La prima volta in cui ho messo piede al quartiere Tamburi di Taranto è stato 12 anni fa. A febbraio del 2008. Repubblica mi aveva chiesto di raccontare la battaglia delle donne di quel quartiere ai piedi dell'Ilva che, esauste di vedere amici, amiche, fratelli, sorelle, mariti, padri e madri morire, avevano preso a raccogliere la polvere di minerale dai loro balconi e a inviarla in Procura. “Ne prendiamo sacchetti e sacchetti ogni giorno. Siamo stufe!”. La storia mi sembrava incredibile. Il quartiere era tutto rosa, rosa come i minerali che nei giorni di vento volavano dalle colline del siderurgico. Di rosa avevano dipinto persino le cappelle del vicino cimitero di San Brunone perché, mi avevano spiegato, i morti, almeno loro non devono sembrare sporchi.
Ecco, al termine di quella giornata, difficile, andai a prendere un caffè in un bar del quartiere. C’era una signora molto gentile dietro il bancone. Scambiammo due chiacchiere. Mi venne nat…
Ecco, al termine di quella giornata, difficile, andai a prendere un caffè in un bar del quartiere. C’era una signora molto gentile dietro il bancone. Scambiammo due chiacchiere. Mi venne nat…
La prima volta in cui ho messo piede al quartiere Tamburi di Taranto è stato 12 anni fa. A febbraio del 2008. Repubblica mi aveva chiesto di raccontare la battaglia delle donne di quel quartiere ai piedi dell'Ilva che, esauste di vedere amici, amiche, fratelli, sorelle, mariti, padri e madri morire, avevano preso a raccogliere la polvere di minerale dai loro balconi e a inviarla in Procura. “Ne prendiamo sacchetti e sacchetti ogni giorno. Siamo stufe!”. La storia mi sembrava incredibile. Il quartiere era tutto rosa, rosa come i minerali che nei giorni di vento volavano dalle colline del siderurgico. Di rosa avevano dipinto persino le cappelle del vicino cimitero di San Brunone perché, mi avevano spiegato, i morti, almeno loro non devono sembrare sporchi.
Ecco, al termine di quella giornata, difficile, andai a prendere un caffè in un bar del quartiere. C’era una signora molto gentile dietro il bancone. Scambiammo due chiacchiere. Mi venne naturale chiederle: “Signora, deve essere difficile. Ma lei ha paura?”. Si strinse nelle spalle, mi guardò e con gli occhi bassi mi rispose: “Sì, è difficile. Quella lampadina è da un anno che non la riparano”, mi disse indicando il palo della luce appena fuori. “La sera abbiamo paura, a tiriamo avanti”. Come la lampadina? E l’Ilva? Il mostro? L’inquinamento?
Fu in quel momento che capii cosa voleva dire il mio amico Alessandro Leogrande quando provava a spiegarmi che, la vera rivoluzione, a Taranto, l’avrebbe fatta la consapevolezza. “Se la gente non capisce, se non li aiutiamo, non li aiutate a sciogliere gli acronimi, se non gli spieghiamo che dietro il Co2, il nOx e il Cox, non ci sono formule chimiche di inquinanti, ma la loro vita, la battaglia sarà persa”.
Sono passati 12 anni. E sono cambiate tante cose. Alessandro non c’è più. Ed è un’ingiustizia enorme. Al Bar dei Tamburi, il Mini Bar, oggi c’è Ignazio che è in prima fila nella battaglie contro l’inquinamento.
Antonio Diodato, ragazzo di Taranto, ha vinto il festival di Sanremo. Benedetta Pilato, 15 anni, è la migliore speranza del nuoto italiano, medaglia d’argento ai campionati del mondo, ha chiamato tutti in piazza. Taranto ha trovato figli nuovi. E scoperto la consapevolezza.
Grazie Antonio. Grazie Bendetta.
Ecco, al termine di quella giornata, difficile, andai a prendere un caffè in un bar del quartiere. C’era una signora molto gentile dietro il bancone. Scambiammo due chiacchiere. Mi venne naturale chiederle: “Signora, deve essere difficile. Ma lei ha paura?”. Si strinse nelle spalle, mi guardò e con gli occhi bassi mi rispose: “Sì, è difficile. Quella lampadina è da un anno che non la riparano”, mi disse indicando il palo della luce appena fuori. “La sera abbiamo paura, a tiriamo avanti”. Come la lampadina? E l’Ilva? Il mostro? L’inquinamento?
Fu in quel momento che capii cosa voleva dire il mio amico Alessandro Leogrande quando provava a spiegarmi che, la vera rivoluzione, a Taranto, l’avrebbe fatta la consapevolezza. “Se la gente non capisce, se non li aiutiamo, non li aiutate a sciogliere gli acronimi, se non gli spieghiamo che dietro il Co2, il nOx e il Cox, non ci sono formule chimiche di inquinanti, ma la loro vita, la battaglia sarà persa”.
Sono passati 12 anni. E sono cambiate tante cose. Alessandro non c’è più. Ed è un’ingiustizia enorme. Al Bar dei Tamburi, il Mini Bar, oggi c’è Ignazio che è in prima fila nella battaglie contro l’inquinamento.
Antonio Diodato, ragazzo di Taranto, ha vinto il festival di Sanremo. Benedetta Pilato, 15 anni, è la migliore speranza del nuoto italiano, medaglia d’argento ai campionati del mondo, ha chiamato tutti in piazza. Taranto ha trovato figli nuovi. E scoperto la consapevolezza.
Grazie Antonio. Grazie Bendetta.