Adesso che è certo, a scuola per quest’anno, non si tornerà più, la nostalgia è diventata più forte. Per tutto quello che la scuola è oltre la scuola. Basta chiederlo ai bambini, ai ragazzi, addirittura agli universitari. Vi diranno che in fondo una lezione video può anche sostituire una lezione dal vivo. Ma la ricreazione invece? Gli spintoni per correre fuori dalla classe quando suona la campanella? I giochi in cortile per le scuole che ne hanno uno? La merenda, lo zaino, la giustificazione, scusi prof, l’autobus non passava, pioveva, avevo mal di pancia. E poi le soste fuori dal cancello, eterne, davanti al liceo, ore in cui si decide tutto, amori, occupazioni, amicizie che restano per la vita.
Nello zibaldone di Instagram ultimamente vanno fortissimi i video che i ragazzi scattavano a scuola, come fossero spezzoni di un film remoto. “Ti ricordi quando Marco si è nascosto in bagno?” “e quando Sof…
Nello zibaldone di Instagram ultimamente vanno fortissimi i video che i ragazzi scattavano a scuola, come fossero spezzoni di un film remoto. “Ti ricordi quando Marco si è nascosto in bagno?” “e quando Sof…
Adesso che è certo, a scuola per quest’anno, non si tornerà più, la nostalgia è diventata più forte. Per tutto quello che la scuola è oltre la scuola. Basta chiederlo ai bambini, ai ragazzi, addirittura agli universitari. Vi diranno che in fondo una lezione video può anche sostituire una lezione dal vivo. Ma la ricreazione invece? Gli spintoni per correre fuori dalla classe quando suona la campanella? I giochi in cortile per le scuole che ne hanno uno? La merenda, lo zaino, la giustificazione, scusi prof, l’autobus non passava, pioveva, avevo mal di pancia. E poi le soste fuori dal cancello, eterne, davanti al liceo, ore in cui si decide tutto, amori, occupazioni, amicizie che restano per la vita.
Nello zibaldone di Instagram ultimamente vanno fortissimi i video che i ragazzi scattavano a scuola, come fossero spezzoni di un film remoto. “Ti ricordi quando Marco si è nascosto in bagno?” “e quando Sofia cantava in cortile e tutti si sono messi a ballare”, “e quando abbiamo fatto quell’assemblea fichissima durante l’autogestione?”. E i cento giorni? E la paura che fa battere il cuore prima dell’ultima verifica che decide l’anno? E’ così. Si chiama nostalgia. Perché la scuola, lo sappiamo, è vita, lezione di vita, anche se può sembrare banale.
E nel tempo incerto che ci aspetta, nel rompicapo della ripartenza, la paura che il virus ci tolga, per sempre, il contatto, sta diventando più forte. Stare mano nella mano, corpo a corpo. I bambini, i ragazzi, i giovani. Soffrono. Mi raccontava una ventenne e brillante studentessa di Matematica alla Sapienza: “Io all’università ci vivo. Studio in biblioteca e mangio alla mensa. A primavera i cortili dell’università sono fioriti. La sera, uscendo, andiamo a San Lorenzo a bere una birra. Adesso sono chiusa in casa che studio per esami che forse farò via Skype. E so che nulla tornerà come prima. Mi manca anche la leggenda che il giorno dell’esame non devi guardare la statua della Minerva, altrimenti andrà male. Non avevo una vita eccezionale, ma per favore, ridatemela indietro, era la mia vita vera”.
Nello zibaldone di Instagram ultimamente vanno fortissimi i video che i ragazzi scattavano a scuola, come fossero spezzoni di un film remoto. “Ti ricordi quando Marco si è nascosto in bagno?” “e quando Sofia cantava in cortile e tutti si sono messi a ballare”, “e quando abbiamo fatto quell’assemblea fichissima durante l’autogestione?”. E i cento giorni? E la paura che fa battere il cuore prima dell’ultima verifica che decide l’anno? E’ così. Si chiama nostalgia. Perché la scuola, lo sappiamo, è vita, lezione di vita, anche se può sembrare banale.
E nel tempo incerto che ci aspetta, nel rompicapo della ripartenza, la paura che il virus ci tolga, per sempre, il contatto, sta diventando più forte. Stare mano nella mano, corpo a corpo. I bambini, i ragazzi, i giovani. Soffrono. Mi raccontava una ventenne e brillante studentessa di Matematica alla Sapienza: “Io all’università ci vivo. Studio in biblioteca e mangio alla mensa. A primavera i cortili dell’università sono fioriti. La sera, uscendo, andiamo a San Lorenzo a bere una birra. Adesso sono chiusa in casa che studio per esami che forse farò via Skype. E so che nulla tornerà come prima. Mi manca anche la leggenda che il giorno dell’esame non devi guardare la statua della Minerva, altrimenti andrà male. Non avevo una vita eccezionale, ma per favore, ridatemela indietro, era la mia vita vera”.