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Outlook / La recessione diseguale

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Questo è il numero di mercoledì 24 giugno 2020 della newsletter Outlook, firmata da Federico Rampini. L'iscrizione è inclusa nell'abbonamento a Rep. Per attivare l'iscrizione e scopire tutte le newsletter di Repubblica clicca qui
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Oggi questa newsletter è dedicata alle ultime previsioni del Fondo monetario internazionale. Fermo restando che di previsioni si tratta, e che possono sbagliare, tuttavia ci aggiornano sullo scenario dell'economia globale visto da una delle istituzioni più autorevoli. Ci confermano che la crisi di quest'anno sarà peggiore di quella del 2008, quindi forse la peggiore in assoluto dalla depressione degli anni Trenta (o dalla seconda guerra mondiale). Un'occhiata ai divari però ci ricorda che questa recessione colpisce in modo molto diseguale. La previsione Fmi indica una decrescita media mondiale 2020 del meno 4,9% il che segnala un netto peggioramento del pessimismo dello stesso Fondo; infatti ad aprile prevedeva meno 3% per il Pil globale a fine anno. Con questa correzione al ribasso il Fmi si avvicina alla sua consorella di Washington, la Banca Mondiale, che prevede meno 5,2% per il Pil mondiale nel 2020.

Emerge però una grande eccezione…
Oggi questa newsletter è dedicata alle ultime previsioni del Fondo monetario internazionale. Fermo restando che di previsioni si tratta, e che possono sbagliare, tuttavia ci aggiornano sullo scenario dell'economia globale visto da una delle istituzioni più autorevoli. Ci confermano che la crisi di quest'anno sarà peggiore di quella del 2008, quindi forse la peggiore in assoluto dalla depressione degli anni Trenta (o dalla seconda guerra mondiale). Un'occhiata ai divari però ci ricorda che questa recessione colpisce in modo molto diseguale. La previsione Fmi indica una decrescita media mondiale 2020 del meno 4,9% il che segnala un netto peggioramento del pessimismo dello stesso Fondo; infatti ad aprile prevedeva meno 3% per il Pil globale a fine anno. Con questa correzione al ribasso il Fmi si avvicina alla sua consorella di Washington, la Banca Mondiale, che prevede meno 5,2% per il Pil mondiale nel 2020.

Emerge però una grande eccezione, la Cina, la cui economia riuscirebbe comunque a realizzare un segno positivo, sia pure un modesto +1% a fine anno. Che per gli standard cinesi, e alla luce dei bisogni della sua popolazione, è l'equivalente di una recessione in Occidente. Però nella gerarchia mondiale significa che la Cina si rafforza rispetto a tutti gli altri.

STATI UNITI
Per l'economia americana il Fmi prevede un caduta del Pil dell'8% quest'anno (con un forte peggioramento rispetto allo scenario di aprile quando prevedeva meno 5,9%). Sarebbe la recessione più grave dopo la smobilitazione bellica al termine della seconda guerra mondiale. L'America però avrebbe secondo questo scenario una ripresa a V, con un rimbalzo vigoroso l'anno prossimo. La crescita del Pil Usa nel 2021 è prevista al 4,5%. L'idea della ripresa americana a V con l'alternarsi di una recessione violenta e di un recupero veloce sembra finora suffragata da altri dati. Le statistiche ufficiali del governo federale indicano che la recessione è iniziata a febbraio, che il primo trimestre ha visto un calo del 5% del Pil a cui potrebbe seguire un meno 30% nel secondo trimestre. Molti indicatori però segnalano che un recupero è già iniziato e che il secondo semestre dovrebbe essere tutto in territorio positivo. Sempre che la pandemia non riservi altre sorprese catastrofiche.  

