✕
Donald J. Trump al briefing sul coronavirus, il 2 aprile 2020 (Kevin Dietsch/EPA/POOL) (ansa)

Outlook | Aiuti pubblici e dividendi privati

Ascolta l'audio

Questo è il numero di venerdì 3 aprile 2020 della newsletter Outlook, firmata da Federico Rampini. L'iscrizione è inclusa nell'abbonamento a Rep:. Per attivare l'iscrizione clicca qui.
3 minuti di lettura

IN SINTESI

  • È ammissibile che le aziende versino dividendi agli azionisti, mentre ricevono aiuti di Stato? La polemica è mondiale, dagli Stati Uniti alla Germania
  • Lo scoop di Trump sul petrolio finirà per avverarsi
  • E nel nostro futuro c’è tanto protezionismo
 

STATI UNITI

Ieri Trump ha seminato confusione sui mercati, anticipando un accordo Russia-Arabia saudita per tagliare la produzione di petrolio e stabilizzare un mercato impazzito. Wall Street ci ha creduto, mentre Mosca e Riad reagivano con mezze smentite e i media non sapevano di chi fidarsi. La morale: non confidate mai un segreto a Trump, un minuto dopo lui lo twitta. Comunque l’accordo sembra imminente e infatti anche oggi il greggio ha esordito con rialzi spettacolari, del 15%. Buona notizia anche per l’America dove molti produttori di shale oil rischiavano la bancarotta con un petrolio a 20 dollari. Perciò Trump ha …

IN SINTESI

  • È ammissibile che le aziende versino dividendi agli azionisti, mentre ricevono aiuti di Stato? La polemica è mondiale, dagli Stati Uniti alla Germania
  • Lo scoop di Trump sul petrolio finirà per avverarsi
  • E nel nostro futuro c’è tanto protezionismo
 

STATI UNITI

Ieri Trump ha seminato confusione sui mercati, anticipando un accordo Russia-Arabia saudita per tagliare la produzione di petrolio e stabilizzare un mercato impazzito. Wall Street ci ha creduto, mentre Mosca e Riad reagivano con mezze smentite e i media non sapevano di chi fidarsi. La morale: non confidate mai un segreto a Trump, un minuto dopo lui lo twitta. Comunque l’accordo sembra imminente e infatti anche oggi il greggio ha esordito con rialzi spettacolari, del 15%. Buona notizia anche per l’America dove molti produttori di shale oil rischiavano la bancarotta con un petrolio a 20 dollari. Perciò Trump ha seguito la vicenda da vicino, consultando Putin e Mohammed bin Salman.
 
Si avvera il sogno di Trump, il deficit commerciale degli Stati Uniti diminuisce a rotta di collo. Meno 12% a febbraio, ai minimi dal 2016. Ma i dazi di Trump non sono la causa principale. A far scendere il deficit hanno contribuito soprattutto il crollo della produzione industriale cinese a febbraio e la riduzione della domanda americana. Una depressione comprime il commercio globale, e riduce gli squilibri.

Amazon ha già assunto 80.000 nuovi dipendenti in sole due settimane, sui centomila che aveva annunciato di voler reclutare. Inoltre annuncia che sta organizzando controlli sanitari sui dipendenti, con la misura della febbre per chi lavora nei magazzini, centri di distribuzione, e supermercati Whole Foods. Amazon è ormai il secondo datore di lavoro privato negli Stati Uniti con oltre mezzo milione di dipendenti. Il numero uno è WalMart con 1,5 milioni. Anche WalMart oltre agli ipermercati tradizionali è forte nel commercio online e consegna a domicilio, da metà marzo ha assunto altri 65.000 dipendenti e conta arrivare a 150.000 nuove assunzioni.
 
La nave ospedale al Pier 90 di Manhattan, 3 aprile 2020 (Kena Betancur/Getty Images/AFP) (afp)

La polemica su aiuti pubblici e dividendi ha preso una piega diversa sulle due sponde dell’Atlantico. In America i democratici hanno ottenuto che nella maxi-manovra da 2.000 miliardi approvata una settimana fa ci sia questa clausola: le aziende che ricevono sussidi o prestiti statali non possono effettuare buy-back, perché questi acquisti di azioni proprie in parte finiscono nelle tasche dei top manager attraverso le stock-option. In Europa il dibattito è più radicale perché prende di mira non solo i buyback ma anche i dividendi. La sinistra tedesca (Spd e Linke) attacca Volkswagen, Bmw, Daimler e Continental perché da una parte usano il denaro pubblico del Kurzarbeit per pagare i salari degli operai lasciati a casa, dall’altra versano dividendi agli azionisti.
 
Altri governi europei stanno ponendo limiti sui dividendi, in particolare delle banche. Intanto la crisi fa sì che il 40% delle società quotate stia già cancellando o rinviando il pagamento dei dividendi. Un’obiezione viene dai fondi pensione: senza dividendi, s’impoveriscono i pensionati di oggi e quelli di domani.

 

ASIA

Un’indagine Morgan Stanley fotografa così la situazione in Cina: l’86% dei consumatori intervistati in 19 provincie cinesi dice di essere tornato a lavorare regolarmente, ma il 69% dice di uscire di casa solo per cose essenziali (lavoro, acquisti di prima necessità) mentre è riluttante a tornare al ristorante, ad avere contatti sociali, a fare shopping come prima della crisi. È un possibile assaggio del mondo che verrà: cioè un ritorno alla normalità molto lento, una convalescenza post-epidemia spalmata su tempi lunghi, perché all’impoverimento si accompagnerà una maggiore cautela collettiva in tutti i comportamenti.
 
La CIA sta indagando sui dati sanitari cinesi. L’intelligence americana sospetta che Xi Jinping stia tornando a manipolare le informazioni su contagi e decessi.
 
 

EUROPA

Ne usciremo tutti un po’ più protezionisti. Il ministro delle Finanze francese Bruno Le Maire esorta le imprese europee a rendere più sicure le loro catene produttive e logistiche riducendo la dipendenza da Cina e Stati Uniti. “Non è protezionismo, questa è protezione” dice lui. Non è una vera novità nella cultura politica francese, però gli argomenti in favore del sovranismo economico sono rafforzati da dati come questo: il 40% degli antibiotici in Germania Francia e Italia, il 75% dei farmaci anticoagulanti usati in Italia, sono made in China.
 
Lo scenario alternativo è scivolare nell’orbita d’influenza cinese, adottando anche l’opacità che regna a Pechino. Orban non ha dubbi. Il premier ungherese ha deciso di classificare come segreto di Stato le informazioni sull’investimento cinese di 2,3 miliardi di euro per modernizzare la rete ferroviaria di Budapest. Si tratta di 350 km di alta velocità che collegherà Budapest a Belgrado, in Serbia. Il progetto fa parte del grande disegno strategico di Xi Jinping, Belt and Road Initiative. Poiché era finito sotto i riflettori internazionali (in particolare perché gli appalti ungheresi vanno a un oligarca amico di Orban), il segreto di Stato evita gli sguardi indiscreti.