Outlook | Ripartire ma dal settore dei servizi
Federico Rampini , di FEDERICO RAMPINIQuesto è il numero di venerdì 3 luglio 2020 della newsletter Outlook, firmata da Federico Rampini. L'iscrizione è inclusa nell'abbonamento a Rep. Per attivare l'iscrizione e scopire tutte le newsletter di Repubblica clicca qui
Oggi è semifestivo qui negli Stati Uniti, per la tradizione di “recuperare” Independence Day, quando cade nel weekend (è domani, il 4 luglio). Borsa chiusa, mercato dei bond aperto solo per metà giornata. E soprattutto, grande timore che i picnic all'aperto diano un'altra spinta ai contagi. Visto che qui a New York non si lavora, nella newsletter di oggi mi occuperò soprattutto di lavoro.
Il rimpasto governativo in Francia, dopo il tracollo del partito di Macron alle amministrative, impone una riflessione sulla strategia della seconda economia Ue. A parte la svolta ambientalista per rispondere al trionfo dei verdi, Macron nei fatti insegue Trump: Make France Great Again. L'obiettivo è coerente con la ritirata della globalizzazione, anche Macron vuole riportare sul territorio nazionale una parte delle attività che erano state delocalizzate. Ma è realistico l'obiettivo di ri-localizzare produzioni in un Paese …
Il rimpasto governativo in Francia, dopo il tracollo del partito di Macron alle amministrative, impone una riflessione sulla strategia della seconda economia Ue. A parte la svolta ambientalista per rispondere al trionfo dei verdi, Macron nei fatti insegue Trump: Make France Great Again. L'obiettivo è coerente con la ritirata della globalizzazione, anche Macron vuole riportare sul territorio nazionale una parte delle attività che erano state delocalizzate. Ma è realistico l'obiettivo di ri-localizzare produzioni in un Paese …
Oggi è semifestivo qui negli Stati Uniti, per la tradizione di “recuperare” Independence Day, quando cade nel weekend (è domani, il 4 luglio). Borsa chiusa, mercato dei bond aperto solo per metà giornata. E soprattutto, grande timore che i picnic all'aperto diano un'altra spinta ai contagi. Visto che qui a New York non si lavora, nella newsletter di oggi mi occuperò soprattutto di lavoro.
Il rimpasto governativo in Francia, dopo il tracollo del partito di Macron alle amministrative, impone una riflessione sulla strategia della seconda economia Ue. A parte la svolta ambientalista per rispondere al trionfo dei verdi, Macron nei fatti insegue Trump: Make France Great Again. L'obiettivo è coerente con la ritirata della globalizzazione, anche Macron vuole riportare sul territorio nazionale una parte delle attività che erano state delocalizzate. Ma è realistico l'obiettivo di ri-localizzare produzioni in un Paese ad alto costo della manodopera e alta conflittualità sindacale? Poiché alcuni problemi sono analoghi per l’Italia, segnalo un’interessante analisi dell’economista Patrick Artus per Natixis. La tesi è che bisogna studiare e copiare il modello Giappone. Le uniche attività industriali che possono essere ri-localizzate in un Paese dai costi elevati sono quelle molto avanzate, ad alta tecnologia e alta intensità di capitale. Il problema è che creano pochissimi posti di lavoro. Però ne generano tanti, indiretti, nei servizi. È quindi un modello praticabile e vincente. L’analisi mi convince sempre più dell'errore che l'Occidente ha fatto nel disinteressarsi del Giappone da molti anni in qua.
La Cina riparte grazie ai servizi: è su quel fronte, più ancora che nell'attività industriale, che i dati dell’economia cinese indicano una netta ripresa.
STATI UNITI
Il modello economico-sociale degli Stati Uniti è agli antipodi di quello del Giappone, il pieno impiego che era stato raggiunto prima della pandemia includeva un'alta proporzione di lavori dequalificati e a basso livello salariale. Ora questo modello sta provocando un problema inedito: le misure di protezione varate dal Congresso sono, se così si può dire, fin troppo generose. Per quella vasta forza lavoro che lavorava in settori di servizi con paghe minime, gli attuali sussidi di disoccupazione sono spesso più alti dei salari che hanno perso. Uno studio della National Federation of Independent Business (una Confindustria delle piccole imprese ed esercizi commerciali, ristoranti inclusi) rivela che in questo momento il 32% di datori di lavoro americani intenzionati a riaprire non trovano abbastanza manodopera disponibile. Tipico è il caso dei fast-food drive-in, che hanno riaperto ovunque ma stentano a trovare il personale. Eppure, a seconda di come li si misura, ci sono fra i 15 e i 30 milioni di disoccupati. Ma un'alta quota di questi disoccupati ha convenienza a rimanere a casa, finché può ricevere la doppia indennità di disoccupazione: quella che viene erogata dai singoli Stati, e quella aggiuntiva di 600 dollari settimanali che fa parte della manovra federale di spesa pubblica anti-recessione. Il 68% dei disoccupati cumulando quelle due indennità arriva a un reddito superiore rispetto alla busta paga di quando era occupato. C'è addirittura un 20% di disoccupati che addizionando le due indennità guadagna il doppio di quando lavorava. Questo la dice lunga sulla composizione della forza lavoro e la struttura dell'occupazione americana. Ma è anche un argomento forte per i repubblicani al Congresso, che si oppongono al prolungamento delle indennità, quando verranno a scadenza alla fine di questo mese.