L'aspettativa di un veloce recupero della crescita americana è giustificata dalle risorse mobilitate contro la recessione: da una parte le manovre di spesa pubblica, dall'altra l'azione della banca centrale sul fronte monetario. Sotto questo aspetto saremmo in vista di un remake del 2008, quando la crisi americana fu più rapida e violenta ma la ripresa arrivò molto prima che in altre parti del mondo.

ASIA
Perché una crescita dell'un per cento è un problema per la Cina? Perché centinaia di milioni di cinesi hanno ancora un tenore di vita che è di poco superiore alla soglia di povertà, quindi uno sviluppo veloce e capace di generare grossi volumi di nuova occupazione operaia è una condizione per la stabilità sociale. Inoltre la Cina non ha un Welfare sufficientemente inclusivo, questo rende molto debole la vasta popolazione dei migranti interni, ex contadini affluiti in città per lavorare nelle fabbriche. E tuttavia il +1% del Pil 2020 fa della Cina un'eccezione positiva a livello mondiale, rafforza la narrazione di Xi Jinping sul trionfo dei Pechino nella lotta al coronavirus. Peraltro questa previsione del Fmi arriva mentre sembra confermato il contenimento del nuovo focolaio di Pechino, curato stavolta con misure di "micro-prevenzione" mirate e circoscritte, anziché con i massicci lockdown di marzo-aprile. La performance cinese prevista dal Fmi si distingue nettamente anche da quella dell'India che dovrebbe subire un calo del Pil del 4.5%. Per il 2021 il Fmi ha anche uno scenario bis, ben più catastrofico, che prevede un secondo anno di recessione globale (meno 4,9% del Pil mondiale) qualora la seconda ondata di contagi sia pesante. Questo complicherebbe anche le prospettive di ripresa delle economie asiatiche.

EUROPA
L'Eurozona è destinata a cadere molto più in basso degli Stati Uniti, con un calo del 10,7% del suo Pil a fine anno. Il rimbalzo sarebbe solo in parte proporzionale alla caduta, +6% nel 2021, quindi insufficiente a recuperare le perdite. All'interno dell'Eurozona però il Fmi vede convivere situazioni molto diverse. La Germania subirà dalla crisi un danno inferiore agli Stati Uniti, mentre l'Italia ha il dato peggiore dell'Eurozona con meno 12,8%. È una delle lezioni crudeli della recessione in atto: i più forti si rafforzano ulteriormente, chi era arrivato al test del coronavirus in condizioni di debolezza interne ne esce ulteriormente distanziato e con ritardi superiori. A questo contribuisce anche il margine di manovra sul bilancio pubblico, che consente alla Germania di mobilitare risorse molto superiori. L'Eurozona del 2021 quindi sarà ancora più divaricata, diseguale, esposta a spinte centrifughe. 

CONCLUSIONE
I media Usa danno per imminente l'annuncio che l'Unione europea non riaprirà ai viaggiatori americani neppure il primo luglio. Se confermato, il divieto viene visto come uno smacco per l'Amministrazione Trump e la sua gestione della pandemia. I dati purtroppo danno ragione alla prudenza europea. L'esperto sanitario della Casa Bianca, Anthony Fauci, ha denunciato un "preoccupante aumento dei contagi". Il Texas è colpito a tal punto che il suo governatore repubblicano deve fare marcia indietro e ripristinare alcune restrizioni da lockdown. Alcuni Stati Usa come New York e New Jersey che erano stati i più colpiti della fase iniziale ora introducono restrizioni su chi arriva dai nuovi focolai del Sud e dell'Ovest. A Bruxelles gli ambasciatori degli Stati membri dell'Unione stanno ancora negoziando sull'esatta composizione della "lista nera" dei Paesi da tenere al bando. Per quanto sia comprensibile l'esclusione dei viaggiatori americani, sarebbe un altro duro colpo per l'industria turistica italiana. Certo di americani ne verrebbero comunque pochi quest'anno, ma se si escludono anche quei pochi i numeri del turismo straniero saranno ancora più disastrosi.