Outlook | Wall Street "prevede" la vittoria di Joe Biden, ma non tifa per lui
Federico Rampini , di FEDERICO RAMPINIQuesto è il numero di lunedì 6 luglio della newsletter Outlook, firmata da Federico Rampini. L'iscrizione è inclusa nell'abbonamento a Rep. Per attivare l'iscrizione e scoprire tutte le newsletter di Repubblica clicca qui
Dopo il ponte festivo di Independence Day, Wall Street ha riaperto all'insegna dell'ottimismo: gli investitori non sono angosciati più di tanto dall'impennata dei contagi, evidentemente valutano poco probabile un ritorno ai lockdown duri e quindi non vedono serie ripercussioni negative sulla ripresa dell'attività. Però a dare il tono alle Borse mondiali oggi è stata la Cina, è Shanghai ad avere contagiato del suo ottimismo le Borse europee e infine l'America. Che la Cina sia un passo avanti a noi sulla ripresa, è risaputo. Cosa c'è di nuovo? Alcuni osservatori attribuiscono il rialzo delle Borse cinesi a un editoriale uscito in prima pagina su un organo governativo d'informazione economico-finanziaria, il China Securities Journal. L'editoriale dice che è importante sostenere "un sano Toro di Borsa" cioè un rialzo delle quotazioni azionarie, alla luce delle tensioni internazionali, …
Dopo il ponte festivo di Independence Day, Wall Street ha riaperto all'insegna dell'ottimismo: gli investitori non sono angosciati più di tanto dall'impennata dei contagi, evidentemente valutano poco probabile un ritorno ai lockdown duri e quindi non vedono serie ripercussioni negative sulla ripresa dell'attività. Però a dare il tono alle Borse mondiali oggi è stata la Cina, è Shanghai ad avere contagiato del suo ottimismo le Borse europee e infine l'America. Che la Cina sia un passo avanti a noi sulla ripresa, è risaputo. Cosa c'è di nuovo? Alcuni osservatori attribuiscono il rialzo delle Borse cinesi a un editoriale uscito in prima pagina su un organo governativo d'informazione economico-finanziaria, il China Securities Journal. L'editoriale dice che è importante sostenere "un sano Toro di Borsa" cioè un rialzo delle quotazioni azionarie, alla luce delle tensioni internazionali, della competizione finanziaria e tecnologica con gli Stati Uniti, e delle sfide riguardanti il controllo dei rischi finanziari interni. Secondo questa interpretazione, gli investitori hanno visto in quell'editoriale la prova che dietro la Borsa c'è la mano del governo di Pechino, determinato a sostenere i valori azionari usandoli come un barometro della salute economica del Paese. Non sarebbe una novità. Già in passato Pechino usò investitori istituzionali pubblici per acquisti sistematici di azioni al fine di sostenere la Borsa. Né si può dire che sia del tutto diverso da quel che accade negli Stati Uniti dove i mercati azionari godono di un sostegno indiretto della Federal Reserve (anche se gli acquisti di quest'ultima vanno al mercato dei bond, è evidente il travaso di ottimismo dall'uno all'altro). I pessimisti ricordano però che in passato almeno una volta l'intervento della "mano visibile" di Xi Jinping in Borsa finì male: nel 2014 e 2015 gli acquisti pubblici di azioni sostennero un forte rialzo, che finì in un crac.
