La salvezza del trasporto aereo arriverà da un test della saliva a domicilio? Hawaiian Airlines è la prima a offrirlo. Per 150 dollari manda a casa del passeggero il kit per il test anti-covid. Per impedire imbrogli il test va fatto in collegamento video. Molti aeroporti americani si stanno attrezzando per i test in loco, i più rapidi danno risultato in 15 minuti, i più lenti in 48 ore. Un risultato negativo può essere richiesto dalle autorità della zona di arrivo, per esentare dalla quarantena. Un altro progetto che riguarda i viaggiatori è il CommonPass sponsorizzato dal World Economic Forum di Davos. È un passaporto sanitario digitale, collegato allo smartphone, che memorizza i risultati dei test anti-covid effettuati dal passeggero. Se riconosciuto dagli Stati e adottato da aeroporti e compagnie aeree, anche questo potrebbe restituire un po' di vitalità a un settore fra i più disastrati. A maggior ragio…
La salvezza del trasporto aereo arriverà da un test della saliva a domicilio? Hawaiian Airlines è la prima a offrirlo. Per 150 dollari manda a casa del passeggero il kit per il test anti-covid. Per impedire imbrogli il test va fatto in collegamento video. Molti aeroporti americani si stanno attrezzando per i test in loco, i più rapidi danno risultato in 15 minuti, i più lenti in 48 ore. Un risultato negativo può essere richiesto dalle autorità della zona di arrivo, per esentare dalla quarantena. Un altro progetto che riguarda i viaggiatori è il CommonPass sponsorizzato dal World Economic Forum di Davos. È un passaporto sanitario digitale, collegato allo smartphone, che memorizza i risultati dei test anti-covid effettuati dal passeggero. Se riconosciuto dagli Stati e adottato da aeroporti e compagnie aeree, anche questo potrebbe restituire un po' di vitalità a un settore fra i più disastrati. A maggior ragione quando ci sarà il vaccino, un passaporto sanitario digitale potrà contenere la prova che il viaggiatore è stato immunizzato. C'è un gran bisogno anche negli Stati Uniti di qualche buona notizia per il trasporto aereo: oggi nella saga delle manovre di aiuto c'è stata l'ennesima fumata nera. La presidente della Camera, la democratica Nancy Pelosi, ha respinto la proposta di Trump di varare nuovi aiuti alle compagnie aeree, scorporandoli da una manovra più complessiva di sussidi a famiglie e imprese sulla quale c'è disaccordo totale. Ci sono già 33.000 dipendenti di compagnie aeree in "furlough", cioè a casa senza stipendio.
STATI UNITI
La buona notizia è che nell'ottobre 2020 a quattro settimane dal voto è ancora possibile assistere in America a un dibattito civile, senza urli, senza insulti sguaiati. Decine di milioni di americani hanno avuto la sensazione di essere ritornati per un'ora e mezza a una specie di precaria normalità, un classico scontro destra-sinistra, perfino prevedibile nei temi e negli argomenti. In fondo, con qualche differenza non banale - il coronavirus - una parte della serata poteva svolgersi vent'anni fa: sulle tasse, sull'ambiente. sull'aborto, George W. Bush e Al Gore nell'autunno del 2000 si opponevano secondo le stesse linee di demarcazione di Mike Pence e Kamala Harris. Un pensiero, solo in parte consolatorio, deve aver attraversato per un attimo la mente di qualche elettore democratico: se il Covid avesse trionfato su Donald Trump, un presidente Pence nella versione vista durante il dibattito sarebbe meno inquietante, le sorti della democrazia forse non sembrerebbero in bilico.
Ad essere cauti si potrebbe assegnare un onesto pareggio. Pence è apparso il più presidenziale dei due, anche per l'implicito pregiudizio che ci condiziona: la maggior parte dei presidenti nella storia erano fatti come lui, cioè maschi, bianchi, di una certa età. Lei non aveva la sicurezza né l'esperienza di Hillary Clinton, però compensava col fatto di essere più giovane, più femminile, etnicamente diversa, dunque un simbolo di rinnovamento. Meno presidenziale, si fatica a immaginarsela subito nello Studio Ovale, però con tanta più energia e vitalità di Joe Biden.