Se la spuntano i repubblicani, e a fine luglio smettono di arrivare le indennità di disoccupazione, l'impatto sociale della crisi diventerà ancora più acuto. Tanto più che sta per esplodere un'altra bomba economica: i licenziamenti nel pubblico impiego. Sono gli enti locali la parte più debole dell’amministrazione pubblica. Stati e Comuni hanno obblighi di pareggio di bilancio e vincoli molto più stringenti del governo federale riguardo all'emissione di bond. Qui a New York il sindaco Bill de Blasio ha detto che il lockdown ha fatto sparire 9 miliardi di dollari di gettito fiscale. Lui ha tagliato un miliardo al bilancio della polizia; e i dati sulla criminalità sono già in rapido aumento, con una preoccupante inversione di tendenza dopo decenni di calo dei reati dall'epoca di Rudolph Giuliani in poi. Figurarsi cosa può accadere a livello nazionale, visto che il gettito degli Stati subirà un ammanco di 200 miliardi, una perdita secca del 10% delle entrate. Qui si licenzia facilmente anche nel pubblico impiego: dall'inizio della pandemia sono già stati eliminati un milione e mezzo di posti di lavoro negli enti locali, Stati e municipalità.
ASIA
La banca centrale cinese sembra talmente fiduciosa sulle prospettive di ripresa, che nella sua ultima seduta di lavoro si è concentrata soprattutto sui problemi dei debiti accumulati, delle fragilità finanziarie, respingendo l'ipotesi di stampar moneta per aumentare il sostegno alla crescita.
Xi Jinping è determinato: la Cina non sarà mai più la pattumiera dell’Occidente. Diventa più stringente di prima il divieto d’importare rifiuti, un business che per anni era stato assai profittevole, ma con ricadute pessime sull’ambiente. Fa eccezione solo l'importazione di scarti di ferro e rottami metallici per i quali il riciclaggio resta un'opzione attraente vista la fame di metalli industriali dell’economia cinese.
Tra gli ammiratori del modello sudcoreano (un club al quale io appartengo da molto prima della pandemia) ora si aggiunge Andrew Lloyd Webber, il più celebre compositore di musical vivente. Webber segnala che uno dei suoi musical di maggiore successo, “Il fantasma dell’Opera”, viene regolarmente messo in scena a Seul, grazie ad una serie di misure precauzionali come la misurazione della temperatura per gli spettatori all'ingresso. Webber è polemico nei confronti di Broadway che invece non ha piani di riapertura fino al 2021. Eppure l'industria dello spettacolo è ben più importante per l’economia newyorchese dove genera un’occupazione diretta e indiretta di quasi centomila persone.
Fra le tante ripercussioni della pandemia, ma anche della guerra fredda fra Stati Uniti e Cina, c’è il crollo di acquirenti asiatici sul mercato immobiliare americano. Dai cinesi fino agli arabi, un po’ tutti sono scoraggiati dalla paralisi dei viaggi, dagli ostacoli sui visti, dal clima di generale ostilità verso gli stranieri. Gli acquirenti americani a prima vista possono rallegrarsi perché la scomparsa dei ricchi cinesi renderà un po’ più abbordabili le case. Uno studio della University of Pennsylvania ha dimostrato che nelle aree più interessate dagli investimenti immobiliari cinesi, in media il prezzo al metro quadro era superiore dell’8% al resto degli Stati Uniti. Però gli stranieri portavano una ricchezza che andava oltre il mercato immobiliare.
EUROPA
La rete di protezione europea attutisce la crisi molto più che negli Stati Uniti. Nell'eurozona la disoccupazione a maggio è salita di una frazione di punto percentuale, dal 7,3 al 7,4%.
