Outlook | L'ottimismo vola
Federico Rampini , di FEDERICO RAMPINIQuesto è il numero di lunedì 22 giugno 2020 della newsletter Outlook, firmata da Federico Rampini. L'iscrizione è inclusa nell'abbonamento a Rep. Per attivare l'iscrizione e scoprire tutte le newsletter di Repubblica clicca qui
In America risalgono i contagi ma scendono i decessi. + 20% i nuovi casi di coronavirus rilevati, meno 43% i morti. La forbice sempre più ampia fra questi due trend si spiega, tra l'altro, con il fatto che la nuova ondata di contagi colpisce relativamente di più i giovani, rispetto alla prima ondata. Ma questo contribuisce a sdrammatizzare la pandemia agli occhi di molti; inoltre può portarci lentamente verso la famosa "immunità di gregge". Continuo a pensare che sarà politicamente sempre più arduo ripristinare dei lockdown duri, anche in caso di forti aumenti.
STATI UNITI
Le compagnie aeree americane ripristinano i voli per la Cina. American Airlines, Delta e United annunciarono la sospensione di tutti voli il 31 gennaio quando l'Amministrazione Trump decise di chiudere le frontiere. Ora la prima delle americane che ricomincia a volare è Delta, da Seattle a Shanghai con scalo a Seul; seguirà un altro volo Delt…
STATI UNITI
Le compagnie aeree americane ripristinano i voli per la Cina. American Airlines, Delta e United annunciarono la sospensione di tutti voli il 31 gennaio quando l'Amministrazione Trump decise di chiudere le frontiere. Ora la prima delle americane che ricomincia a volare è Delta, da Seattle a Shanghai con scalo a Seul; seguirà un altro volo Delt…
In America risalgono i contagi ma scendono i decessi. + 20% i nuovi casi di coronavirus rilevati, meno 43% i morti. La forbice sempre più ampia fra questi due trend si spiega, tra l'altro, con il fatto che la nuova ondata di contagi colpisce relativamente di più i giovani, rispetto alla prima ondata. Ma questo contribuisce a sdrammatizzare la pandemia agli occhi di molti; inoltre può portarci lentamente verso la famosa "immunità di gregge". Continuo a pensare che sarà politicamente sempre più arduo ripristinare dei lockdown duri, anche in caso di forti aumenti.
STATI UNITI
Le compagnie aeree americane ripristinano i voli per la Cina. American Airlines, Delta e United annunciarono la sospensione di tutti voli il 31 gennaio quando l'Amministrazione Trump decise di chiudere le frontiere. Ora la prima delle americane che ricomincia a volare è Delta, da Seattle a Shanghai con scalo a Seul; seguirà un altro volo Delta da Detroit a Shanghai via Seul. United farà a breve un annuncio simile. È stato superato anche lo stallo con le autorità di Pechino (che avevano negato le autorizzazioni ai voli), dopo che Trump ha imposto la reciprocità minacciando di proibire l'accesso alle compagnie cinesi.
Un po' di ottimismo fa bene alle buste paga, soprattutto quelle dei top manager. Molte aziende americane stanno rialzando i compensi dei loro dirigenti, con un'inversione di tendenza rispetto ai tagli decisi all'inizio della crisi. Loro vedono già la luce in fondo al tunnel. Continuo a tener d'occhio i prezzi del petrolio e del rame, le due materie prime più indicative sull'andamento della produzione industriale. Per adesso prosegue il trend al rialzo.
Ecco un settore dove le vendite online non riescono a sostituire il metodo antico: il mercato immobiliare. Le vendite di case a maggio hanno toccato il minimo da nove anni e mezzo. Le vendite di maggio si riferiscono a contratti firmati tra marzo e aprile, quindi nel periodo dei lockdown duri. Anche i prezzi hanno registrato l'aumento più contenuto da più di otto anni. Gli esperti del settore però si aspettano un rimbalzo guardando a un altro indicatore: il boom nelle richieste di mutui, che dovrebbe riflettersi successivamente in un aumento di acquisti. La crisi più grave, almeno per ora, riguarda l'edilizia commerciale. L'ecatombe di aziende già fallite, soprattutto gli esercizi commerciali come ristoranti e negozi, pesa sui proprietari dei locali. Chi non è fallito, spesso fa valere la causa contrattuale di forza maggiore e sospende il pagamento dell'affitto, scatenando un'ondata di "litigation" legale.