Pareggio sui temi? Pence è stato efficace nel chiamare a raccolta la base conservatrice, agitando più volte il tema della sinistra che aumenta le tasse su tutti, e così facendo uccide la ripresa sul nascere. (Kamala gli ha risposto che il piano Biden non aumenterà le tasse sopra i 400.000 dollari di reddito annuo, ma su questo esistono molti dubbi). Pence ha legato strettamente la nomina alla Corte suprema ai temi del movimento pro-life, il diritto alla vita, le campagne anti-abortiste, ben sapendo che la base religiosa è lo zoccolo duro dei repubblicani. Ha accusato Biden di essere stato succube della Cina ai tempi dei grandi accordi commerciali di liberalizzazione, quando ebbe inizio l'emorragia di fabbriche dagli Stati Uniti. Ha difeso le forze dell'ordine dall'accusa generalizzata di razzismo, ha rilanciato il tema Law and Order. Lei è stata convincente sul cambiamento climatico e soprattutto sulle questioni sociali. Ha agitato con efficacia il pericolo che la destra smantelli la riforma sanitaria di Barack Obama privando venti milioni di americani di assistenza medica, un pericolo doppiamente angosciante in tempi di pandemia e recessione.
In tempi normali, il verdetto di un pareggio sarebbe il più ragionevole. Ma non siamo in tempi normali e l'emergenza fa pendere la bilancia del duello leggermente in favore di Kamala Harris. "Una mortalità doppia rispetto al vicino Canada": il suo attacco alla gestione del coronavirus ha fatto centro. E poi c'è la crisi economica, il disastro della disoccupazione di massa cancella la performance dei primi tre anni e mezzo di trumpismo. Dunque, se i due si sono opposti in un confronto abbastanza equilibrato, oltre che civile, la forza delle cose dice che una crisi così grave di solito viene fatta pagare all'esecutivo in carica. In questo senso, Kamala aveva il compito più facile. Non ha fatto errori, ha sfoggiato sicurezza e serenità. E i suoi sorrisi sembrano meno artificiali e forzati di quelli dell'altra donna che, quattro anni fa, tentò invano di frantumare il "soffitto di vetro".
Negli attacchi all'avversario, il momento più felice di Kamala forse è stato quando ha abilmente rivoltato la domanda della moderatrice sulla trasparenza sanitaria di Trump, allargandosi alla sua trasparenza fiscale. "Quando ho letto che ha pagato 750 dollari di tasse, credevo di aver capito male, pensavo 750mila". Da parte sua Pence è stato abile nel ricordare che quando Trump chiuse le frontiere ai viaggiatori cinesi per fermare il contagio, Biden lo accusò di "xenofobia isterica". Agli europei farà piacere che sulla domanda dedicata alla politica estera, Kamala abbia indicato come il peggior sbaglio di Trump l'aver "tradito gli alleati e gli amici, isolando l'America nel mondo, e così rendendola meno sicura".
ASIA
I cinesi hanno ripreso a viaggiare in massa, almeno là dove gli è permesso, cioè soprattutto in Cina. Però spendono molto meno di una volta. Siamo a metà della cosiddetta Golden Week, la prima settimana di ottobre che è festa nazionale. Si sono già registrati 425 milioni di viaggi, quasi il quadruplo rispetto alle festività di inizio maggio. Però la spesa dei turisti è molto più bassa che in passato, 31% in meno rispetto allo stesso periodo nel 2019.
