Outlook / I due pesi e le due misure di politici ed esperti
Federico Rampini , di FEDERICO RAMPINIQuesto è il numero di martedì 30 giugno 2020 della newsletter Outlook, firmata da Federico Rampini. L'iscrizione è inclusa nell'abbonamento a Rep. Per attivare l'iscrizione e scopire tutte le newsletter di Repubblica clicca qui
Sono venuto in auto perché la metropolitana ancora è un rischio, e a piedi da casa a ufficio ci metto un’ora e mezza. Mi hanno misurato la temperatura all’ingresso di TechSpace, 41 East 11th Street, dove Repubblica affitta un ufficio mono-stanza, in uno di quegli spazi polivalenti con servizi in comune. Ho anche dovuto firmare dichiarazioni sul mio stato di salute. È la nuova routine che mi attende ogni giorno dalla riapertura – molto limitata – dell’economia newyorchese. Techspace comunque è deserto, non vedo attorno a me neppure un decimo della popolazione pre-pandemia (per lo più giovani che lavorano per start-up). Intorno, la vita nel Village è a scartamento ridotto: riaperture col contagocce, mancano all’appello il campus della New York University e tutti quei locali di musica e teatro da cui dipendeva tanta parte della vita sociale. Dentro TechSpace pullulano distributori di disinfettanti, mascher…
Sono venuto in auto perché la metropolitana ancora è un rischio, e a piedi da casa a ufficio ci metto un’ora e mezza. Mi hanno misurato la temperatura all’ingresso di TechSpace, 41 East 11th Street, dove Repubblica affitta un ufficio mono-stanza, in uno di quegli spazi polivalenti con servizi in comune. Ho anche dovuto firmare dichiarazioni sul mio stato di salute. È la nuova routine che mi attende ogni giorno dalla riapertura – molto limitata – dell’economia newyorchese. Techspace comunque è deserto, non vedo attorno a me neppure un decimo della popolazione pre-pandemia (per lo più giovani che lavorano per start-up). Intorno, la vita nel Village è a scartamento ridotto: riaperture col contagocce, mancano all’appello il campus della New York University e tutti quei locali di musica e teatro da cui dipendeva tanta parte della vita sociale. Dentro TechSpace pullulano distributori di disinfettanti, mascherine, guanti. Ma altre tecnologie stanno avanzando in aziende più ricche e progredite: c’è chi ha già installato apparecchi a raggi ultravioletti che dovrebbero uccidere i virus; si preannunciano biosensori capaci di avvistare i virus nell’aria; e dall’università di Birmingham pare sia in arrivo una nuova tecnologia molecolare capace di distruggere i virus rimasti su tutte le superfici. Poiché New York e altre zone d’America si avviano verso il caldo torrido e l’uso dell’aria condizionata è massiccio, molte aziende hanno già fatto lavori di ristrutturazioni-riconversione degli impianti, perché i ventilatori rischiano di essere dei micidiali propagatori di virus. Io nel mio loculo per adesso riesco a tenere la finestra aperta.
STATI UNITI
Siamo in una fase di schizofrenia acuta, bombardati di dati che raccontano due realtà opposte. Da una parte, oggi domina la buona notizia che viene dal mercato del lavoro. Continua la ripresa dell’occupazione, con 4,8 milioni di nuove assunzioni. Una parte significativa dei lavoratori licenziati all’apice della crisi, sono già stati riassunti, e il tasso di disoccupazione è sceso all’11%, dal massimo del 14,7% che fu toccato ad aprile. Ci sono pur sempre 15 milioni di occupati in meno rispetto a febbraio, ultimo mese dell’Età dell’Oro; solo un terzo dei licenziati sono stati riassunti; però l’inversione di tendenza è netta. Questa ottima notizia si affianca alla sensazione che sia già superata: i dati sull’occupazione sono l’immagine riflessa nello specchietto retrovisore, ci raccontano quel che è accaduto a giugno. Ora però si moltiplicano i segnali di un ritorno al lockdown, causa la tremenda impennata dei contagi. Ha dovuto cominciare il Texas, ma ora è la volta della California dove il governatore Newsom fa marcia indietro e ripristina chiusure di bar e ristoranti; idem qui a New York dove Cuomo cancella a tempo indefinito la riapertura dei ristoranti (resta la possibilità di servire pasti solo all’aperto, nei tavolini esterni). Un segnale almeno altrettanto inquietante viene da Apple, che richiude 16 Apple Store riaperti di recente, in Florida Texas Mississippi e Utah. E un dato nazionale conferma quel che osservo attorno a me nel paesaggio newyorchese: il 20% delle piccole e medie imprese che hanno chiuso sono probabilmente già fallite. Manhattan è coperta di cartelli affitasi: negozi e ristoranti i cui precedenti affittuari hanno fatto bancarotta.
