Outlook / Debito pubblico Usa a livelli record, mai così dal dopo-guerra
Federico Rampini , di FEDERICO RAMPINIQuesto è il numero di mercoledì 3 settembre 2020 della newsletter Outlook, firmata da Federico Rampini. L'iscrizione è inclusa nell'abbonamento a Rep: per attivare l'iscrizione clicca qui
Il debito pubblico degli Stati Uniti segna un livello record che non raggiungeva dal termine della seconda guerra mondiale. La mobilitazione di spesa pubblica contro la depressione da lockdown è costata quanto la mobilitazione bellica contro i nazifascismi; e non è finita. Il rapporto debito/Pil raggiunge il 100% e certamente la sua ascesa è destinata a continuare. La cosa per adesso non ha alcun impatto sugli investitori e quindi sulla capacità di finanziamento del debito stesso. Anzi, la notizia sulla fatidica soglia del 100% ha coinciso con un ulteriore calo del rendimento dei Treasury Bond decennali, richiestissimi. Tutto grazie alla politica monetaria eccezionalmente espansiva della Federal Reserve.
STATI UNITI
Un segnale che l’allarme sanitario sta allentandosi: il governo federale disdice i contratti per l’acquisto di apparecchi respiratori, quelli usati nei reparti di rianimazione per malati di coronavirus. Ne erano stati ordinati tropp…
STATI UNITI
Un segnale che l’allarme sanitario sta allentandosi: il governo federale disdice i contratti per l’acquisto di apparecchi respiratori, quelli usati nei reparti di rianimazione per malati di coronavirus. Ne erano stati ordinati tropp…
Il debito pubblico degli Stati Uniti segna un livello record che non raggiungeva dal termine della seconda guerra mondiale. La mobilitazione di spesa pubblica contro la depressione da lockdown è costata quanto la mobilitazione bellica contro i nazifascismi; e non è finita. Il rapporto debito/Pil raggiunge il 100% e certamente la sua ascesa è destinata a continuare. La cosa per adesso non ha alcun impatto sugli investitori e quindi sulla capacità di finanziamento del debito stesso. Anzi, la notizia sulla fatidica soglia del 100% ha coinciso con un ulteriore calo del rendimento dei Treasury Bond decennali, richiestissimi. Tutto grazie alla politica monetaria eccezionalmente espansiva della Federal Reserve.
STATI UNITI
Un segnale che l’allarme sanitario sta allentandosi: il governo federale disdice i contratti per l’acquisto di apparecchi respiratori, quelli usati nei reparti di rianimazione per malati di coronavirus. Ne erano stati ordinati troppi e non sono più necessari. Come interpretare invece l’appello delle autorità sanitarie (Centers for Disease Control noto con la sigla CDC) agli Stati, affinché si attrezzino a somministrare vaccini anti-covid a partire dal primo novembre? In realtà non c’è alcuna certezza che il vaccino sia disponibile per quella data. Però, dopo tante accuse di imprevidenza e impreparazione, il CDC stavolta vuole anticipare gli eventi anziché reagire in affanno. La distribuzione dei vaccini è un’operazione di massa che richiede una logistica complessa, è giusto avviare i preparativi con largo anticipo.
Quando parliamo di Pil, cerchiamo di non dare i numeri. Non voglio ricordare qui tutte le discussioni sulla validità del Prodotto interno lordo come indicatore di autentico benessere. Più modestamente, bisogna saper decifrare i numeri “esagerati” che siamo costretti a maneggiare in quest’anno drammatico. Per esempio: a marzo il Pil americano è sceso del 48%, ad aprile abbiamo avuto un crollo del 73%, a maggio un aumento del 71% e a giugno un altro segno + del 95%. Ma questi numeri ci dicono quale sarebbe il risultato a fine anno, se la tendenza di quel singolo mese durasse per la totalità dei 12 mesi. Quindi sono meno rappresentativi di quanto sembrino. Di sicuro danno la misura di oscillazioni estreme, di una volatilità impazzita. Inoltre resta il fatto che per ritrovare i livelli di reddito nazionale raggiunti alla fine del 2019, da qui alla fine dell’anno dovremmo avere una crescita del 50% (sempre proiettata sull’anno intero). Improbabile.
