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Outlook / Politica estera europea e il caso Navalnyj, una partita per Merkel

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Questo è il numero di venerdì 4 settembre 2020 della newsletter Outlook, firmata da Federico Rampini. L'iscrizione è inclusa nell'abbonamento a Rep: per attivare l'iscrizione clicca qui
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L'economia americana ha creato 1,4 milioni di posti aggiuntivi nel mese di agosto. Il tasso di disoccupazione è sceso all'8,4% dal 10,2% di luglio. Nel momento peggiore di questa crisi, ad aprile quando gran parte degli Stati Uniti erano in lockdown, la disoccupazione aveva raggiunto il 15% della forza lavoro. Con la discesa di agosto la disoccupazione è al di sotto dei livelli raggiunti nella recessione del 2008-2009. Ora il livello di disoccupazione è diventato paragonabile a quello di altre recessioni, anche se stavolta il crollo iniziale è stato anomalo nella sua velocità e ampiezza: ancora a febbraio l'America sfiorava il pieno impiego con una disoccupazione al 3,5%. Rispetto a febbraio, anche dopo la ripresa di agosto mancano all'appello 11,5 milioni di posti di lavoro. Inoltre ci sono segnali che la ripresa delle assunzioni, tuttora in corso, sta rallentando. Il numero di lavoratori che temono di essere stati licenziati in modo…
L'economia americana ha creato 1,4 milioni di posti aggiuntivi nel mese di agosto. Il tasso di disoccupazione è sceso all'8,4% dal 10,2% di luglio. Nel momento peggiore di questa crisi, ad aprile quando gran parte degli Stati Uniti erano in lockdown, la disoccupazione aveva raggiunto il 15% della forza lavoro. Con la discesa di agosto la disoccupazione è al di sotto dei livelli raggiunti nella recessione del 2008-2009. Ora il livello di disoccupazione è diventato paragonabile a quello di altre recessioni, anche se stavolta il crollo iniziale è stato anomalo nella sua velocità e ampiezza: ancora a febbraio l'America sfiorava il pieno impiego con una disoccupazione al 3,5%. Rispetto a febbraio, anche dopo la ripresa di agosto mancano all'appello 11,5 milioni di posti di lavoro. Inoltre ci sono segnali che la ripresa delle assunzioni, tuttora in corso, sta rallentando. Il numero di lavoratori che temono di essere stati licenziati in modo permanente è salito a 3,4 milioni.

STATI UNITI
Un altro segnale di ripresa dagli Stati Uniti viene dal nuovo allargamento del deficit commerciale con il resto del mondo. Il rosso della bilancia commerciale è peggiorato del 19% a quota 64 miliardi di dollari a fine luglio. La notizia non può far piacere a Donald Trump, però è il risultato di un recupero della domanda che si traduce in maggiori importazioni: +11%.

È la stessa banca centrale però a dire che questa ripresa non è sufficiente. Il presidente della Fed di Chicago ha invocato nuove manovre di spesa pubblica. La politica monetaria, pur eccezionalmente espansiva dopo la "svolta Powell a Jackson Hole", da sola non può bastare senza una politica di bilancio che sostenga la domanda. La Fed è preoccupata per la paralisi del Congresso, dove giacciono proposte di manovre su cui democratici e repubblicani non trovano un accordo.

La California si prepara ad un altro weekend di caldo torrido, con punte anomale per la stagione, e tutti sanno cosa significa: è di nuovo allarme per il rischio incendi. Siccome con gli incendi arrivano puntualmente i blackout, ecco che una soluzione privata, dal basso, sta prendendo piede: l'uso di batterie per immagazzinare quantità importanti di energia elettrica. È un'alternativa meno inquinante rispetto ai tradizionali gruppi elettrogeni. Già nell'ultima crisi dei blackout in California sono entrate in azione 30.000 batterie di aziende private che hanno erogato l'energia equivalente a una centrale elettrica a gas di medie dimensioni. Una sola società, la Stem di San Francisco, con le sue batterie alimenta 20.000 abitazioni, per una potenza erogata di 50 megawatt. È ancora un inizio e molti ostacoli normativi hanno rallentato questa soluzione, ma l'evoluzione tecnologica potrebbe renderla appetibile.