ASIA
"Perché il tasso di disoccupazione in Giappone è del 2,6%, nel mezzo di una crisi". Così il New York Times intitola un'inchiesta sulla terza economia mondiale. La risposta alla domanda è semplice e antica: in Giappone non si licenzia. Nonostante una caduta del Pil, che nel primo trimestre ha perso il 2,2%, il tasso di disoccupazione è salito solo dello 0,2%. Negli anni scorsi un tema caro ai media era la "precarizzazione" del mercato del lavoro giapponese, l'aumento dei lavori a termine, iperflessibili, da free-lance. Un'omologazione all'America, sull'esempio di quella avvenuta in Europa. Ma quella narrazione era evidentemente esagerata. Coglieva un trend reale e tuttavia ancora marginale. I dati dicono che in Giappone la stabilità del posto di lavoro continua a far parte del contratto sociale, è un valore condiviso da tutti, anche i top management delle imprese. I vertici aziendali, sia pure con delle eccezioni, cercano ogni possibile alternativa prima di ricorrere al licenziamento. Lo Stato aiuta con i suoi sussidi che sono orientati a premiare e aiutare le imprese che non licenziano. I lavoratori preferiscono accettare tagli alle buste paga - oppure congelare gli aumenti salariali nei periodi di crescita - in nome della stabilità del posto. Tutto questo si traduce in un modello meno dinamico nei tempi di boom, rispetto al capitalismo americano, ma molto meno esposto ai traumi sociali di massa durante la crisi. È inevitabile rifarsi ancora una volta all'eredità culturale del confucianesimo, e al modo in cui è stata attualizzata anche per digerire e superare le grandi crisi che hanno agitato la società giapponese nel corso del Novecento.
EUROPA
Toni tesi al vertice di oggi tra l'Unione europea e la Cina, che si è tenuto in videoconferenza. I rappresentanti Ue hanno incalzato il governo di Pechino perché mantenga le promesse finora disattese, sull'apertura del proprio mercato. C'è stato anche un richiamo alle "conseguenze molto negative" se la Cina prosegue nell'imposizione delle sue leggi di polizia a Hong Kong. Il presidente del Consiglio europeo Charles Michel ha accusato la Cina di non trattare con reciprocità le aziende europee, rispetto all'accesso che hanno al mercato europeo. La presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha detto che Pechino non ha mantenuto una promessa: abolire l'obbligo per le imprese europee di condividere il proprio know how con i soci cinesi creando delle joint venture. Da parte cinese hanno parlato sia il presidente Xi Jinping sia il primo ministro Li Keqiang. Pechino sottolinea la solidità dei legami bilaterali con questi dati: il commercio bilaterale tra la Cina e l'Unione Europea ha raggiunto 4.860 miliardi di yuan (circa 685,8 miliardi di dollari) nel 2019, con un tasso di crescita dell'8%. Oltre 3.200 imprese cinesi hanno investito direttamente in UE lo scorso anno, creando quasi 260.000 posti di lavoro per la popolazione locale. La Cina si conferma una delle tre principali destinazioni d'investimento per il 63% degli intervistati nell'European Business in China Business Confidence Survey 2020, pubblicato dalla Camera di Commercio dell'Unione Europea in Cina e dalla società di consulenza globale Roland Berger.
CONCLUSIONE
Comincia oggi la Fase 2 a New York City, un test importante per molte ragioni. Si tratta di capire quanto sia reale il ritorno alla normalità in quella che rimane la più grossa e ricca delle metropoli americane, nonché la capitale finanziaria. A Wall Street però molte grandi istituzioni finanziarie preferiscono continuare a operare in smartworking almeno fino a settembre, alcune fino alla fine dell'anno; inoltre tante scuole hanno già fatto sapere che alla riapertura del nuovo anno scolastico a settembre avranno classi "ibride" (in parte online), o molto piccole per rispettare le distanze sociali. Tutto ciò contribuisce ad alimentare gli scenari di uno spopolamento permanente della città. Tanto più che alcune sue attrattive principali come teatri e musica sono congelati fino al 2021. Un dato che gli italiani non percepiscono abbastanza, è l'immenso divario di costo della vita tra New York e la provincia, aggravato dai dislivelli enormi di pressione fiscale. Soprattutto se l'alternativa è una seconda casa in Florida, vero e proprio paradiso fiscale on-shore.
STATI UNITI
Le compagnie aeree americane ripristinano i voli per la Cina. American Airlines, Delta e United annunciarono la sospensione di tutti voli il 31 gennaio quando l'Amministrazione Trump decise di chiudere le frontiere. Ora la prima delle americane che ricomincia a volare è Delta, da Seattle a Shanghai con scalo a Seul; seguirà un altro volo Delta da Detroit a Shanghai via Seul. United farà a breve un annuncio simile. È stato superato anche lo stallo con le autorità di Pechino (che avevano negato le autorizzazioni ai voli), dopo che Trump ha imposto la reciprocità minacciando di proibire l'accesso alle compagnie cinesi.
Un po' di ottimismo fa bene alle buste paga, soprattutto quelle dei top manager. Molte aziende americane stanno rialzando i compensi dei loro dirigenti, con un'inversione di tendenza rispetto ai tagli decisi all'inizio della crisi. Loro vedono già la luce in fondo al tunnel. Continuo a tener d'occhio i prezzi del petrolio e del rame, le due materie prime più indicative sull'andamento della produzione industriale. Per adesso prosegue il trend al rialzo.
