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(reuters)

Outlook / Rapporto Oxfam: i guadagni dei big delle vendite online andati agli azionisti

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Questo è il numero di giovedì 17 settembre 2020 della newsletter Outlook, firmata da Federico Rampini. L'iscrizione è inclusa nell'abbonamento a Rep: per attivare l'iscrizione clicca qui
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A che punto è la ripresa americana? La Federal Reserve ci dice che le cose stanno andando meglio del previsto, prevede un tasso di disoccupazione calato al 7,6% entro la fine di quest’anno e al 5,5% alla fine del 2021. Sta rivedendo all’insù tutte le sue previsioni. Però le vendite al dettaglio, pur in aumento, stanno rallentando il loro ritmo di crescita: è stato +0,6% ad agosto contro +0,9% a luglio. Rispetto all’agosto 2019 manca all’appello un quinto delle vendite in un settore come l’abbigliamento. Non giovano le notizie sul fronte del vaccino: l’autorità sanitaria americana continua a smentire Donald Trump e sposta l’orizzonte di una vaccinazione di massa a metà 2021. Infine la Deutsche Bank si aggiunge alla lunga lista di aziende che dicono ai propri dipendenti newyorchesi: continuate a lavorare a casa fino a luglio dell’anno prossimo. La botta per il settore degli uffici, e per tutta l&rs…
A che punto è la ripresa americana? La Federal Reserve ci dice che le cose stanno andando meglio del previsto, prevede un tasso di disoccupazione calato al 7,6% entro la fine di quest’anno e al 5,5% alla fine del 2021. Sta rivedendo all’insù tutte le sue previsioni. Però le vendite al dettaglio, pur in aumento, stanno rallentando il loro ritmo di crescita: è stato +0,6% ad agosto contro +0,9% a luglio. Rispetto all’agosto 2019 manca all’appello un quinto delle vendite in un settore come l’abbigliamento. Non giovano le notizie sul fronte del vaccino: l’autorità sanitaria americana continua a smentire Donald Trump e sposta l’orizzonte di una vaccinazione di massa a metà 2021. Infine la Deutsche Bank si aggiunge alla lunga lista di aziende che dicono ai propri dipendenti newyorchesi: continuate a lavorare a casa fino a luglio dell’anno prossimo. La botta per il settore degli uffici, e per tutta l’economia dell’indotto, e quindi per il gettito fiscale della città di New York, contribuisce a spiegare l’annuncio del sindaco Bill de Blasio che insieme a tutto il suo staff lavorerà senza stipendio per una settimana ogni mese. Gesto puramente simbolico, che fa risparmiare solo un milione a fronte di nove miliardi di deficit municipale, ma serve a preparare il terreno a misure ben più drastiche: se la città di New York non trova nuovi modi per indebitarsi, potrebbe licenziare 22.000 dipendenti comunali.

STATI UNITI
Continuano i segnali di una svolta verde del capitalismo americano. La Business Roundtable, organizzazione di tipo confindustriale, per la prima volta in un documento ufficiale sottoscritto da tutti i membri aderisce agli obiettivi di Parigi: tagliare le emissioni carboniche almeno dell’80% entro il 2050 rispetto ai livelli di riferimento misurati nel 2005. In passato la Business Roundtable come la sua consorella che riunisce le Camere di Commercio era stata all’opposizione rispetto a quegli obiettivi. È il mercato stesso a spingere in questa direzione, come dimostra un dato: nonostante tutti gli incentivi e la deregulation fossile dell’Amministrazione Trump, la produzione e il consumo di carbone negli Stati Uniti sta riducendosi a una velocità ancora superiore sotto questo presidente rispetto agli otto anni di Obama. L’uso del carbone per generare elettricità durante il primo mandato Trump sarà sceso di un terzo.

Una conseguenza indiretta della guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina, è lo spostamento di alcuni flussi di traffico navale dai porti della West Coast a quelli della East Coast. Il fatto che diverse multinazionali americane stiano trasferendo produzioni dalla Cina verso Vietnam, Thailandia, Cambogia e India, ha aumentato la competitività delle rotte cargo che dall’Oceano Indiano attraversano Suez e arrivano sulla East Coast (talvolta facendo tappe intermedie nei porti europei).  