Si rafforza l'alleanza strategica tra General Motors e Honda: le due case hanno firmato un Memorandum of Understanding che prevede lo sviluppo di collaborazioni in molti campi, dalla produzione di componenti agli acquisti dai fornitori. In particolare puntano a sviluppare insieme nuovi modelli per il mercato nordamericano.

ASIA
Pecunia non olet, l'antico proverbio non è mai stato così vero come a Hong Kong. È ancora fresca l'indignazione per la notizia dei dodici attivisti democratici catturati dalla guardia costiera cinese mentre tentavano una disperata fuga via mare verso Taiwan. Ma l'attenzione di mezza Hong Kong, quella che vive attorno all'attività finanziaria, è concentrata sulla "madre di tutti i collocamenti". Ant Group, una filiale di Alibaba che è diventata una sorta di "supermercato finanziario" all'interno del colosso del commercio online, tra l'altro controlla il sistema di pagamenti digitali Alipay. Ant venderà per la prima volta le sue azioni al pubblico collocandosi sul listino di Hong Kong. È un'operazione da 30 miliardi di dollari, potrebbe diventare il maggior collocamento di una matricola nella storia. I banchieri di tutto il mondo sono attirati dalle commissioni che raggiungeranno i 300 milioni di dollari e tra le banche interessate ci sono tre americane: JP Morgan, Citigroup, Morgan Stanley. Alla faccia delle sanzioni di Trump? La portata di questa operazione supera la sua dimensione finanziaria. Per il governo di Pechino deve essere il test sul futuro di Hong Kong, cioè deve fornire la prova che il suo ruolo di piazza finanziaria non è intaccato dalle proteste; anzi che il pugno di ferro della Cina con l'imposizione delle sue leggi di polizia dà sicurezza e stabilità agli investitori.  

EUROPA
Esiste una politica estera europea? Il Vecchio Continente è in grado di svolgere un ruolo nella nuova guerra fredda tra America e Cina, e di intervenire come un attore influente nei conflitti geopolitici locali, per esempio per contenere la Russia? Una risposta la deve dare rapidamente Angela Merkel, assediata dal suo stesso Parlamento. Dopo le rivelazioni sull'avvelenamento di Navalnyj, l'oppositore di Putin, cresce in Germania la pressione sul governo perché cancelli il più importante progetto congiunto russo-tedesco nell'energia, il gasdotto Nord Stream 2. Se la cancelliera cederà alle pressioni sarà anche una vittoria per gli Stati Uniti, che da tempi non sospetti (già durante la presidenza Obama) denunciava quel gasdotto come un grave errore, perché destinato ad aumentare la dipendenza dell'Europa dall'energia russa.

Emmanuel Macron, meglio tardi che mai, si decide a far più della Germania per contrastare la recessione. La Francia annuncia 100 miliardi di euro di spesa pubblica aggiuntiva per creare nuovi posti di lavoro, sviluppare le tecnologie verdi, e irrobustire il suo sistema sanitario. Con questa manovra lo sforzo di spesa pubblica francese a sostegno della ripresa raggiunge il 4% del Pil e balza in testa alla classifica dei paesi europei.

CONCLUSIONE
Il New York Times mette in guardia gli europei: se Trump dovesse vincere l'elezione, il suo secondo mandato potrebbe essere segnato dall'uscita degli Stati Uniti dalla Nato. Fantapolitica? A parte il fatto che dal 2016 in poi la realtà ha regolarmente superato la fantapolitica, questo scenario di uscita unilaterale dalla Nato viene considerato verosimile già da molti mesi.