E tuttavia il caso francese che oggi è al centro dell'attenzione per il rimpasto governativo, indica che lo shock sociale è pesante. Macron poteva esibire una creazione netta di 800.000 posti di lavoro dal 2017, grazie a una serie di riforme in senso liberista (più flessibilità del lavoro, regole meno penalizzanti per le imprese e gli investitori stranieri). Quel bilancio positivo è già stato cancellato dalla pandemia. La scommessa di invertire la tendenza grazie alla Green Economy sarà un test cruciale osservato con attenzione anche da altri paesi europei. A fine 2020 il Pil francese dovrebbe perdere tra l’11% e il 13%.
CONCLUSIONE
Continua ad allargarsi il deficit del commercio estero americano. La spiegazione è che in questa crisi il resto del mondo sta comprando molto meno dagli Stati Uniti, mentre le importazioni americane dall'estero non calano altrettanto. Gli ultimi dati si riferiscono al mese di maggio e dicono che le esportazioni dagli Stati Uniti sono calate del 4,4% mentre ciò che l'America acquista dal resto del mondo è sceso appena dello 0,9%. Il deficit è salito del 9,7% a quota 54,6 miliardi. Questo dato non promette nulla di buono per gli europei, visto che già incombe su di loro una minaccia di nuovi dazi.
Il rimpasto governativo in Francia, dopo il tracollo del partito di Macron alle amministrative, impone una riflessione sulla strategia della seconda economia Ue. A parte la svolta ambientalista per rispondere al trionfo dei verdi, Macron nei fatti insegue Trump: Make France Great Again. L'obiettivo è coerente con la ritirata della globalizzazione, anche Macron vuole riportare sul territorio nazionale una parte delle attività che erano state delocalizzate. Ma è realistico l'obiettivo di ri-localizzare produzioni in un Paese ad alto costo della manodopera e alta conflittualità sindacale? Poiché alcuni problemi sono analoghi per l’Italia, segnalo un’interessante analisi dell’economista Patrick Artus per Natixis. La tesi è che bisogna studiare e copiare il modello Giappone. Le uniche attività industriali che possono essere ri-localizzate in un Paese dai costi elevati sono quelle molto avanzate, ad alta tecnologia e alta intensità di capitale. Il problema è che creano pochissimi posti di lavoro. Però ne generano tanti, indiretti, nei servizi. È quindi un modello praticabile e vincente. L’analisi mi convince sempre più dell'errore che l'Occidente ha fatto nel disinteressarsi del Giappone da molti anni in qua.
La Cina riparte grazie ai servizi: è su quel fronte, più ancora che nell'attività industriale, che i dati dell’economia cinese indicano una netta ripresa.
STATI UNITI
Il modello economico-sociale degli Stati Uniti è agli antipodi di quello del Giappone, il pieno impiego che era stato raggiunto prima della pandemia includeva un'alta proporzione di lavori dequalificati e a basso livello salariale. Ora questo modello sta provocando un problema inedito: le misure di protezione varate dal Congresso sono, se così si può dire, fin troppo generose. Per quella vasta forza lavoro che lavorava in settori di servizi con paghe minime, gli attuali sussidi di disoccupazione sono spesso più alti dei salari che hanno perso. Uno studio della National Federation of Independent Business (una Confindustria delle piccole imprese ed esercizi commerciali, ristoranti inclusi) rivela che in questo momento il 32% di datori di lavoro americani intenzionati a riaprire non trovano abbastanza manodopera disponibile. Tipico è il caso dei fast-food drive-in, che hanno riaperto ovunque ma stentano a trovare il personale. Eppure, a seconda di come li si misura, ci sono fra i 15 e i 30 milioni di disoccupati. Ma un'alta quota di questi disoccupati ha convenienza a rimanere a casa, finché può ricevere la doppia indennità di disoccupazione: quella che viene erogata dai singoli Stati, e quella aggiuntiva di 600 dollari settimanali che fa parte della manovra federale di spesa pubblica anti-recessione. Il 68% dei disoccupati cumulando quelle due indennità arriva a un reddito superiore rispetto alla busta paga di quando era occupato. C'è addirittura un 20% di disoccupati che addizionando le due indennità guadagna il doppio di quando lavorava. Questo la dice lunga sulla composizione della forza lavoro e la struttura dell'occupazione americana. Ma è anche un argomento forte per i repubblicani al Congresso, che si oppongono al prolungamento delle indennità, quando verranno a scadenza alla fine di questo mese.
