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Il quinto elemento di Aristotele è nascosto nell’Etna

(afp)

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Le piogge nere del vulcano che modificano la vita di Catania e altre comunità non sono le conseguenze di un maltrattamento del territorio; non c’entrano il capitalismo né l’effetto serra, ma un fenomeno naturale che ci dimostra come l’uomo non è più protagonista
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La cenere dell’Etna è il “quinto elemento” della filosofia, quello che, secondo Aristotele «non è acqua, non è aria, non è terra e non è fuoco». Nessun vulcanologo può spiegare perché, ma neppure può negare che, immancabilmente ad ogni estate, l’Etna sparge il quinto elemento sulle città che ai suoi piedi soffrono di mal di vivere. Questa sabbia nera satura il cielo e svuota le strade dove tutti, tossendo, lacrimando e starnutendo, corrono a rifugiarsi dentro i portoni, nei negozi, nelle automobili in sosta. Ma è inutile, perché i depositi vischiosi si addensano sui capelli, sugli abiti, sotto le unghie e, nonostante le mascherine anche dentro la bocca.

Fine e abrasivo, il quinto elemento penetra dentro i corpi e arriva alla coscienza e cambia pure le emozioni mentre fuori si organizza e produce nuove architetture. Sbandano gli autobus, l’aeroporto apre e chiude a intermittenza, e questa estate non ho (ancora) visto la bizzarria degli ombrelli distribuiti dai bagnini nei lidi balneari…

La cenere dell’Etna è il “quinto elemento” della filosofia, quello che, secondo Aristotele «non è acqua, non è aria, non è terra e non è fuoco». Nessun vulcanologo può spiegare perché, ma neppure può negare che, immancabilmente ad ogni estate, l’Etna sparge il quinto elemento sulle città che ai suoi piedi soffrono di mal di vivere. Questa sabbia nera satura il cielo e svuota le strade dove tutti, tossendo, lacrimando e starnutendo, corrono a rifugiarsi dentro i portoni, nei negozi, nelle automobili in sosta. Ma è inutile, perché i depositi vischiosi si addensano sui capelli, sugli abiti, sotto le unghie e, nonostante le mascherine anche dentro la bocca.

Fine e abrasivo, il quinto elemento penetra dentro i corpi e arriva alla coscienza e cambia pure le emozioni mentre fuori si organizza e produce nuove architetture. Sbandano gli autobus, l’aeroporto apre e chiude a intermittenza, e questa estate non ho (ancora) visto la bizzarria degli ombrelli distribuiti dai bagnini nei lidi balneari dove anche il bianco e il blu delle cabine tinge di nero, in una sorta di pastiche felliniano-etneo.

La cenere dell’Etna tappa gli scarichi dell’acqua, aggredisce i motori, non solo di barche e pescherecci, e terrorizza i cuochi perché altera i sapori. L’ho vista adagiarsi sulla granita di mandorla come fosse polvere di caffè ai tavoli della via Etnea, la strada dritta e lunga che dal mare bianco punta al cratere nero dove il nero delle case era una volta l’orientamento ritrovato. E però nelle ultime cinque estati la polvere, che invade non solo davanzali e terrazze ma pure il bagno, il soggiorno, i letti e gli armadi, a Catania ha mandato all’aria il vecchio rapporto di fiducia con il nero che è diventato minaccioso perché, in pochissimi minuti, il quinto elemento favorisce lo spaesamento.

Il rumore è il tonfo di mille piccole pietre, e i suoni sono quelli del vento che dai crateri “Bocca nuova” e “Voragine”, (in inglese Chams, Abisso) arriva in città, mentre invade Taormina e in pochissimi minuti copre più di trenta comuni. Attacca e corrode a Giarre e Acireale le facciate di “azolo”, che è un’altra polvere, anch’essa di lava, ma il colore è una variante bluetto-grigia del nero. E non c’è ormai famiglia che non abbia comprato i soffioni da giardino che spostano il quinto elemento ma non lo eliminano. E di nuovo, come nelle eruzioni, non c’è nessuno con cui prendersela. Le piogge nere non sono le conseguenze di un maltrattamento del territorio, non c’entrano il capitalismo né l’effetto serra. L’uomo non è più protagonista perché in fondo a tutti i vulcani c’è la stessa cosa in sé, l’energia primordiale che alcuni scienziati “pazzi” da anni tentano di convertire in energia positiva, calcestruzzo, pannelli anti-inquinanti e altre diavolerie “nero green”.

Solo i nasi etnei sniffano il quinto elemento, la polvere dell’inferno che dal midollo del Pianeta viene sputato in cielo.

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