ASIA
L’ultima campagna lanciata da Xi Jinping è contro gli sprechi alimentari, gli avanzi di cibo gettati nella spazzatura, a casa propria o nei ristoranti e nelle mense. Cosa c’è dietro? L’autosufficienza alimentare, obiettivo strategico di Xi, è ancora un traguardo irraggiungibile in alcuni comparti. La Cina produce la quasi totalità dei cereali che consuma, ma deve importare soia, e soffre da mesi per la penuria di carne suina, con forti aumenti dei prezzi. L’Accademia delle scienze sociali di Pechino stima che entro cinque anni ci sarà una carenza di derrate alimentari pari a 150 milioni di tonnellate. Gli sprechi secondo il governo distruggono 18 milioni di tonnellate di cibo all’anno, di che nutrire 40 milioni di persone.
Mentre il Giappone cerca il successore di Abe Shinzo, il bilancio della politica economica del premier uscente indica che il suo nazionalismo non si è tradotto in protezionismo. Anzi, per compensare la ritirata di Donald Trump dal trattato di libero scambio nell’area Asia-Pacifico, e per contrastare l’influenza della Cina, Abe ha ridotto le barriere nel proprio paese e si è fatto carico di condurre in porto il trattato ex-TPP con gli altri paesi dell’area, sia pure senza gli Stati Uniti.
Che succede al modello sudcoreano? Improvvisamente i media occidentali lanciano l’allarme: una nazione che era stata la prima della classe nella prevenzione e contenimento del contagio, deve fare fronte a una improvvisa recrudescenza della pandemia. Attenti ai numeri, però, prima di praticare la Schadenfreude (come i tedeschi definiscono il godimento per le disgrazie altrui). Con 50 milioni di abitanti, la Corea del Sud in questa “seconda ondata” ha raggiunto un totale complessivo di 20.000 casi e 326 morti dall’inizio della pandemia sette mesi fa. Cifre microscopiche, che confermano la superiorità del modello coreano su qualunque nazione occidentale. Naturalmente la seconda ondata sta preoccupando le autorità locali, ma non al punto da ricorrere a un lockdown totale sul modello cinese o italiano. L’approccio preferito è quello della tracciabilità dei singoli focolai, con un esercito di “tracciatori” umani in azione, molto più efficaci delle app digitali. I risultati di questo approccio si vedono nei numeri dell’economia: a fine anno il Pil sudcoreano dovrebbe segnare un calo dello 0,8%, contro la media del -7,5% per gli altri paesi industrializzati.
Nuovi scontri alla frontiera tra Cina e India, e nuove ritorsioni indiane sul versante economico. Il governo di Delhi mette al bando una lista aggiuntiva di 118 app cinesi, tra cui i videogame della Tencent. Un mese fa erano state vietate 59 app cinesi. L’Esercito Popolare di Liberazione non sta facendo del suo meglio per aprire nuovi mercati al made in China sul versante occidentale dell’Himalaya.
EUROPA
Non è esaltante il bilancio della tournée europea del ministro degli Esteri cinese. Wang Yi si è sentito rivolgere domande imbarazzanti su Hong Kong, sulle persecuzioni delle minoranze etnico-religiose, o sulle pressioni di Pechino contro il governo ceco riguardo ai rapporti con Taiwan. A Berlino, Parigi e Roma, Wang Yi ha potuto misurare la nuova realtà. La linea dell’Amministrazione Trump ha certamente contribuito a generare questa nuova freddezza europea verso la Cina, ma non solo con le pressioni e i ricatti. In realtà la durezza degli Stati Uniti ha “liberato” certi europei dalle inibizioni, dando la stura a un contenzioso che si accumulava da anni verso la Cina.