STATI UNITI
Wall Street "prevede" Joe Biden, ma non tifa per lui. Lasciamo da parte le preferenze e intenzioni di voto di chi lavora nei mercati finanziari (i newyorchesi votano a maggioranza per il partito democratico, anche quando sono ricchi). Le scommesse degli investitori, alla stregua dei sondaggi, in questo momento danno a Biden un vantaggio molto netto, e dunque le grandi banche cominciano a fare i conti su cosa significherebbe per i mercati finanziari una presidenza democratica. Le notizie non sono tanto buone. Tra le poche certezze, il ritorno alla Casa Bianca di un democratico - soprattutto se affiancato da una maggioranza omogenea al Congresso - segnerebbe la fine dei generosi sgravi fiscali che Trump diede alle aziende. Tanto più in un contesto di drammatico peggioramento delle finanze pubbliche, l'aggravio della pressione fiscale sulle imprese sarebbe quasi certo. Donde una penalizzazione dei profitti, cosa che certo non giova alle quotazioni azionarie. Un punto interrogativo riguarda anche la recente ostilità dei democratici verso l'oligopolio Big Tech. Senza arrivare alle ricette drastiche che preconizzava l'ex candidata alla nomination Elizabeth Warren, probabilmente anche un presidente Biden sarebbe meno benevolo verso la Silicon Valley. Big Tech ha trainato tutti i recenti rialzi di Borsa negli Stati Uniti.
Oggi a New York siamo entrati nella Fase 3 della riapertura, e la città si pavoneggia, presentandosi come una success-story mentre il resto della nazione vede salire il contagio. È vero che qui i numeri dei contagi e dei decessi sono precipitati, tant'è che ora il governatore Andrew Cuomo impone la quarantena su chi arriva da altri 16 Stati Usa. Ma né in Texas né in Florida, tantomeno in California, hanno dei numeri lontanamente paragonabili a quel che fu il disastro di New York ad aprile. Inoltre questa riapertura newyorchese è in parte solo teorica. Oggi possono riaprire i saloni di manicure e quelli dei tatuaggi, i campi da tennis e basket, ma non il servizio interno ai ristoranti. Molti negozi e locali pubblici hanno chiuso per sempre. La città si è svuotata a tal punto che il numero di passeggeri in metropolitana è il 20% del normale. L'ufficio collettivo di Techspace dove Repubblica affitta la mia postazione di lavoro, ha il 10% della popolazione lavorativa pre-coronavirus.
Come a New York anche in altre parti d'America si comincia a percepire che la pandemia potrebbe segnare il tramonto della "settimana lavorativa", dal lunedì al venerdì. Ogni azienda sta effettuando dei turni per ridurre l'affollamento, anche nei luoghi meno colpiti dal contagio. Più che un trapasso brutale, definitivo e generale, dal vecchio ufficio allo smartworking, è probabile che prevalga una varietà di formule ibride. In futuro quest'idea della rotazione tra lavoro in ufficio e lavoro a distanza potrebbe diventare permanente, iniettando un'ulteriore dose di flessibilità in un mondo già iperflessibile rispetto a quello europeo. E naturalmente con una riduzione di tutti i costi, da quelli aziendali (affitti) a quelli personali (trasporto).
Interessante sondaggio del Wall Street Journal fra 50 top manager dell'industria farmaceutica, o investitori specializzati in questo settore. Prevale un cauto ottimismo sulla ricerca di un vaccino: più di metà lo prevedono in arrivo tra la fine di quest'anno e l'inizio del 2021. Ma l'ottimismo si riferisce al fatto che una maggioranza degli intervistati pensa che il vaccino si finirà per trovare (cosa non scontata). I tempi della sua approvazione, produzione, e somministrazione di massa, non sono così brevi, invece. Il 40% dei top manager pensa che una vaccinazione di massa sarà disponibile solo alla fine del 2021, un altro 36% la vede slittare al 2022. E queste previsioni riguardano la parte scientifico-industriale del processo; poi si pone il problema dell'accettazione di massa, indispensabile per costruire l'immunità di gregge. Oggi un reportage del Washington Post dalla Germania ci ricorda che anche tra i tedeschi il movimento no-vax è molto forte. Nella disciplinata e istruita Germania prevale la variante di sinistra: la diffidenza verso i vaccini incrocia l'ambientalismo radicale, le campagne contro Big Pharma, le teorie del complotto che coinvolgono perfino Bill Gates come Grande Satana che vuole inocularci vaccini. Intanto la corsa al vaccino si sta scontrando con un banale limite umano: sono così tante le aziende in gara, che faticano a reclutare le decine di migliaia di volontari sani a cui somministrare le prime dosi sperimentali.