Anche Pechino si appresta a usare l'antitrust come un'arma geopolitica, nella miglior tradizione americana ed europea. Un test è la progettata acquisizione di un produttore inglese di microchip, Arm Holdings, da parte del gruppo americano Nvidia. L'operazione preoccupa l'industria tecnologica cinese, perché Arm Holdings è un fornitore importante di semiconduttori per smartphone. Perciò gli industriali cinesi fanno appello alla propria autorità antitrust affinché intervenga a contrastare il passaggio di Arm Holdings sotto controllo americano. L'antitrust cinese può agire con la stessa logica di quello europeo o americano, su qualsiasi azienda che abbia una significativa presenza sul suo mercato.
Gli investimenti esteri diretti in Cina hanno conosciuto una flessione per effetto della nuova guerra fredda, però i capitali esteri continuano ad affluire in Cina attraverso un altro canale: l'acquisto di titoli del Tesoro. L'afflusso di acquisti stranieri sui bond pubblici è incoraggiato da Pechino per promuovere il ruolo del renminbi come valuta globale. Dai minimi di maggio il renminbi si è rivalutato del 7% sul dollaro. Gli amministratori delle riserve ufficiali delle altre banche centrali hanno alzato il loro obiettivo ottimale sul renminbi dall'1% al 5% come quota di portafoglio.
Bilancio positivo per la visita ufficiale del segretario di Stato Mike Pompeo a Tokyo. Nella capitale giapponese si è tenuto un summit con una sigla nuova, che dovremo imparare a memorizzare. Si chiama Quad, da quadrilatero. È un nuovo formato che riunisce Stati Uniti, Giappone, India e Australia. Il collante che li unisce più di ogni altra cosa è l'obiettivo strategico di contenere la Cina. L'impressione di isolamento degli Stati Uniti che si può avere in altre parti del mondo, non corrisponde alla situazione in Estremo Oriente.
EUROPA
La Spagna brucia l'Italia sul traguardo del Recovery Fund? Il rischio esiste. Il governo di Pedro Sanchez è sulla buona strada per presentare progetti da 72 miliardi di euro, sui 140 miliardi del Recovery Fund che spettano a Madrid. L'obiettivo è creare 800.000 posti di lavoro in tre anni. Il 37% andrebbe a investimenti per l'ambiente e la sostenibilità, le energie rinnovabili; il 33% in infrastrutture digitali. Anche a Madrid non mancano le ragioni di cautela, l'authority di vigilanza sulla spesa pubblica ammonisce sul "rischio di ritardi nell'assorbimento di questi fondi e nell'esecuzione dei progetti".
In attesa che la Germania decida cosa vuole farne, la Polonia parte in guerra da sola contro il gasdotto Nord Stream 2. L'authority polacca della concorrenza infligge una multa da 6,5 miliardi di euro sull'ente di Stato russo Gazprom, per aver proceduto nella costruzione del gasdotto russo-tedesco senza le dovute autorizzazioni. Altre multe colpiscono le aziende del consorzio di costruzione: Engie, Uniper, Omv, Shel e Wintershall.
CONCLUSIONE
Le richieste settimanali d'indennità di disoccupazione (a quota 840.000) hanno superato ogni recessione precedente, da quando esiste questa rilevazione (cioè dagli anni Sessanta). Il 43% degli economisti americani interrogati per un'indagine del Wall Street Journal prevedono che i posti di lavoro perduti in questa crisi non saranno recuperati prima del 2023.
STATI UNITI
La buona notizia è che nell'ottobre 2020 a quattro settimane dal voto è ancora possibile assistere in America a un dibattito civile, senza urli, senza insulti sguaiati. Decine di milioni di americani hanno avuto la sensazione di essere ritornati per un'ora e mezza a una specie di precaria normalità, un classico scontro destra-sinistra, perfino prevedibile nei temi e negli argomenti. In fondo, con qualche differenza non banale - il coronavirus - una parte della serata poteva svolgersi vent'anni fa: sulle tasse, sull'ambiente. sull'aborto, George W. Bush e Al Gore nell'autunno del 2000 si opponevano secondo le stesse linee di demarcazione di Mike Pence e Kamala Harris. Un pensiero, solo in parte consolatorio, deve aver attraversato per un attimo la mente di qualche elettore democratico: se il Covid avesse trionfato su Donald Trump, un presidente Pence nella versione vista durante il dibattito sarebbe meno inquietante, le sorti della democrazia forse non sembrerebbero in bilico.