I francesi risparmiano perfino più degli italiani. È accaduto durante il lockdown, e non è un segno positivo. Come reazione alla caduta del reddito disponibile e alla paura sul futuro, le famiglie francesi hanno aumentato del 77% i loro depositi bancari nel primo semestre rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, secondo i dati della Bce. L’aumento dei depositi bancari in Francia è stato molto più pronunciato rispetto a Germania e Italia, ambedue al +12,5%. La propensione al risparmio dei francesi è balzata dal 15% del reddito al 27,4%.
CONCLUSIONE
Arriva un altro segnale che la sfida elettorale Trump-Biden si sta facendo più incerta. Di colpo i democratici temono che sia diventato contendibile anche lo Stato del Minnesota, dove non perdono un’elezione presidenziale da quasi mezzo secolo. Il Minnesota è lo Stato di Minneapolis, dove un poliziotto bianco uccise George Floyd a maggio, e dove ebbe inizio l’ondata di proteste contro il razzismo. Ma la città di Minneapolis è diventata anche uno dei bersagli prediletti di Trump, perché alla ritirata delle forze dell’ordine ha fatto seguito un aumento della criminalità.
STATI UNITI
Un segnale che l’allarme sanitario sta allentandosi: il governo federale disdice i contratti per l’acquisto di apparecchi respiratori, quelli usati nei reparti di rianimazione per malati di coronavirus. Ne erano stati ordinati troppi e non sono più necessari. Come interpretare invece l’appello delle autorità sanitarie (Centers for Disease Control noto con la sigla CDC) agli Stati, affinché si attrezzino a somministrare vaccini anti-covid a partire dal primo novembre? In realtà non c’è alcuna certezza che il vaccino sia disponibile per quella data. Però, dopo tante accuse di imprevidenza e impreparazione, il CDC stavolta vuole anticipare gli eventi anziché reagire in affanno. La distribuzione dei vaccini è un’operazione di massa che richiede una logistica complessa, è giusto avviare i preparativi con largo anticipo.
Quando parliamo di Pil, cerchiamo di non dare i numeri. Non voglio ricordare qui tutte le discussioni sulla validità del Prodotto interno lordo come indicatore di autentico benessere. Più modestamente, bisogna saper decifrare i numeri “esagerati” che siamo costretti a maneggiare in quest’anno drammatico. Per esempio: a marzo il Pil americano è sceso del 48%, ad aprile abbiamo avuto un crollo del 73%, a maggio un aumento del 71% e a giugno un altro segno + del 95%. Ma questi numeri ci dicono quale sarebbe il risultato a fine anno, se la tendenza di quel singolo mese durasse per la totalità dei 12 mesi. Quindi sono meno rappresentativi di quanto sembrino. Di sicuro danno la misura di oscillazioni estreme, di una volatilità impazzita. Inoltre resta il fatto che per ritrovare i livelli di reddito nazionale raggiunti alla fine del 2019, da qui alla fine dell’anno dovremmo avere una crescita del 50% (sempre proiettata sull’anno intero). Improbabile.
ASIA
L’ultima campagna lanciata da Xi Jinping è contro gli sprechi alimentari, gli avanzi di cibo gettati nella spazzatura, a casa propria o nei ristoranti e nelle mense. Cosa c’è dietro? L’autosufficienza alimentare, obiettivo strategico di Xi, è ancora un traguardo irraggiungibile in alcuni comparti. La Cina produce la quasi totalità dei cereali che consuma, ma deve importare soia, e soffre da mesi per la penuria di carne suina, con forti aumenti dei prezzi. L’Accademia delle scienze sociali di Pechino stima che entro cinque anni ci sarà una carenza di derrate alimentari pari a 150 milioni di tonnellate. Gli sprechi secondo il governo distruggono 18 milioni di tonnellate di cibo all’anno, di che nutrire 40 milioni di persone.