Se la spuntano i repubblicani, e a fine luglio smettono di arrivare le indennità di disoccupazione, l'impatto sociale della crisi diventerà ancora più acuto. Tanto più che sta per esplodere un'altra bomba economica: i licenziamenti nel pubblico impiego. Sono gli enti locali la parte più debole dell’amministrazione pubblica. Stati e Comuni hanno obblighi di pareggio di bilancio e vincoli molto più stringenti del governo federale riguardo all'emissione di bond. Qui a New York il sindaco Bill de Blasio ha detto che il lockdown ha fatto sparire 9 miliardi di dollari di gettito fiscale. Lui ha tagliato un miliardo al bilancio della polizia; e i dati sulla criminalità sono già in rapido aumento, con una preoccupante inversione di tendenza dopo decenni di calo dei reati dall'epoca di Rudolph Giuliani in poi. Figurarsi cosa può accadere a livello nazionale, visto che il gettito degli Stati subirà un ammanco di 200 miliardi, una perdita secca del 10% delle entrate. Qui si licenzia facilmente anche nel pubblico impiego: dall'inizio della pandemia sono già stati eliminati un milione e mezzo di posti di lavoro negli enti locali, Stati e municipalità.
ASIA
La banca centrale cinese sembra talmente fiduciosa sulle prospettive di ripresa, che nella sua ultima seduta di lavoro si è concentrata soprattutto sui problemi dei debiti accumulati, delle fragilità finanziarie, respingendo l'ipotesi di stampar moneta per aumentare il sostegno alla crescita.
Xi Jinping è determinato: la Cina non sarà mai più la pattumiera dell’Occidente. Diventa più stringente di prima il divieto d’importare rifiuti, un business che per anni era stato assai profittevole, ma con ricadute pessime sull’ambiente. Fa eccezione solo l'importazione di scarti di ferro e rottami metallici per i quali il riciclaggio resta un'opzione attraente vista la fame di metalli industriali dell’economia cinese.
Tra gli ammiratori del modello sudcoreano (un club al quale io appartengo da molto prima della pandemia) ora si aggiunge Andrew Lloyd Webber, il più celebre compositore di musical vivente. Webber segnala che uno dei suoi musical di maggiore successo, “Il fantasma dell’Opera”, viene regolarmente messo in scena a Seul, grazie ad una serie di misure precauzionali come la misurazione della temperatura per gli spettatori all'ingresso. Webber è polemico nei confronti di Broadway che invece non ha piani di riapertura fino al 2021. Eppure l'industria dello spettacolo è ben più importante per l’economia newyorchese dove genera un’occupazione diretta e indiretta di quasi centomila persone.
Fra le tante ripercussioni della pandemia, ma anche della guerra fredda fra Stati Uniti e Cina, c’è il crollo di acquirenti asiatici sul mercato immobiliare americano. Dai cinesi fino agli arabi, un po’ tutti sono scoraggiati dalla paralisi dei viaggi, dagli ostacoli sui visti, dal clima di generale ostilità verso gli stranieri. Gli acquirenti americani a prima vista possono rallegrarsi perché la scomparsa dei ricchi cinesi renderà un po’ più abbordabili le case. Uno studio della University of Pennsylvania ha dimostrato che nelle aree più interessate dagli investimenti immobiliari cinesi, in media il prezzo al metro quadro era superiore dell’8% al resto degli Stati Uniti. Però gli stranieri portavano una ricchezza che andava oltre il mercato immobiliare.
EUROPA
La rete di protezione europea attutisce la crisi molto più che negli Stati Uniti. Nell'eurozona la disoccupazione a maggio è salita di una frazione di punto percentuale, dal 7,3 al 7,4%.
E tuttavia il caso francese che oggi è al centro dell'attenzione per il rimpasto governativo, indica che lo shock sociale è pesante. Macron poteva esibire una creazione netta di 800.000 posti di lavoro dal 2017, grazie a una serie di riforme in senso liberista (più flessibilità del lavoro, regole meno penalizzanti per le imprese e gli investitori stranieri). Quel bilancio positivo è già stato cancellato dalla pandemia. La scommessa di invertire la tendenza grazie alla Green Economy sarà un test cruciale osservato con attenzione anche da altri paesi europei. A fine 2020 il Pil francese dovrebbe perdere tra l’11% e il 13%.
CONCLUSIONE
Continua ad allargarsi il deficit del commercio estero americano. La spiegazione è che in questa crisi il resto del mondo sta comprando molto meno dagli Stati Uniti, mentre le importazioni americane dall'estero non calano altrettanto. Gli ultimi dati si riferiscono al mese di maggio e dicono che le esportazioni dagli Stati Uniti sono calate del 4,4% mentre ciò che l'America acquista dal resto del mondo è sceso appena dello 0,9%. Il deficit è salito del 9,7% a quota 54,6 miliardi. Questo dato non promette nulla di buono per gli europei, visto che già incombe su di loro una minaccia di nuovi dazi.