All'incrocio tra economia e sanità, il New York Times dedica una lunga inchiesta al semi-monopolio che la Cina ha costruito in molti settori dell'industria biomedica, dal farmaceutico alle apparecchiature protettive. Sarà uno sforzo lungo e difficile, per l'America e altri Paesi occidentali, ridurre la propria dipendenza. Anche se la direzione di marcia è quella, a prescindere da chi vincerà le elezioni, di novembre: anche Biden è diventato un falco sulla Cina. Un esempio recente viene dalla California dove con l'aumento dei contagi e la necessità urgente di moltiplicare i test diagnostici, le autorità locali fanno fatica a evitare i fornitori cinesi.
ASIA
Occhio alle nuove tensioni geopolitiche possono nascere in Estremo Oriente: due portaerei americane (la USS Ronald Reagan e la USS Nimitz) scortate da una flotta di incrociatori e fregate, stanno concludendo manovre militari nel Mare della Cina meridionale, mentre la marina militare cinese sta facendo altrettanto. War Games su scala uno a uno, in dimensione reale, in una zona dove pullulano le ragioni di conflitto, in particolare le isole in acque territoriali contese tra la Cina e Paesi alleati degli Stati Uniti, con corredo di giacimenti energetici sottomarini. E' sempre stata una zona potenzialmente esplosiva, ma il clima politico oggi è il peggiore dagli anni Settanta.
Tra i segnali di questo clima politico, all'interno della Cina un nuovo arrestato illustre: è il noto giurista Xu Zhangrun, docente nella prestigiosa Tsinghua University di Pechino. La polizia lo ha portato via da casa sua questo lunedì mattina. Era uno dei pochi intellettuali autorevoli che ancora osava criticare il presidente Xi Jinping, sia pure in modo molto moderato. Di recente aveva dato giudizi negativi sulla gestione della pandemia da parte di Xi.
L'India scavalca la Russia e conquista il terzo posto per numero di contagi, dietro Stati Uniti e Brasile. Gli Stati indiani più colpiti sono il Tamil Nadu e il Maharashtra. Ambedue hanno centri industriali importanti e con una tradizionale apertura all'economia globale: in particolare la metropoli di Chennai nel Tamil Nadu; quella di Pune nel Maharashtra. Quest'ultimo inoltre confina con la città-Stato di Mumbai. Un'anomalia che gli esperti non riescono a spiegare, è il tasso di mortalità apparentemente molto più basso in India rispetto all'Occidente. C'è il sospetto che qualcosa non quadri nei dati. Una diffidenza ancora maggiore circonda la proclamata volontà del governo nazionalista di Narendra Modi di lanciare un vaccino made in India a Ferragosto, in coincidenza con l'anniversario dell'indipendenza. I primi test su cavie umane cominciano domani, e i tempi sono decisamente troppo stretti.
EUROPA
Buono il dato sugli ordini dell'industria manifatturiera tedesca: +10.4% a maggio. Quel dato però misura il progresso rispetto ad aprile di quest'anno, in pieno lockdown. Invece rispetto al maggio 2019 siamo ancora in negativo del 29,3%.
Air France-KLM taglia 7.500 posti di lavoro sul versante francese della compagnia bi-nazionale. Mille di quei tagli colpiscono la filiale regionale Hop! A proposito di trasporto aereo, il Consolato generale d'Italia a New York è sommerso di chiamate di cittadini italiani residenti negli Stati Uniti, che lamentano il trattamento dell'Alitalia: tariffe esose, nessun distanziamento a bordo, e inutili vessazioni come il divieto di usare le cappelliere per il piccolo bagaglio a mano ( carry-on). I passeggeri inferociti chiamano il Consolato vuoi perché non riescono a raggiungere il servizio clienti dell'Alitalia, vuoi perché la considerano - giustamente - come un'azienda pubblica e quindi si lamentano... con l'azionista. Non ho ancora esperienza personale di un viaggio di rientro da New York all'Italia, da quando è iniziata la pandemia, e penso che non l'avrò con Alitalia. Per molte destinazioni che non siano Roma, ho verificato che le coincidenze più vantaggiose passano da scali ad Amsterdam, Francoforte, Parigi.