Mentre il Giappone cerca il successore di Abe Shinzo, il bilancio della politica economica del premier uscente indica che il suo nazionalismo non si è tradotto in protezionismo. Anzi, per compensare la ritirata di Donald Trump dal trattato di libero scambio nell’area Asia-Pacifico, e per contrastare l’influenza della Cina, Abe ha ridotto le barriere nel proprio paese e si è fatto carico di condurre in porto il trattato ex-TPP con gli altri paesi dell’area, sia pure senza gli Stati Uniti.
Che succede al modello sudcoreano? Improvvisamente i media occidentali lanciano l’allarme: una nazione che era stata la prima della classe nella prevenzione e contenimento del contagio, deve fare fronte a una improvvisa recrudescenza della pandemia. Attenti ai numeri, però, prima di praticare la Schadenfreude (come i tedeschi definiscono il godimento per le disgrazie altrui). Con 50 milioni di abitanti, la Corea del Sud in questa “seconda ondata” ha raggiunto un totale complessivo di 20.000 casi e 326 morti dall’inizio della pandemia sette mesi fa. Cifre microscopiche, che confermano la superiorità del modello coreano su qualunque nazione occidentale. Naturalmente la seconda ondata sta preoccupando le autorità locali, ma non al punto da ricorrere a un lockdown totale sul modello cinese o italiano. L’approccio preferito è quello della tracciabilità dei singoli focolai, con un esercito di “tracciatori” umani in azione, molto più efficaci delle app digitali. I risultati di questo approccio si vedono nei numeri dell’economia: a fine anno il Pil sudcoreano dovrebbe segnare un calo dello 0,8%, contro la media del -7,5% per gli altri paesi industrializzati.
Nuovi scontri alla frontiera tra Cina e India, e nuove ritorsioni indiane sul versante economico. Il governo di Delhi mette al bando una lista aggiuntiva di 118 app cinesi, tra cui i videogame della Tencent. Un mese fa erano state vietate 59 app cinesi. L’Esercito Popolare di Liberazione non sta facendo del suo meglio per aprire nuovi mercati al made in China sul versante occidentale dell’Himalaya.
EUROPA
Non è esaltante il bilancio della tournée europea del ministro degli Esteri cinese. Wang Yi si è sentito rivolgere domande imbarazzanti su Hong Kong, sulle persecuzioni delle minoranze etnico-religiose, o sulle pressioni di Pechino contro il governo ceco riguardo ai rapporti con Taiwan. A Berlino, Parigi e Roma, Wang Yi ha potuto misurare la nuova realtà. La linea dell’Amministrazione Trump ha certamente contribuito a generare questa nuova freddezza europea verso la Cina, ma non solo con le pressioni e i ricatti. In realtà la durezza degli Stati Uniti ha “liberato” certi europei dalle inibizioni, dando la stura a un contenzioso che si accumulava da anni verso la Cina.
I francesi risparmiano perfino più degli italiani. È accaduto durante il lockdown, e non è un segno positivo. Come reazione alla caduta del reddito disponibile e alla paura sul futuro, le famiglie francesi hanno aumentato del 77% i loro depositi bancari nel primo semestre rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, secondo i dati della Bce. L’aumento dei depositi bancari in Francia è stato molto più pronunciato rispetto a Germania e Italia, ambedue al +12,5%. La propensione al risparmio dei francesi è balzata dal 15% del reddito al 27,4%.
CONCLUSIONE
Arriva un altro segnale che la sfida elettorale Trump-Biden si sta facendo più incerta. Di colpo i democratici temono che sia diventato contendibile anche lo Stato del Minnesota, dove non perdono un’elezione presidenziale da quasi mezzo secolo. Il Minnesota è lo Stato di Minneapolis, dove un poliziotto bianco uccise George Floyd a maggio, e dove ebbe inizio l’ondata di proteste contro il razzismo. Ma la città di Minneapolis è diventata anche uno dei bersagli prediletti di Trump, perché alla ritirata delle forze dell’ordine ha fatto seguito un aumento della criminalità.