liliana Segre, no: «Se parliamo di aborto, fine vita o diritti Lgbtq, mi sento più in sintonia con la sinistra di buon senso», ha detto.

E più che una sfida a Giorgia Meloni e ad Antonio Tajani, che pure l’ereditiera ha spettinato, «la sinistra di buon senso» sfida il buon senso della sinistra. Ragionando in opposizione, si arriva infatti al punto: Marina vuole dire che in Italia c’è una sinistra dissennata? Va bene infatti che la Genesi obbligò la sinistra a crescere e a moltiplicarsi e sono tutte belle le sinistre del mondo, ma dalla sinistra hegeliana alla sinistra cristiana, dalla sinistra comunista alla sinistra di governo, e poi la sinistra fascista e la sinistra peronista, la sinistra sociale e la sinistra laburista, l’ultrasinistra e la sinistra radical-chic, il centrosinistra e la sinistra-centro…, insomma, non c’è «la sinistra di buon senso» neppure nel famosissimo saggio di Norberto Bobbio e nella popolarissima canzone di Giorgio Gaber.

Come mai? «Il buon senso c’era; ma se ne stava nascosto, per paura del senso comune» scrive Manzoni. Ecco perché si sono allarmati tutti. Altro che diritti. Sotto sotto qui torna l’idea - la paura? la speranza? - che la figlia, padrona della Mondadori e cavaliere del lavoro, decida di farsi ancora più avanti nella già evidente somiglianza col padre “giovinetto”, quello della discesa in campo del 1994: «L’Italia è il Paese che amo».

E pensate che papà aveva allora gli stessi anni, 58, che Marina compirà il prossimo 10 agosto. Immaginate dunque questo Berlusconi addolcito, la signora Marina, la figlia femmina che custodisce il padre, immaginatela dire, senza la calza sul viso: «La sinistra di buon senso è il mondo che amo». Di sicuro, questa sinistra di buon senso è la prima, vera invenzione berlusconiana del “dopo-Berlusconi”, una berlusconata in absentia, una definizione, semplice, efficace e chissà quanto consapevole, che ha il suono di uno slogan, ma potrebbe anche, sia pure per scherzo, diventare il nome di un nuovo partito, come furono appunto “Forza Italia” e “La casa delle libertà”.

E questa volta il sottosopra sarebbe persino più sorprendente. Pensateci un attimo. Il programma di piegare la sinistra al buon senso di sinistra era l’ambizione smisurata di Renzi, quella volontà di potenza che nel 2008 lo aveva spinto a candidarsi alle primarie per fare il sindaco di Firenze, solo contro tutti. Ed è stata anche l’avventura-sventura politica di Carlo Calenda che, nel 2021, per “auto incoronazione”, si candidò sindaco di Roma in opposizione al mondo che lo esprimeva: “dentro” ma “contro” la sinistra. Alla fine, dunque, la sinistra di buon senso è anche una palla al Centro molto più rotonda dell’ “Italia viva” di Renzi e dell’ “Azione” di Calenda, ormai definitivamente inadeguati ad ogni buon senso.

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