CONCLUSIONE
Uno dei migliori analisti della geopolitica a mio avviso è Ian Bremmer del gruppo Eurasia. Nella sua ultima riflessione, nota la coincidenza delle ultime mosse parallele da Vladimir Putin e Xi Jinping. Il primo ha di fatto trasformato la sua presidenza in una monarchia imperiale, dandosi un mandato a vita e sbarrando la strada ad ogni rivale. Il secondo continua a moltiplicare gesti aggressivi, da Hong Kong all'India. Sembrano fatti per intendersi, e Bremmer ragiona sulle convergenze che faranno di Cina e Russia l'anti-Occidente in grado di calamitare tanti altri Paesi attratti dal modello autoritario. La Cina ha più da perdere della Russia nel "decoupling" che lentamente ma inesorabilmente è destinato a de-strutturare tante catene industriali e logistiche rispetto ai tempi d'oro della globalizzazione. La Russia ha meno da perdere in quanto si era già emarginata dall'Occidente. Insieme possono costituire un'opzione interessante per chi voglia aggregarsi ad un polo alternativo rispetto ad una comunità transatlantica assai sfilacciata. Una presidenza Biden rimetterebbe al loro posto alcuni ingranaggi della coalizione transatlantica, ma la coesione sarà comunque messa a dura prova dall'impoverimento successivo ai lockdown.
STATI UNITI
Wall Street "prevede" Joe Biden, ma non tifa per lui. Lasciamo da parte le preferenze e intenzioni di voto di chi lavora nei mercati finanziari (i newyorchesi votano a maggioranza per il partito democratico, anche quando sono ricchi). Le scommesse degli investitori, alla stregua dei sondaggi, in questo momento danno a Biden un vantaggio molto netto, e dunque le grandi banche cominciano a fare i conti su cosa significherebbe per i mercati finanziari una presidenza democratica. Le notizie non sono tanto buone. Tra le poche certezze, il ritorno alla Casa Bianca di un democratico - soprattutto se affiancato da una maggioranza omogenea al Congresso - segnerebbe la fine dei generosi sgravi fiscali che Trump diede alle aziende. Tanto più in un contesto di drammatico peggioramento delle finanze pubbliche, l'aggravio della pressione fiscale sulle imprese sarebbe quasi certo. Donde una penalizzazione dei profitti, cosa che certo non giova alle quotazioni azionarie. Un punto interrogativo riguarda anche la recente ostilità dei democratici verso l'oligopolio Big Tech. Senza arrivare alle ricette drastiche che preconizzava l'ex candidata alla nomination Elizabeth Warren, probabilmente anche un presidente Biden sarebbe meno benevolo verso la Silicon Valley. Big Tech ha trainato tutti i recenti rialzi di Borsa negli Stati Uniti.
Oggi a New York siamo entrati nella Fase 3 della riapertura, e la città si pavoneggia, presentandosi come una success-story mentre il resto della nazione vede salire il contagio. È vero che qui i numeri dei contagi e dei decessi sono precipitati, tant'è che ora il governatore Andrew Cuomo impone la quarantena su chi arriva da altri 16 Stati Usa. Ma né in Texas né in Florida, tantomeno in California, hanno dei numeri lontanamente paragonabili a quel che fu il disastro di New York ad aprile. Inoltre questa riapertura newyorchese è in parte solo teorica. Oggi possono riaprire i saloni di manicure e quelli dei tatuaggi, i campi da tennis e basket, ma non il servizio interno ai ristoranti. Molti negozi e locali pubblici hanno chiuso per sempre. La città si è svuotata a tal punto che il numero di passeggeri in metropolitana è il 20% del normale. L'ufficio collettivo di Techspace dove Repubblica affitta la mia postazione di lavoro, ha il 10% della popolazione lavorativa pre-coronavirus.