Ad essere cauti si potrebbe assegnare un onesto pareggio. Pence è apparso il più presidenziale dei due, anche per l'implicito pregiudizio che ci condiziona: la maggior parte dei presidenti nella storia erano fatti come lui, cioè maschi, bianchi, di una certa età. Lei non aveva la sicurezza né l'esperienza di Hillary Clinton, però compensava col fatto di essere più giovane, più femminile, etnicamente diversa, dunque un simbolo di rinnovamento. Meno presidenziale, si fatica a immaginarsela subito nello Studio Ovale, però con tanta più energia e vitalità di Joe Biden.
Pareggio sui temi? Pence è stato efficace nel chiamare a raccolta la base conservatrice, agitando più volte il tema della sinistra che aumenta le tasse su tutti, e così facendo uccide la ripresa sul nascere. (Kamala gli ha risposto che il piano Biden non aumenterà le tasse sopra i 400.000 dollari di reddito annuo, ma su questo esistono molti dubbi). Pence ha legato strettamente la nomina alla Corte suprema ai temi del movimento pro-life, il diritto alla vita, le campagne anti-abortiste, ben sapendo che la base religiosa è lo zoccolo duro dei repubblicani. Ha accusato Biden di essere stato succube della Cina ai tempi dei grandi accordi commerciali di liberalizzazione, quando ebbe inizio l'emorragia di fabbriche dagli Stati Uniti. Ha difeso le forze dell'ordine dall'accusa generalizzata di razzismo, ha rilanciato il tema Law and Order. Lei è stata convincente sul cambiamento climatico e soprattutto sulle questioni sociali. Ha agitato con efficacia il pericolo che la destra smantelli la riforma sanitaria di Barack Obama privando venti milioni di americani di assistenza medica, un pericolo doppiamente angosciante in tempi di pandemia e recessione.
In tempi normali, il verdetto di un pareggio sarebbe il più ragionevole. Ma non siamo in tempi normali e l'emergenza fa pendere la bilancia del duello leggermente in favore di Kamala Harris. "Una mortalità doppia rispetto al vicino Canada": il suo attacco alla gestione del coronavirus ha fatto centro. E poi c'è la crisi economica, il disastro della disoccupazione di massa cancella la performance dei primi tre anni e mezzo di trumpismo. Dunque, se i due si sono opposti in un confronto abbastanza equilibrato, oltre che civile, la forza delle cose dice che una crisi così grave di solito viene fatta pagare all'esecutivo in carica. In questo senso, Kamala aveva il compito più facile. Non ha fatto errori, ha sfoggiato sicurezza e serenità. E i suoi sorrisi sembrano meno artificiali e forzati di quelli dell'altra donna che, quattro anni fa, tentò invano di frantumare il "soffitto di vetro".
Negli attacchi all'avversario, il momento più felice di Kamala forse è stato quando ha abilmente rivoltato la domanda della moderatrice sulla trasparenza sanitaria di Trump, allargandosi alla sua trasparenza fiscale. "Quando ho letto che ha pagato 750 dollari di tasse, credevo di aver capito male, pensavo 750mila". Da parte sua Pence è stato abile nel ricordare che quando Trump chiuse le frontiere ai viaggiatori cinesi per fermare il contagio, Biden lo accusò di "xenofobia isterica". Agli europei farà piacere che sulla domanda dedicata alla politica estera, Kamala abbia indicato come il peggior sbaglio di Trump l'aver "tradito gli alleati e gli amici, isolando l'America nel mondo, e così rendendola meno sicura".
