Outlook | Il problema di New York nella lotta al virus e il dramma del welfare cinese
Federico Rampini , di FEDERICO RAMPINI
Questo è il numero di giovedì 23 aprile 2020 della newsletter Outlook, firmata da Federico Rampini. L'iscrizione è inclusa nell'abbonamento a Rep:. Per attivare l'iscrizione clicca qui.
IN SINTESI
- Terza settimana di rialzo poderoso della disoccupazione negli Stati Uniti: altri 4,4 milioni di americani hanno perso il posto in questi ultimi sette giorni, il che porta il totale a 26 milioni di senza lavoro
- Il rialzo del prezzo del petrolio non è dovuto tanto a una schiarita nelle prospettive della crescita globale, quanto al riacutizzarsi delle tensioni nel Golfo Persico tra Stati Uniti e Iran. Poiché non c’è mai un limite al peggio, non escludiamo che alla pandemia si aggiungano conflitti militari (ieri segnalavo la situazione rovente nel Mare della Cina meridionale)
- Alcuni Stati Usa governati dai repubblicani hanno una tale fretta di riaprire l’economia, che scavalcano perfino Trump. Il presidente prende le distanze dal governatore della Georgia che riapre subito anche i parrucchieri, centri di bellezza e boutique che fanno tatuaggi.
- La fase due spacca le due Americhe e anche questo può avere un impatto cruciale su…
IN SINTESI
- Terza settimana di rialzo poderoso della disoccupazione negli Stati Uniti: altri 4,4 milioni di americani hanno perso il posto in questi ultimi sette giorni, il che porta il totale a 26 milioni di senza lavoro
- Il rialzo del prezzo del petrolio non è dovuto tanto a una schiarita nelle prospettive della crescita globale, quanto al riacutizzarsi delle tensioni nel Golfo Persico tra Stati Uniti e Iran. Poiché non c’è mai un limite al peggio, non escludiamo che alla pandemia si aggiungano conflitti militari (ieri segnalavo la situazione rovente nel Mare della Cina meridionale)
- Alcuni Stati Usa governati dai repubblicani hanno una tale fretta di riaprire l’economia, che scavalcano perfino Trump. Il presidente prende le distanze dal governatore della Georgia che riapre subito anche i parrucchieri, centri di bellezza e boutique che fanno tatuaggi.
- La fase due spacca le due Americhe e anche questo può avere un impatto cruciale sull’elezione presidenziale. Approfondisco questi temi politici nell’altra newsletter, quella sulle elezioni
STATI UNITI
I repubblicani cominciano a parlare di bancarotte pubbliche: degli Stati Usa e della città. Ovviamente pensano soprattutto a New York, la situazione più disastrata, dal punto di vista sanitario e quindi anche finanziario. Le casse municipali sono già al limite della bancarotta, il sindaco Bill de Blasio chiede un salvataggio federale, Trump nicchia. Una situazione analoga fu vissuta nel 1975. Il 29 ottobre di quell’anno il presidente repubblicano Gerald Ford rifiutò un aiuto federale per salvare il municipio di New York dalla bancarotta. Un tabloid locale pubblicò il titolo: “Ford a New York: crepa”. De Blasio ha rievocato quell’episodio rivolgendo a Trump la domanda: “Hai deciso di lasciarci crepare?”. In generale i repubblicani pensano che città e Stati più disastrati in questa fase siano per lo più quelli governati dalla sinistra, e paghino le colpe di una spesa pubblica dissennata, fondi pensione troppo generosi per il pubblico impiego.In realtà nuovi picchi di contagio si stanno allargando al Midwest: vedi la chiusura di un grosso impianto di carne suina della Tyson, colosso dell’industria agroalimentare. Nessuno riuscirà a contenere gli effetti economici della crisi, neppure il “granaio” d’America dove la lobby agricola vota repubblicano. Sono cominciate anche le distruzioni massicce di eccedenze ortofrutticole: la filiera agroalimentare non riesce a riorganizzare abbastanza velocemente la sua logistica per spostare i rifornimenti dalla ristorazione ai supermercati.
L’agricoltura americana è anche una vittima collaterale del nuovo irrigidimento nelle relazioni con Pechino. La tregua che venne raggiunta all’inizio di quest’anno fra Trump e Xi sulla guerra dei dazi, prevedeva decine di miliardi di acquisti cinesi in derrate agricole americane. Per adesso è tutto fermo.
Tra i vincitori di questo cataclisma ovviamente c’è Jeff Bezos. Il fondatore e maggiore azionista di Amazon ha visto il suo patrimonio rivalutarsi di 25 miliardi in un solo mese. Bontà sua, è tornato a occuparsi a tempo pieno della sua creatura. Perché Amazon pur in mezzo a un boom di fatturato ha un po’ di problemi, a cominciare dalla chiusura di alcuni magazzini per contagio, e le proteste di dipendenti.