Come a New York anche in altre parti d'America si comincia a percepire che la pandemia potrebbe segnare il tramonto della "settimana lavorativa", dal lunedì al venerdì. Ogni azienda sta effettuando dei turni per ridurre l'affollamento, anche nei luoghi meno colpiti dal contagio. Più che un trapasso brutale, definitivo e generale, dal vecchio ufficio allo smartworking, è probabile che prevalga una varietà di formule ibride. In futuro quest'idea della rotazione tra lavoro in ufficio e lavoro a distanza potrebbe diventare permanente, iniettando un'ulteriore dose di flessibilità in un mondo già iperflessibile rispetto a quello europeo. E naturalmente con una riduzione di tutti i costi, da quelli aziendali (affitti) a quelli personali (trasporto).
Interessante sondaggio del Wall Street Journal fra 50 top manager dell'industria farmaceutica, o investitori specializzati in questo settore. Prevale un cauto ottimismo sulla ricerca di un vaccino: più di metà lo prevedono in arrivo tra la fine di quest'anno e l'inizio del 2021. Ma l'ottimismo si riferisce al fatto che una maggioranza degli intervistati pensa che il vaccino si finirà per trovare (cosa non scontata). I tempi della sua approvazione, produzione, e somministrazione di massa, non sono così brevi, invece. Il 40% dei top manager pensa che una vaccinazione di massa sarà disponibile solo alla fine del 2021, un altro 36% la vede slittare al 2022. E queste previsioni riguardano la parte scientifico-industriale del processo; poi si pone il problema dell'accettazione di massa, indispensabile per costruire l'immunità di gregge. Oggi un reportage del Washington Post dalla Germania ci ricorda che anche tra i tedeschi il movimento no-vax è molto forte. Nella disciplinata e istruita Germania prevale la variante di sinistra: la diffidenza verso i vaccini incrocia l'ambientalismo radicale, le campagne contro Big Pharma, le teorie del complotto che coinvolgono perfino Bill Gates come Grande Satana che vuole inocularci vaccini. Intanto la corsa al vaccino si sta scontrando con un banale limite umano: sono così tante le aziende in gara, che faticano a reclutare le decine di migliaia di volontari sani a cui somministrare le prime dosi sperimentali.
All'incrocio tra economia e sanità, il New York Times dedica una lunga inchiesta al semi-monopolio che la Cina ha costruito in molti settori dell'industria biomedica, dal farmaceutico alle apparecchiature protettive. Sarà uno sforzo lungo e difficile, per l'America e altri Paesi occidentali, ridurre la propria dipendenza. Anche se la direzione di marcia è quella, a prescindere da chi vincerà le elezioni, di novembre: anche Biden è diventato un falco sulla Cina. Un esempio recente viene dalla California dove con l'aumento dei contagi e la necessità urgente di moltiplicare i test diagnostici, le autorità locali fanno fatica a evitare i fornitori cinesi.
ASIA
Occhio alle nuove tensioni geopolitiche possono nascere in Estremo Oriente: due portaerei americane (la USS Ronald Reagan e la USS Nimitz) scortate da una flotta di incrociatori e fregate, stanno concludendo manovre militari nel Mare della Cina meridionale, mentre la marina militare cinese sta facendo altrettanto. War Games su scala uno a uno, in dimensione reale, in una zona dove pullulano le ragioni di conflitto, in particolare le isole in acque territoriali contese tra la Cina e Paesi alleati degli Stati Uniti, con corredo di giacimenti energetici sottomarini. E' sempre stata una zona potenzialmente esplosiva, ma il clima politico oggi è il peggiore dagli anni Settanta.