Incredibile Tesla. La marca californiana di auto elettriche segna un nuovo record di capitalizzazione in Borsa, proprio quando compie dieci anni dalla sua quotazione sorpassa la soglia dei 200 miliardi di dollari. Il che significa che vale più della Toyota, numero due mondiale. Tesla produce mezzo milione di veicoli all’anno, Toyota più di dieci milioni.
ASIA
Dall’ultimo rapporto dell’UBS-Chief Investment Officer Mark Haefele estraggo questa nota di forte ottimismo sulle prospettive dell’Asia: “Non tutte le aree del mondo hanno lo stesso impatto dal coronavirus. ... Vediamo grosse opportunità in Asia dove gli indicatori preannunciano la ripresa. ... Con l’ulteriore levata delle restrizioni alla mobilità, prevediamo una crescita degli utili a partire dal terzo trimestre. ... Per il 2021 utili in crescita oltre il 15%, guidati da Corea del Sud e India. ... Molte delle più significative opportunità di lungo termine nel prossimo decennio saranno in Asia, in settori che includono le infrastrutture, la sanità, il digitale”.
EUROPA
Wall Street è salita troppo, è ora di alleggerire i portafogli investendo in Europa. Il messaggio viene da diversi gestori di fondi e investitori istituzionali americani. Blackrock ha segnalato l’intenzione di aumentare il peso dei mercati europei nel suo portafoglio, a scapito delle Borse Usa. All’ottimismo contribuiscono le aumentate probabilità d’intesa sulla manovra anti-crisi che il Consiglio europeo deve approvare; il migliore successo nel contenimento della pandemia rispetto agli Stati Uniti; e la cronica sottovalutazione dei listini europei che sono stati a lungo circondati da diffidenza.
Riaffiora una “malattia tedesca”? Segnalo sul Financial Times di oggi un’analisi di Jonathan Guthrie che solleva molti dubbi sulla solidità della Germania. Mette insieme lo scandalo Wirecard, le crisi di Siemens, Thyssenkrupp, Volkswagen, Bayer, e arriva alla conclusione che c’è un problema sistemico. Lo attribuisce alla ricerca ossessiva del consenso.
CONCLUSIONE
I lettori assidui dei grandi giornali americani come New York Times e Washington Post, chi s’informa guardando la Cnn o Msnbc, ascoltando la radio Npr, leggendo siti come Politico.com (ho fatto un breve riassunto dei “mainstream media”, per lo più progressisti), è convinto delle due cose seguenti: primo, l’America è nei guai col coronavirus per colpa di Trump e di una destra allergica alla scienza e alle mascherine; secondo, questo disastro deve concludersi con una disfatta tremenda del presidente in carica il 3 novembre. Ma il responsabile della campagna elettorale di Trump, Brad Parscale, insinua un dubbio in queste certezze, ricordandoci che il 29 giugno 2004 i media descrivevano George W. Bush come un presidente condannato, ai minimi storici nei sondaggi, travolto dagli insuccessi e precipitato negli abissi dell’impopolarità. Bush era sceso al 42% dei consensi, più o meno dove Trump si trova oggi. Bush fu rieletto nel novembre di quell’anno, sconfiggendo il candidato democratico John Kerry. Non penso che siamo nella stessa situazione, anzi sono convinto che le differenze siano enormi; però è sempre meglio avere il tarlo del dubbio. Lo stesso vale per mascherine e lockdown. I democratici sono dalla parte della scienza medica a giorni alterni. Il sindaco di New York fece irruzione contro un matrimonio hasidico a Brooklyn perché violava le distanze; poi applaudì le manifestazioni contro il razzismo dove migliaia di giovani stavano incollati gli uni agli altri. Nella California governata dalla sinistra le manifestazioni di indisciplina e ribellione verso il lockdown sono state frequenti quanto nel Texas governato dalla destra. Lo scienziato medico Joseph Ladapo sul Wall Street Journal di oggi denuncia un crollo di credibilità da ambo le parti dello spettro politico, perché “politici ed esperti applicano due pesi e due misure”.
STATI UNITI
Siamo in una fase di schizofrenia acuta, bombardati di dati che raccontano due realtà opposte. Da una parte, oggi domina la buona notizia che viene dal mercato del lavoro. Continua la ripresa dell’occupazione, con 4,8 milioni di nuove assunzioni. Una parte significativa dei lavoratori licenziati all’apice della crisi, sono già stati riassunti, e il tasso di disoccupazione è sceso all’11%, dal massimo del 14,7% che fu toccato ad aprile. Ci sono pur sempre 15 milioni di occupati in meno rispetto a febbraio, ultimo mese dell’Età dell’Oro; solo un terzo dei licenziati sono stati riassunti; però l’inversione di tendenza è netta. Questa ottima notizia si affianca alla sensazione che sia già superata: i dati sull’occupazione sono l’immagine riflessa nello specchietto retrovisore, ci raccontano quel che è accaduto a giugno. Ora però si moltiplicano i segnali di un ritorno al lockdown, causa la tremenda impennata dei contagi. Ha dovuto cominciare il Texas, ma ora è la volta della California dove il governatore Newsom fa marcia indietro e ripristina chiusure di bar e ristoranti; idem qui a New York dove Cuomo cancella a tempo indefinito la riapertura dei ristoranti (resta la possibilità di servire pasti solo all’aperto, nei tavolini esterni). Un segnale almeno altrettanto inquietante viene da Apple, che richiude 16 Apple Store riaperti di recente, in Florida Texas Mississippi e Utah. E un dato nazionale conferma quel che osservo attorno a me nel paesaggio newyorchese: il 20% delle piccole e medie imprese che hanno chiuso sono probabilmente già fallite. Manhattan è coperta di cartelli affitasi: negozi e ristoranti i cui precedenti affittuari hanno fatto bancarotta.