ASIA
Gli Stati Uniti annunciano nuove vendite di armi a Taiwan per un totale di 7 miliardi di dollari: includono droni e missili di crociera. È un gesto che farà salire la tensione con Pechino. Ma lo squilibrio di armamenti tra la Cina continentale e quella che il regime comunista continua a considerare come una “provincia ribelle”, è incolmabile. Nei missili terra-a-terra, per esempio: la Cina ne schiera più di 600 contro il mini-arsenale di 12 missili taiwanesi. Nei sottomarini il rapporto è 59 a 4, negli aerei da combattimento 3.330 contro 568. Insomma è chiaro che se Pechino dovesse decidere un’annessione armata, solo gli Stati Uniti potrebbero salvare Taiwan. Forse. Intanto foto satellitari rivelano che la Cina sta costruendo la sua terza portaerei, che sarà operativa per il combattimento nel 2023.

Il partito comunista cinese cambia pelle, per attirare nuovi iscritti, e per dare ai già iscritti nuove opportunità di socializzazione, incontro, formazione politica, sta moltiplicando dei centri di servizio (un tempo si chiamavano sezioni di partito) che offrono di tutto, ma proprio di tutto: sportelli per le pratiche burocratiche, corsi di yoga pilates e zumba, consulenza per aprire una start-up o destreggiarsi nel mercato immobiliare. Da un'inchiesta dell'Economist.

EUROPA
Il primo discorso di Ursula von der Leyen sullo Stato dell’Unione è interessante per lo sforzo di smarcarsi dalle superpotenze in una fase di tensioni geopolitiche tra i grandi blocchi. Alla Cina rivolge molte critiche e in particolare una pressante richiesta di mantenere gli impegni sulla lotta al cambiamento climatico: cosa che, evidentemente, Pechino non sta facendo. C’è anche un’implicita presa di distanza da chi come Macron vorrebbe un disgelo con la Russia: la presidente della Commissione si allinea invece con il recente indurimento del suo paese d’origine, la Germania. Infine c’è un attacco all’unilateralismo di tutti gli altri, America inclusa. L’Unione europea si presenta come il difensore delle regole internazionali in una fase in cui “tutte le superpotenze si ritirano dalle istituzioni sovranazionali oppure le prendono in ostaggio”. Quest’ultima frase descrive bene il gioco che Stati Uniti e Cina stanno facendo con l’Organizzazione mondiale della sanità, ad esempio.

Ma la Germania stava cercando di “comprare” un beneplacito di Washington sul gasdotto russo-tedesco Nord Stream 2? Trapela una lettera inviata dal ministro tedesco delle Finanze, Olaf Scholz, al suo omologo americano Steve Mnuchin: in quella lettera il governo tedesco si offre di sussidiare con un miliardo di euro la costruzione di due terminali per gas naturale liquefatto, che servirebbero ad accogliere importazioni di gas dagli Stati Uniti. Quel gesto puntava ad ammorbidire l’opposizione americana contro Nord Stream 2 però era antecedente al tentativo di avvelenamento di Navalnyj che ha precipitato in una nuova crisi i rapporti con Mosca.

CONCLUSIONE
Un rapporto della ong umanitaria Oxfam rilancia il dibattito sui dividendi della grandi imprese, partendo dal caso più estremo: i colossi dell’economia digitale che si sono arricchiti grazie al coronavirus, trasferiscono questa ricchezza agli azionisti anziché ai lavoratori, una scelta arbitraria. Il caso di Amazon è chiaro, Oxfam fa questo esempio: se il principale azionista e chief executive Jeff Bezos avesse elargito un bonus di centomila dollari a ciascuno dei suoi 876.000 dipendenti, oggi la sua ricchezza sarebbe intatta, e la più grossa del mondo. Invece gli extra-profitti accumulati grazie ai lockdown e al boom di commercio online sono andati quasi esclusivamente agli azionisti, Bezos incluso. Questo conferma una tendenza antica: dal 2010 al 2019 le società quotate dell’indice S&P500 hanno versato il 90% agli azionisti, mentre la dinamica salariale è rimasta asfittica. Queste non sono scelte obbligate. È in questo modo che il top management delle grandi aziende accentua le diseguaglianze e perpetua una distribuzione dei redditi sempre più squilibrata.