ASIA
I cinesi hanno ripreso a viaggiare in massa, almeno là dove gli è permesso, cioè soprattutto in Cina. Però spendono molto meno di una volta. Siamo a metà della cosiddetta Golden Week, la prima settimana di ottobre che è festa nazionale. Si sono già registrati 425 milioni di viaggi, quasi il quadruplo rispetto alle festività di inizio maggio. Però la spesa dei turisti è molto più bassa che in passato, 31% in meno rispetto allo stesso periodo nel 2019.
Anche Pechino si appresta a usare l'antitrust come un'arma geopolitica, nella miglior tradizione americana ed europea. Un test è la progettata acquisizione di un produttore inglese di microchip, Arm Holdings, da parte del gruppo americano Nvidia. L'operazione preoccupa l'industria tecnologica cinese, perché Arm Holdings è un fornitore importante di semiconduttori per smartphone. Perciò gli industriali cinesi fanno appello alla propria autorità antitrust affinché intervenga a contrastare il passaggio di Arm Holdings sotto controllo americano. L'antitrust cinese può agire con la stessa logica di quello europeo o americano, su qualsiasi azienda che abbia una significativa presenza sul suo mercato.
Gli investimenti esteri diretti in Cina hanno conosciuto una flessione per effetto della nuova guerra fredda, però i capitali esteri continuano ad affluire in Cina attraverso un altro canale: l'acquisto di titoli del Tesoro. L'afflusso di acquisti stranieri sui bond pubblici è incoraggiato da Pechino per promuovere il ruolo del renminbi come valuta globale. Dai minimi di maggio il renminbi si è rivalutato del 7% sul dollaro. Gli amministratori delle riserve ufficiali delle altre banche centrali hanno alzato il loro obiettivo ottimale sul renminbi dall'1% al 5% come quota di portafoglio.
Bilancio positivo per la visita ufficiale del segretario di Stato Mike Pompeo a Tokyo. Nella capitale giapponese si è tenuto un summit con una sigla nuova, che dovremo imparare a memorizzare. Si chiama Quad, da quadrilatero. È un nuovo formato che riunisce Stati Uniti, Giappone, India e Australia. Il collante che li unisce più di ogni altra cosa è l'obiettivo strategico di contenere la Cina. L'impressione di isolamento degli Stati Uniti che si può avere in altre parti del mondo, non corrisponde alla situazione in Estremo Oriente.
EUROPA
La Spagna brucia l'Italia sul traguardo del Recovery Fund? Il rischio esiste. Il governo di Pedro Sanchez è sulla buona strada per presentare progetti da 72 miliardi di euro, sui 140 miliardi del Recovery Fund che spettano a Madrid. L'obiettivo è creare 800.000 posti di lavoro in tre anni. Il 37% andrebbe a investimenti per l'ambiente e la sostenibilità, le energie rinnovabili; il 33% in infrastrutture digitali. Anche a Madrid non mancano le ragioni di cautela, l'authority di vigilanza sulla spesa pubblica ammonisce sul "rischio di ritardi nell'assorbimento di questi fondi e nell'esecuzione dei progetti".
In attesa che la Germania decida cosa vuole farne, la Polonia parte in guerra da sola contro il gasdotto Nord Stream 2. L'authority polacca della concorrenza infligge una multa da 6,5 miliardi di euro sull'ente di Stato russo Gazprom, per aver proceduto nella costruzione del gasdotto russo-tedesco senza le dovute autorizzazioni. Altre multe colpiscono le aziende del consorzio di costruzione: Engie, Uniper, Omv, Shel e Wintershall.
CONCLUSIONE
Le richieste settimanali d'indennità di disoccupazione (a quota 840.000) hanno superato ogni recessione precedente, da quando esiste questa rilevazione (cioè dagli anni Sessanta). Il 43% degli economisti americani interrogati per un'indagine del Wall Street Journal prevedono che i posti di lavoro perduti in questa crisi non saranno recuperati prima del 2023.