Tra i segnali di questo clima politico, all'interno della Cina un nuovo arrestato illustre: è il noto giurista Xu Zhangrun, docente nella prestigiosa Tsinghua University di Pechino. La polizia lo ha portato via da casa sua questo lunedì mattina. Era uno dei pochi intellettuali autorevoli che ancora osava criticare il presidente Xi Jinping, sia pure in modo molto moderato. Di recente aveva dato giudizi negativi sulla gestione della pandemia da parte di Xi.
L'India scavalca la Russia e conquista il terzo posto per numero di contagi, dietro Stati Uniti e Brasile. Gli Stati indiani più colpiti sono il Tamil Nadu e il Maharashtra. Ambedue hanno centri industriali importanti e con una tradizionale apertura all'economia globale: in particolare la metropoli di Chennai nel Tamil Nadu; quella di Pune nel Maharashtra. Quest'ultimo inoltre confina con la città-Stato di Mumbai. Un'anomalia che gli esperti non riescono a spiegare, è il tasso di mortalità apparentemente molto più basso in India rispetto all'Occidente. C'è il sospetto che qualcosa non quadri nei dati. Una diffidenza ancora maggiore circonda la proclamata volontà del governo nazionalista di Narendra Modi di lanciare un vaccino made in India a Ferragosto, in coincidenza con l'anniversario dell'indipendenza. I primi test su cavie umane cominciano domani, e i tempi sono decisamente troppo stretti.
EUROPA
Buono il dato sugli ordini dell'industria manifatturiera tedesca: +10.4% a maggio. Quel dato però misura il progresso rispetto ad aprile di quest'anno, in pieno lockdown. Invece rispetto al maggio 2019 siamo ancora in negativo del 29,3%.
Air France-KLM taglia 7.500 posti di lavoro sul versante francese della compagnia bi-nazionale. Mille di quei tagli colpiscono la filiale regionale Hop! A proposito di trasporto aereo, il Consolato generale d'Italia a New York è sommerso di chiamate di cittadini italiani residenti negli Stati Uniti, che lamentano il trattamento dell'Alitalia: tariffe esose, nessun distanziamento a bordo, e inutili vessazioni come il divieto di usare le cappelliere per il piccolo bagaglio a mano ( carry-on). I passeggeri inferociti chiamano il Consolato vuoi perché non riescono a raggiungere il servizio clienti dell'Alitalia, vuoi perché la considerano - giustamente - come un'azienda pubblica e quindi si lamentano... con l'azionista. Non ho ancora esperienza personale di un viaggio di rientro da New York all'Italia, da quando è iniziata la pandemia, e penso che non l'avrò con Alitalia. Per molte destinazioni che non siano Roma, ho verificato che le coincidenze più vantaggiose passano da scali ad Amsterdam, Francoforte, Parigi.
CONCLUSIONE
Uno dei migliori analisti della geopolitica a mio avviso è Ian Bremmer del gruppo Eurasia. Nella sua ultima riflessione, nota la coincidenza delle ultime mosse parallele da Vladimir Putin e Xi Jinping. Il primo ha di fatto trasformato la sua presidenza in una monarchia imperiale, dandosi un mandato a vita e sbarrando la strada ad ogni rivale. Il secondo continua a moltiplicare gesti aggressivi, da Hong Kong all'India. Sembrano fatti per intendersi, e Bremmer ragiona sulle convergenze che faranno di Cina e Russia l'anti-Occidente in grado di calamitare tanti altri Paesi attratti dal modello autoritario. La Cina ha più da perdere della Russia nel "decoupling" che lentamente ma inesorabilmente è destinato a de-strutturare tante catene industriali e logistiche rispetto ai tempi d'oro della globalizzazione. La Russia ha meno da perdere in quanto si era già emarginata dall'Occidente. Insieme possono costituire un'opzione interessante per chi voglia aggregarsi ad un polo alternativo rispetto ad una comunità transatlantica assai sfilacciata. Una presidenza Biden rimetterebbe al loro posto alcuni ingranaggi della coalizione transatlantica, ma la coesione sarà comunque messa a dura prova dall'impoverimento successivo ai lockdown.