ASIA
La Cina affronta una nuova sfida gigantesca: costruire un Welfare moderno per disoccupati. Nel medio-lungo termine, su questo si gioca la stabilità sociale e quindi il futuro del regime. I numeri ufficiali sono questi: la disoccupazione è salita al 5,9% che significa 26 milioni di senza lavoro. Curiosa coincidenza, è identica alla cifra americana (però gli Stati Uniti hanno un quarto della popolazione cinese). Questi numeri sono sicuramente sottostimati.
Inoltre la Cina deve ancora subire il secondo shock economico, quello provocato dal crollo della domanda globale per i suoi prodotti, inevitabile conseguenza della depressione in America e in Europa. Il welfare cinese non è adeguato per gestire un’emergenza di queste proporzioni. Inoltre si scontra con la rigidità delle leggi sulla residenza.
Gran parte dei disoccupati, dei nuovi poveri, sono cinesi delle campagne emigrati in città per lavoro. Il sistema dello hukou fa sì che centinaia di milioni di questi immigrati interni non abbiano diritto alla residenza in città, devono mantenere il domicilio legale nel luogo di provenienza. Quindi non hanno diritto alla scuola pubblica per i figli, alle cure mediche nelle grandi città, e così via. Questo crea due categorie di cittadini e ostacola gli aiuti al nuovo esercito dei senza lavoro.
Il futuro è (anche) in India secondo Facebook. Il gruppo di Mark Zuckerberg investe quasi 6 miliardi di dollari per una partecipazione in Jio Platforms, filiale del gruppo indiano Reliance Industries che è anche uno dei maggiori Internet service provider. Jio Platform attraverso Jio Mart gestisce commercio online per una miriade di piccole aziende con 388 milioni di utenti. Più di quanto ne abbia Facebook in India come social media, e quasi altrettanti degli utenti indiani che Facebook cattura attraverso la sua messaggeria WhatsApp.
Inoltre la Cina deve ancora subire il secondo shock economico, quello provocato dal crollo della domanda globale per i suoi prodotti, inevitabile conseguenza della depressione in America e in Europa. Il welfare cinese non è adeguato per gestire un’emergenza di queste proporzioni. Inoltre si scontra con la rigidità delle leggi sulla residenza.
Gran parte dei disoccupati, dei nuovi poveri, sono cinesi delle campagne emigrati in città per lavoro. Il sistema dello hukou fa sì che centinaia di milioni di questi immigrati interni non abbiano diritto alla residenza in città, devono mantenere il domicilio legale nel luogo di provenienza. Quindi non hanno diritto alla scuola pubblica per i figli, alle cure mediche nelle grandi città, e così via. Questo crea due categorie di cittadini e ostacola gli aiuti al nuovo esercito dei senza lavoro.
Il futuro è (anche) in India secondo Facebook. Il gruppo di Mark Zuckerberg investe quasi 6 miliardi di dollari per una partecipazione in Jio Platforms, filiale del gruppo indiano Reliance Industries che è anche uno dei maggiori Internet service provider. Jio Platform attraverso Jio Mart gestisce commercio online per una miriade di piccole aziende con 388 milioni di utenti. Più di quanto ne abbia Facebook in India come social media, e quasi altrettanti degli utenti indiani che Facebook cattura attraverso la sua messaggeria WhatsApp.
EUROPA
Gli investitori “potrebbero perdere fiducia nell’Italia rapidamente” se gli spread tra Btp e Bund dovessero risalire oltre i massimi di marzo. Lo dice John Taylor di AllianceBernstein, uno degli operatori intervistati dal Financial Times. Un altro è Iain Stealey di JP Morgan Asset Management, secondo cui gli interventi della BCE per sostenere il debito pubblico italiano sono ancora troppo modesti. Secondo le stime attuali la BCE comprerebbe titoli pubblici degli Stati membri per 1.100 miliardi di euro quest’anno; mentre la Federal Reserve negli Stati Uniti ha comprato lo stesso volume di titoli in sole due settimane.
Gli investitori intervistati dal Financial Times vedono la necessità di un’azione più energica della BCE per salvare l’Italia: nelle loro analisi più del rischio default primeggia il rischio di un’ondata di antieuropeismo che potrebbe sfociare in un Italexit.
Gli investitori intervistati dal Financial Times vedono la necessità di un’azione più energica della BCE per salvare l’Italia: nelle loro analisi più del rischio default primeggia il rischio di un’ondata di antieuropeismo che potrebbe sfociare in un Italexit.
OUTLOOK
La seconda guerra fredda è ben visibile nell’escalation di accuse tra Washington e Pechino. Come c’insegna la storia della prima guerra fredda, il bipolarismo è un equilibrio instabile, che non previene né impedisce gli scontri militari a livello locale. Trump comunque si è convinto che se riesce a trasformare l’elezione di novembre in un referendum sulla Cina, la vincerà lui. Il 68% dei repubblicani e il 62% dei democratici considera la Cina una seria minaccia. A proposito della tensione con l’Iran: nell’immediato va ricordato che il massimo beneficiario del crollo nei prezzi del petrolio è la Cina, il massimo importatore di greggio nel mondo.