Guardate la foto che accompagna questo podcast. Guardate l’abbraccio tra questi due bambini Alessandro, e suo fratello maggiore Gianluca, 11 anni, gravemente disabile, un’immagine che racconta, semplicemente, la sostanza pura dell’amore, un amore che supera le differenze.
Alessandro ha soltanto otto anni, ma tiene in braccio e sembra cullare il fratello più grande, che non parla, non cammina, ha una sindrome con un nome difficile, “Sturge Weber”, ma sorride però Gianluca, si fa capire, e prima della quarantena andava scuola, andava in piscina, faceva, anche pet therapy. Soprattutto Gianluca ha una mamma indomita che si chiama Antonella, fa l’impiegata, vive a Spinea, in Veneto, e per difendere i diritti del suo bambino raccoglie firme, lancia petizioni. Perché dare una vita dignitosa e integrata a un figlio come Gianluca è come scalare l’Everest ogni giorno, senza potersi fermare né guardare in basso, a…
Alessandro ha soltanto otto anni, ma tiene in braccio e sembra cullare il fratello più grande, che non parla, non cammina, ha una sindrome con un nome difficile, “Sturge Weber”, ma sorride però Gianluca, si fa capire, e prima della quarantena andava scuola, andava in piscina, faceva, anche pet therapy. Soprattutto Gianluca ha una mamma indomita che si chiama Antonella, fa l’impiegata, vive a Spinea, in Veneto, e per difendere i diritti del suo bambino raccoglie firme, lancia petizioni. Perché dare una vita dignitosa e integrata a un figlio come Gianluca è come scalare l’Everest ogni giorno, senza potersi fermare né guardare in basso, a…
Guardate la foto che accompagna questo podcast. Guardate l’abbraccio tra questi due bambini Alessandro, e suo fratello maggiore Gianluca, 11 anni, gravemente disabile, un’immagine che racconta, semplicemente, la sostanza pura dell’amore, un amore che supera le differenze.
Alessandro ha soltanto otto anni, ma tiene in braccio e sembra cullare il fratello più grande, che non parla, non cammina, ha una sindrome con un nome difficile, “Sturge Weber”, ma sorride però Gianluca, si fa capire, e prima della quarantena andava scuola, andava in piscina, faceva, anche pet therapy. Soprattutto Gianluca ha una mamma indomita che si chiama Antonella, fa l’impiegata, vive a Spinea, in Veneto, e per difendere i diritti del suo bambino raccoglie firme, lancia petizioni. Perché dare una vita dignitosa e integrata a un figlio come Gianluca è come scalare l’Everest ogni giorno, senza potersi fermare né guardare in basso, altrimenti si cade. Una vita fatta di minuscoli progressi, qualche passo fuori dalla carrozzina, un pasto senza che nessuno che ti imbocchi, nulla per chi vive fuori dal pianeta della disabilità, conquiste immense per i ragazzi speciali. Microscopiche autonomie importanti come scoperte da Nobel.
Ma Antonella Perini, questa è la sua forza, non si arrende. Scrive, chiede, denuncia. E dobbiamo anche a lei, alla sua petizione su Change.org, se durante la quarantena sui disabili si è acceso un piccolo faro, con l’estensione di 12 giorni dei permessi della legge104, dedicati appunto a chi assiste persone non autosufficienti, bambini, adulti, anziani. Privati in questi mesi non soltanto delle terapie, ma anche, se parliamo di bambini, privati della scuola a distanza, per loro impossibile da seguire. E in molti casi regrediti dai loro piccoli successi, conquistati spesso grazie alla scuola. Perché molti ignorano forse, quanto il puro contatto umano sia fondamentale per ragazzi che sembrano non sentire e assorbono invece l’umanità, come fossero fatti argilla fresca.
Ma la foto di Alessandro, piccolo, che tiene in braccio Gianluca, fratello maggiore, che però sarà piccolo per sempre, va oltre tutto questo. Racconta l’amore e il coraggio di una madre di essere fiera dei suoi figli comunque siano, uniti in quell’immagine in cui Alessandro culla quel suo fratello così diverso e speciale.
Alessandro ha soltanto otto anni, ma tiene in braccio e sembra cullare il fratello più grande, che non parla, non cammina, ha una sindrome con un nome difficile, “Sturge Weber”, ma sorride però Gianluca, si fa capire, e prima della quarantena andava scuola, andava in piscina, faceva, anche pet therapy. Soprattutto Gianluca ha una mamma indomita che si chiama Antonella, fa l’impiegata, vive a Spinea, in Veneto, e per difendere i diritti del suo bambino raccoglie firme, lancia petizioni. Perché dare una vita dignitosa e integrata a un figlio come Gianluca è come scalare l’Everest ogni giorno, senza potersi fermare né guardare in basso, altrimenti si cade. Una vita fatta di minuscoli progressi, qualche passo fuori dalla carrozzina, un pasto senza che nessuno che ti imbocchi, nulla per chi vive fuori dal pianeta della disabilità, conquiste immense per i ragazzi speciali. Microscopiche autonomie importanti come scoperte da Nobel.
Ma Antonella Perini, questa è la sua forza, non si arrende. Scrive, chiede, denuncia. E dobbiamo anche a lei, alla sua petizione su Change.org, se durante la quarantena sui disabili si è acceso un piccolo faro, con l’estensione di 12 giorni dei permessi della legge104, dedicati appunto a chi assiste persone non autosufficienti, bambini, adulti, anziani. Privati in questi mesi non soltanto delle terapie, ma anche, se parliamo di bambini, privati della scuola a distanza, per loro impossibile da seguire. E in molti casi regrediti dai loro piccoli successi, conquistati spesso grazie alla scuola. Perché molti ignorano forse, quanto il puro contatto umano sia fondamentale per ragazzi che sembrano non sentire e assorbono invece l’umanità, come fossero fatti argilla fresca.
Ma la foto di Alessandro, piccolo, che tiene in braccio Gianluca, fratello maggiore, che però sarà piccolo per sempre, va oltre tutto questo. Racconta l’amore e il coraggio di una madre di essere fiera dei suoi figli comunque siano, uniti in quell’immagine in cui Alessandro culla quel suo fratello così diverso e speciale.