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La strage dei nostri vecchi

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La chiamavamo silver age, età d’argento, i 70, 80 anni gagliardi della prima generazione di italiani arrivati in buona salute, fisica ed economica, al traguardo della vecchiaia. Così tanti e così socialmente importanti che i demografi, dopo aver coniato il termine quarta età per indicare gli oldest old, i grandi vecchi, sono stati costretti a spostare l’accesso canonico all’autunno della vita, le frontiere dell’anagrafe, dai 65 ai 75 anni, età in cui oggi, per canone, si viene definiti anziani. Non solo. Gli ultimi vent’anni sono stati la bandiera dell’invecchiamento attivo, anziani viaggiatori, consumatori, prima voce, ad esempio, del mercato delle crociere intorno al mondo, del resto chi può permettersi settimane in mezzo al mare se non chi ha ormai un mucchio di tempo per sé e una buona pensione? Le pensioni appunto. La generazione nata subito dopo la guerra, che ha avuto lavori sicuri, mutui, case…
La chiamavamo silver age, età d’argento, i 70, 80 anni gagliardi della prima generazione di italiani arrivati in buona salute, fisica ed economica, al traguardo della vecchiaia. Così tanti e così socialmente importanti che i demografi, dopo aver coniato il termine quarta età per indicare gli oldest old, i grandi vecchi, sono stati costretti a spostare l’accesso canonico all’autunno della vita, le frontiere dell’anagrafe, dai 65 ai 75 anni, età in cui oggi, per canone, si viene definiti anziani. Non solo. Gli ultimi vent’anni sono stati la bandiera dell’invecchiamento attivo, anziani viaggiatori, consumatori, prima voce, ad esempio, del mercato delle crociere intorno al mondo, del resto chi può permettersi settimane in mezzo al mare se non chi ha ormai un mucchio di tempo per sé e una buona pensione? Le pensioni appunto. La generazione nata subito dopo la guerra, che ha avuto lavori sicuri, mutui, case di proprietà, ha poi sostenuto dopo la crisi del 2007, in tutto e per tutto figli impoveriti e nipoti senza lavoro.

Ma c’è l’altro lato della storia, il risvolto amaro della quarta età. Le demenze senili, l’alzheimer, gli oldest old ormai disabili di cui non riusciamo più a occuparci. Ecco, la peste del coronavirus, la strage degli anziani nelle Rsa, ha messo a nudo senza pietà la nostra fragilità nei confronti dei vecchi. Affidati a strutture che si sono rivelate prigioni del virus, assistiti da badanti più o meno affidabili. E la vecchiaia da risorsa è diventata sotto i nostri occhi peso insostenibile, tragedia.

Ma adesso tutto dovrà essere ripensato. Non soltanto la vita degli anziani attivi, bersagli privilegiati del Covid 19, che dovranno comunque tenersi al riparo dai contagi fino a quando non si troverà il vaccino. E rinunciare quindi a un po’ della loro libertà. Ma forse la generazione delle pantere grigie, che in questa quarantena si sono impadronite delle infinite possibilità della tecnologia, troverà il modo di reinventarsi. E’ invece la gestione della quarta età non più autosufficiente che sarà la sfida dei prossimi anni. Le Rsa, i ghetti dei vecchi, a cominciare dal Trivulzio di Milano sono di nuovo lo scandalo italiano. Luoghi di solitudini, ruberie e oggi di morte. Ma le famiglie sono sole, la rete familiare non può più gestire disabilità così gravi. E allora forse, di fronte alla tragedia di questi giorni, la speranza è quella di un nuovo welfare, umano, sostenibile.