"Una donna deve avere soldi a sufficienza e una stanza tutta per sé per poter scrivere". E' una citazione, fin troppo abusata, dal saggio "Una stanza tutta per sé" scritto da Virginia Woolf nel 1929 e diventato un testo sacro del femminismo, un'analisi straordinariamente anticipatrice di quello che oggi si chiamerebbe "gender gap". Ossia quella mancanza di risorse economiche e possibilità negate che rendono ancora adesso enormemente faticoso il cammino verso la parità. Ma perché parlare oggi di "Una stanza tutta per sé"? Perché è proprio quella stanza, in senso fisico e simbolico che è mancata alle donne alla prima grande prova dello smart working, Quel famoso lavoro da casa che avrebbe dovuto garantire, nel sogno di molte, la conciliazione tra occupazione e famiglia, tra cura dei figli e realizzazione di sé. Invece non è accaduto, come testimoniano le tante ric…
"Una donna deve avere soldi a sufficienza e una stanza tutta per sé per poter scrivere". E' una citazione, fin troppo abusata, dal saggio "Una stanza tutta per sé" scritto da Virginia Woolf nel 1929 e diventato un testo sacro del femminismo, un'analisi straordinariamente anticipatrice di quello che oggi si chiamerebbe "gender gap". Ossia quella mancanza di risorse economiche e possibilità negate che rendono ancora adesso enormemente faticoso il cammino verso la parità. Ma perché parlare oggi di "Una stanza tutta per sé"? Perché è proprio quella stanza, in senso fisico e simbolico che è mancata alle donne alla prima grande prova dello smart working, Quel famoso lavoro da casa che avrebbe dovuto garantire, nel sogno di molte, la conciliazione tra occupazione e famiglia, tra cura dei figli e realizzazione di sé. Invece non è accaduto, come testimoniano le tante ricerche che stanno facendo il bilancio di questa prima stagione di smart work, in cui siamo precipitati in fretta e furia cercano di contenere i contagi da Coronavirus.
Nella famiglie l'asimmentria rispetto alle incombenze domestiche tra uomini e donne è rimasta la stessa, mentre, ed è qui la beffa, il paradosso, il lavoro femminile è addirittura cresciuto. Senza più lo stacco dentro/fuori, costrette anche ad improvvisarsi maestre e prof di figli alle prese con la didattica online, senza uno spazio fisico dove potersi isolare per dedicarsi unicamente alla propria professione, lo smart work si è rivelato spesso una trappola.
Un dato emerso da più statistiche: mentre il 70% dei maschi ha dichiarato di essersi ricavato un luogo-office dove lavorare in tranquillità, il 30% delle donne ha ammesso di essersi dovuta sistemare in situazioni precarie, condividendo computer e telefoni con i figli. Il tavolo della cucina, un angolo del salotto, una nicchia in camera da letto, ma senza quella stanza tutta per sé, che vuol dire parità. E dovremo riflettere su cosa ha voluto dire poi la conquista del lavoro fuori casa: uscire, confrontarsi con il mondo esterno, riuscire a mettere un diaframma tra la propria sfera personale e la famiglia. Libertà insomma. che dobbiamo ammetterlo lo smart work, pur sembrando una conquista, rischia di vanificare, ghettizzando ancora una volta la vita delle donne.
Scriveva Virginia Woolf: "Se ognuna di voi ha cinquecento sterline e una stanza tutta per sé; se abbiamo l'abitudine della libertà e il coraggio di scrivere esattamente ciò che pensiamo; [...] se guardiamo in faccia il fatto, perché è un fatto, che non c'è alcun braccio a cui appoggiarci, ma che camminiamo da sole e che dobbiamo essere in relazione col mondo della realtà e non solo col mondo degli uomini e delle donne, allora l'opportunità si presenterà.
Nella famiglie l'asimmentria rispetto alle incombenze domestiche tra uomini e donne è rimasta la stessa, mentre, ed è qui la beffa, il paradosso, il lavoro femminile è addirittura cresciuto. Senza più lo stacco dentro/fuori, costrette anche ad improvvisarsi maestre e prof di figli alle prese con la didattica online, senza uno spazio fisico dove potersi isolare per dedicarsi unicamente alla propria professione, lo smart work si è rivelato spesso una trappola.
Un dato emerso da più statistiche: mentre il 70% dei maschi ha dichiarato di essersi ricavato un luogo-office dove lavorare in tranquillità, il 30% delle donne ha ammesso di essersi dovuta sistemare in situazioni precarie, condividendo computer e telefoni con i figli. Il tavolo della cucina, un angolo del salotto, una nicchia in camera da letto, ma senza quella stanza tutta per sé, che vuol dire parità. E dovremo riflettere su cosa ha voluto dire poi la conquista del lavoro fuori casa: uscire, confrontarsi con il mondo esterno, riuscire a mettere un diaframma tra la propria sfera personale e la famiglia. Libertà insomma. che dobbiamo ammetterlo lo smart work, pur sembrando una conquista, rischia di vanificare, ghettizzando ancora una volta la vita delle donne.
Scriveva Virginia Woolf: "Se ognuna di voi ha cinquecento sterline e una stanza tutta per sé; se abbiamo l'abitudine della libertà e il coraggio di scrivere esattamente ciò che pensiamo; [...] se guardiamo in faccia il fatto, perché è un fatto, che non c'è alcun braccio a cui appoggiarci, ma che camminiamo da sole e che dobbiamo essere in relazione col mondo della realtà e non solo col mondo degli uomini e delle donne, allora l'opportunità si presenterà.