Ecco un settore dove le vendite online non riescono a sostituire il metodo antico: il mercato immobiliare. Le vendite di case a maggio hanno toccato il minimo da nove anni e mezzo. Le vendite di maggio si riferiscono a contratti firmati tra marzo e aprile, quindi nel periodo dei lockdown duri. Anche i prezzi hanno registrato l'aumento più contenuto da più di otto anni. Gli esperti del settore però si aspettano un rimbalzo guardando a un altro indicatore: il boom nelle richieste di mutui, che dovrebbe riflettersi successivamente in un aumento di acquisti. La crisi più grave, almeno per ora, riguarda l'edilizia commerciale. L'ecatombe di aziende già fallite, soprattutto gli esercizi commerciali come ristoranti e negozi, pesa sui proprietari dei locali. Chi non è fallito, spesso fa valere la causa contrattuale di forza maggiore e sospende il pagamento dell'affitto, scatenando un'ondata di "litigation" legale.
ASIA
"Perché il tasso di disoccupazione in Giappone è del 2,6%, nel mezzo di una crisi". Così il New York Times intitola un'inchiesta sulla terza economia mondiale. La risposta alla domanda è semplice e antica: in Giappone non si licenzia. Nonostante una caduta del Pil, che nel primo trimestre ha perso il 2,2%, il tasso di disoccupazione è salito solo dello 0,2%. Negli anni scorsi un tema caro ai media era la "precarizzazione" del mercato del lavoro giapponese, l'aumento dei lavori a termine, iperflessibili, da free-lance. Un'omologazione all'America, sull'esempio di quella avvenuta in Europa. Ma quella narrazione era evidentemente esagerata. Coglieva un trend reale e tuttavia ancora marginale. I dati dicono che in Giappone la stabilità del posto di lavoro continua a far parte del contratto sociale, è un valore condiviso da tutti, anche i top management delle imprese. I vertici aziendali, sia pure con delle eccezioni, cercano ogni possibile alternativa prima di ricorrere al licenziamento. Lo Stato aiuta con i suoi sussidi che sono orientati a premiare e aiutare le imprese che non licenziano. I lavoratori preferiscono accettare tagli alle buste paga - oppure congelare gli aumenti salariali nei periodi di crescita - in nome della stabilità del posto. Tutto questo si traduce in un modello meno dinamico nei tempi di boom, rispetto al capitalismo americano, ma molto meno esposto ai traumi sociali di massa durante la crisi. È inevitabile rifarsi ancora una volta all'eredità culturale del confucianesimo, e al modo in cui è stata attualizzata anche per digerire e superare le grandi crisi che hanno agitato la società giapponese nel corso del Novecento.
EUROPA
Toni tesi al vertice di oggi tra l'Unione europea e la Cina, che si è tenuto in videoconferenza. I rappresentanti Ue hanno incalzato il governo di Pechino perché mantenga le promesse finora disattese, sull'apertura del proprio mercato. C'è stato anche un richiamo alle "conseguenze molto negative" se la Cina prosegue nell'imposizione delle sue leggi di polizia a Hong Kong. Il presidente del Consiglio europeo Charles Michel ha accusato la Cina di non trattare con reciprocità le aziende europee, rispetto all'accesso che hanno al mercato europeo. La presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha detto che Pechino non ha mantenuto una promessa: abolire l'obbligo per le imprese europee di condividere il proprio know how con i soci cinesi creando delle joint venture. Da parte cinese hanno parlato sia il presidente Xi Jinping sia il primo ministro Li Keqiang. Pechino sottolinea la solidità dei legami bilaterali con questi dati: il commercio bilaterale tra la Cina e l'Unione Europea ha raggiunto 4.860 miliardi di yuan (circa 685,8 miliardi di dollari) nel 2019, con un tasso di crescita dell'8%. Oltre 3.200 imprese cinesi hanno investito direttamente in UE lo scorso anno, creando quasi 260.000 posti di lavoro per la popolazione locale. La Cina si conferma una delle tre principali destinazioni d'investimento per il 63% degli intervistati nell'European Business in China Business Confidence Survey 2020, pubblicato dalla Camera di Commercio dell'Unione Europea in Cina e dalla società di consulenza globale Roland Berger.
CONCLUSIONE
Comincia oggi la Fase 2 a New York City, un test importante per molte ragioni. Si tratta di capire quanto sia reale il ritorno alla normalità in quella che rimane la più grossa e ricca delle metropoli americane, nonché la capitale finanziaria. A Wall Street però molte grandi istituzioni finanziarie preferiscono continuare a operare in smartworking almeno fino a settembre, alcune fino alla fine dell'anno; inoltre tante scuole hanno già fatto sapere che alla riapertura del nuovo anno scolastico a settembre avranno classi "ibride" (in parte online), o molto piccole per rispettare le distanze sociali. Tutto ciò contribuisce ad alimentare gli scenari di uno spopolamento permanente della città. Tanto più che alcune sue attrattive principali come teatri e musica sono congelati fino al 2021. Un dato che gli italiani non percepiscono abbastanza, è l'immenso divario di costo della vita tra New York e la provincia, aggravato dai dislivelli enormi di pressione fiscale. Soprattutto se l'alternativa è una seconda casa in Florida, vero e proprio paradiso fiscale on-shore.