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Sono i basettoni la riforma bipartisan del ministro Giuli

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I basettoni rivelano un modo di pensare? Ero in attesa dal barbiere e per ben tre volte, arrivato alle basette, gli ho sentito domandare: «Le porta alla Giuli?» I tre clienti hanno risposto: «No, no, accorciamo, io non li ho mai votati quelli lì». Votati? Ecco, a rilanciare il pensiero solare di Camus il ministro Giuli non ce l’ha fatta, il suo Gramsci è stato un flop, Gentile torna vivo solo quando si parla della sua morte, e nella cantina si sono rifugiati da soli Evola e Arturo Righini, il matematico ermetico, al quale si deve l’anagramma triangolare “roma, orma, amor”. In attesa che porti da sinistra a destra i versi di Paul Eluard e di Bertolt Brecht, la pittura di Picasso, l’intelligenza di Trotzkij, la dialettica di Bucharin, la genialità di Carlo Marx e persino il moralismo di Berlinguer, Giuli una tendenza culturale l’ha evidenziata, se non lanciata, nella tricologia politica, che è la nascitura branca tra fisiognomica e scienza politica che presto, ci auguriamo, trionferà ne…

I basettoni rivelano un modo di pensare? Ero in attesa dal barbiere e per ben tre volte, arrivato alle basette, gli ho sentito domandare: «Le porta alla Giuli?» I tre clienti hanno risposto: «No, no, accorciamo, io non li ho mai votati quelli lì». Votati? Ecco, a rilanciare il pensiero solare di Camus il ministro Giuli non ce l’ha fatta, il suo Gramsci è stato un flop, Gentile torna vivo solo quando si parla della sua morte, e nella cantina si sono rifugiati da soli Evola e Arturo Righini, il matematico ermetico, al quale si deve l’anagramma triangolare “roma, orma, amor”. In attesa che porti da sinistra a destra i versi di Paul Eluard e di Bertolt Brecht, la pittura di Picasso, l’intelligenza di Trotzkij, la dialettica di Bucharin, la genialità di Carlo Marx e persino il moralismo di Berlinguer, Giuli una tendenza culturale l’ha evidenziata, se non lanciata, nella tricologia politica, che è la nascitura branca tra fisiognomica e scienza politica che presto, ci auguriamo, trionferà nelle università e nelle barberie di tutto il mondo. Dunque le basette lunghe o favoriti o scopettoni o fedine o soltanto basettoni, in Italia sono “alla Giuli”.

Persino Luca Zaia inesorabilmente ormai li porta “alla Giuli”, benché esibisca i basettoni sin da quando gli dissero che somigliava al Burt Lancaster del Gattopardo, che «aveva il volto incorniciato dalle basette» sì, ma «biondissime». E figuriamoci il neofita Renzi, che ha mandato il pelo sulle guance quando ha abbandonato il Centro.

E ditemi se non sembra ispirato al suo “neobasettonismo” questo brano che cito da Emilio Minnicelli (L’acconciatura antica e moderna, Ponte Nuovo Editrice, Bologna): «Il vero rischio dei favoriti, o favorite, è l’arricchimento al centro con ricci storti e fuori asse». Sicuramente Ludovico Einaudi e Paolo Sorrentino non l’hanno preso per modello, ma anche i loro scopettoni sono classificabili “alla Giuli”, e non solo perché partono larghi, diretti e forti e poi si ingarbugliano nelle ondulazioni del pensiero spettinato.

Radenti, nascenti, ma a punta di lancia contro il pediculus capitis del buon senso, sono le basette di Elon Musk, al quale, tra le tante stramberie e manipolazioni inverificabili, si attribuiscono due trapianti di capelli e dunque di pensieri. E va bene che, secondo Giuli, Musk è “figo”, ma ancora non sappiamo se Musk ricambia il complimento. Del resto, nessuno può essere sicuro che sia “figo”, anche di pensiero, esibire i basettoni, che in Italia non sono più classificati come imperiosi alla Francesco Giuseppe, romantici alla Foscolo, saggi alla Manzoni, diplomatici alla Cavour. Per adesso sono solo “confusi”, alla Giuli appunto, perché è così la moda, che spesso dura più del potere, come accadde con i capelli “alla Lamballe”, la confidente di Maria Antonietta, che andò a cozzare contro lo sportello della carrozza e si presentò al ballo molto confusa e con l’acconciatura schiacciata da un lato, da destra verso sinistra. E fu subito moda.

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