Incredibile Tesla. La marca californiana di auto elettriche segna un nuovo record di capitalizzazione in Borsa, proprio quando compie dieci anni dalla sua quotazione sorpassa la soglia dei 200 miliardi di dollari. Il che significa che vale più della Toyota, numero due mondiale. Tesla produce mezzo milione di veicoli all’anno, Toyota più di dieci milioni.
ASIA
Dall’ultimo rapporto dell’UBS-Chief Investment Officer Mark Haefele estraggo questa nota di forte ottimismo sulle prospettive dell’Asia: “Non tutte le aree del mondo hanno lo stesso impatto dal coronavirus. ... Vediamo grosse opportunità in Asia dove gli indicatori preannunciano la ripresa. ... Con l’ulteriore levata delle restrizioni alla mobilità, prevediamo una crescita degli utili a partire dal terzo trimestre. ... Per il 2021 utili in crescita oltre il 15%, guidati da Corea del Sud e India. ... Molte delle più significative opportunità di lungo termine nel prossimo decennio saranno in Asia, in settori che includono le infrastrutture, la sanità, il digitale”.
EUROPA
Wall Street è salita troppo, è ora di alleggerire i portafogli investendo in Europa. Il messaggio viene da diversi gestori di fondi e investitori istituzionali americani. Blackrock ha segnalato l’intenzione di aumentare il peso dei mercati europei nel suo portafoglio, a scapito delle Borse Usa. All’ottimismo contribuiscono le aumentate probabilità d’intesa sulla manovra anti-crisi che il Consiglio europeo deve approvare; il migliore successo nel contenimento della pandemia rispetto agli Stati Uniti; e la cronica sottovalutazione dei listini europei che sono stati a lungo circondati da diffidenza.
Riaffiora una “malattia tedesca”? Segnalo sul Financial Times di oggi un’analisi di Jonathan Guthrie che solleva molti dubbi sulla solidità della Germania. Mette insieme lo scandalo Wirecard, le crisi di Siemens, Thyssenkrupp, Volkswagen, Bayer, e arriva alla conclusione che c’è un problema sistemico. Lo attribuisce alla ricerca ossessiva del consenso.
CONCLUSIONE
I lettori assidui dei grandi giornali americani come New York Times e Washington Post, chi s’informa guardando la Cnn o Msnbc, ascoltando la radio Npr, leggendo siti come Politico.com (ho fatto un breve riassunto dei “mainstream media”, per lo più progressisti), è convinto delle due cose seguenti: primo, l’America è nei guai col coronavirus per colpa di Trump e di una destra allergica alla scienza e alle mascherine; secondo, questo disastro deve concludersi con una disfatta tremenda del presidente in carica il 3 novembre. Ma il responsabile della campagna elettorale di Trump, Brad Parscale, insinua un dubbio in queste certezze, ricordandoci che il 29 giugno 2004 i media descrivevano George W. Bush come un presidente condannato, ai minimi storici nei sondaggi, travolto dagli insuccessi e precipitato negli abissi dell’impopolarità. Bush era sceso al 42% dei consensi, più o meno dove Trump si trova oggi. Bush fu rieletto nel novembre di quell’anno, sconfiggendo il candidato democratico John Kerry. Non penso che siamo nella stessa situazione, anzi sono convinto che le differenze siano enormi; però è sempre meglio avere il tarlo del dubbio. Lo stesso vale per mascherine e lockdown. I democratici sono dalla parte della scienza medica a giorni alterni. Il sindaco di New York fece irruzione contro un matrimonio hasidico a Brooklyn perché violava le distanze; poi applaudì le manifestazioni contro il razzismo dove migliaia di giovani stavano incollati gli uni agli altri. Nella California governata dalla sinistra le manifestazioni di indisciplina e ribellione verso il lockdown sono state frequenti quanto nel Texas governato dalla destra. Lo scienziato medico Joseph Ladapo sul Wall Street Journal di oggi denuncia un crollo di credibilità da ambo le parti dello spettro politico, perché “politici ed esperti applicano due pesi e due misure”.