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Le culle della maternità surrogata

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C’è un albergo a Kiev, in Ucraina, dove nella gigantesca sala da pranzo con i lampadari di cristallo, non ci sono tavoli apparecchiati, tovaglie, piatti, dove non si sente il tintinnio dei bicchieri, ma il pianto ora forte, ora sommesso di decine e decine di neonati. Si chiama hotel Venezia, quattro stelle al centro della capitale ucraina, e la sua grande hall è infatti piena di culle, tutte uguali. E dentro queste culle, accuditi da giovani e attente nurse bionde, ci sono più di cinquanta bellissimi bebè.
Sono tutti nati con maternità surrogata, detta più brutalmente utero in affitto, nati cioè da coppie eterosessuali con problemi di fertilità che pagano una donna perché porti in grembo e partorisca per loro un bambino, attraverso il contratto di una delle tante cliniche della fertilità, in questo caso la Biotexcom di Kiev. Il bebè viene concepito, solitamente, con un embrione formato dal seme del pap&…
C’è un albergo a Kiev, in Ucraina, dove nella gigantesca sala da pranzo con i lampadari di cristallo, non ci sono tavoli apparecchiati, tovaglie, piatti, dove non si sente il tintinnio dei bicchieri, ma il pianto ora forte, ora sommesso di decine e decine di neonati. Si chiama hotel Venezia, quattro stelle al centro della capitale ucraina, e la sua grande hall è infatti piena di culle, tutte uguali. E dentro queste culle, accuditi da giovani e attente nurse bionde, ci sono più di cinquanta bellissimi bebè.
Sono tutti nati con maternità surrogata, detta più brutalmente utero in affitto, nati cioè da coppie eterosessuali con problemi di fertilità che pagano una donna perché porti in grembo e partorisca per loro un bambino, attraverso il contratto di una delle tante cliniche della fertilità, in questo caso la Biotexcom di Kiev. Il bebè viene concepito, solitamente, con un embrione formato dal seme del papà committente e dall’ovocita di una donatrice. E impiantato poi nell’utero di una donna portatrice. E’ fondamentale infatti, nel freddo universo della surrogacy, che colei che porta avanti la gravidanza non abbia alcun legame biologico con il bambino.  In Italia la surrogacy è illegale, in altri paesi no. A causa della pandemia negli ultimi mesi nessuna delle coppie a cui sono destinati i neonati è potuta andarli a prendere. E il video girato dalla clinica stessa, in cui il proprietario si appella ai governi di tutto il mondo perché lascino partire le coppie, è diventato, di fatto, una testimonianza cruda di cosa sia la maternità surrogata.
 Migliaia di bebè prodotti conto terzi. Comunque la si pensi sulla gestazione per altri non si può girare la testa dall’altra parte. I numeri infatti sono enormi: soltanto alla Bioetexcom, una delle tante cliniche che offrono maternità su commissione, l’anno scorso si sono rivolte 400 coppie italiane. Dunque un fenomeno ancora sommerso ma in crescita esponenziale. Nonostante in Italia non sia poi così facile tornare con il bambino nato in Ucraina da madre surrogata e farlo riconoscere poi dai genitori italiani. Più di una coppia è finita sotto processo, anche se i giudici hanno sempre riconosciuto che il bene del minore e il suo rapporto consolidato con quei genitori, fosse preminente rispetto all’infrazione della legge.
C’è chi ritiene che la Gestazione per altri, di cui si parla sempre quando si tratta di coppie omosessuali mentre il vero fenomeno riguarda le coppie eterosessuali, vada punita come reato universale, perché sfrutta il corpo della donna e priva il neonato della madre naturale. E c’è chi ritiene, invece, che vada normata con leggi severe, evitando ogni tipo di sfruttamento. Di certo ci troviamo di fronte a frontiere del diritto e della bioetica davvero estreme. Ma le immagini della fabbrica di bambini ucraina meritano una risposta, non possiamo, davvero, girare la testa dall’altra parte.