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(reuters)

Outlook | La pandemia e le diseguaglianze

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Fra i settori che prosperano grazie alla pandemia bisogna aggiungere anche il business dei jet privati. Gli straricchi così stanno alla larga dai voli di linea – per quanto semivuoti, soprattutto in prima classe. Per la modica cifra di 4.500 euro si può affittare un piccolo aereo privato per un volo di breve distanza in Europa. Prendo questa notizia dal Financial Times e mi serve a introdurre il tema di questa newsletter, oggi monografica e dedicata all’impatto della pandemia sulle diseguaglianze.
 
Il punto di partenza è storico. Gli studi di Thomas Piketty da una parte, di Walter Scheidel dall’altra, ci dicono che le grandi calamità globali furono momenti in cui le diseguaglianze cessarono di crescere e anzi si verificò un livellamento tra i ricchi e la maggioranza della popolazione. Gli esempi più studiati sono le due guerre mondiali del Novecento. Risalendo molto più indietro, altri studiosi h…
Fra i settori che prosperano grazie alla pandemia bisogna aggiungere anche il business dei jet privati. Gli straricchi così stanno alla larga dai voli di linea – per quanto semivuoti, soprattutto in prima classe. Per la modica cifra di 4.500 euro si può affittare un piccolo aereo privato per un volo di breve distanza in Europa. Prendo questa notizia dal Financial Times e mi serve a introdurre il tema di questa newsletter, oggi monografica e dedicata all’impatto della pandemia sulle diseguaglianze.
 
Il punto di partenza è storico. Gli studi di Thomas Piketty da una parte, di Walter Scheidel dall’altra, ci dicono che le grandi calamità globali furono momenti in cui le diseguaglianze cessarono di crescere e anzi si verificò un livellamento tra i ricchi e la maggioranza della popolazione. Gli esempi più studiati sono le due guerre mondiali del Novecento. Risalendo molto più indietro, altri studiosi hanno visto nella peste nera del XIV secolo la causa di un aumento dei salari, perché la decimazione della manodopera cambiò i rapporti di forze in favore dei lavoratori. Si potrebbe presumere, quindi, che la pandemia del coronavirus segni una battuta d’arresto dopo molti decenni di aumento delle diseguaglianze. Ma è così? Ne discuterò con un economista famoso nel mondo intero per i suoi studi sulle diseguaglianze, Branko Milanovi?, in un video-dibattito organizzato dalla casa editrice Laterza che pubblica in italiano il suo nuovo libro: Capitalismo contro capitalismo. Milanovi? insegna a New York ma per evitare rischi (io sono ancora positivo al covid, fino a tampone contrario) ci collegheremo ciascuno da casa sua. Conoscendo il rigore scientifico di Milanovi?, posso presumere che per lui sia ancora prematuro analizzare l’impatto del covid sulle diseguaglianze, però gli sottoporrò alcuni spunti aneddotici.
 
Il Financial Times di recente ha citato uno studio della banca svizzera Ubs, secondo cui i miliardari si sono arricchiti in modo sostanziale dall’inizio della pandemia. Questo non riguarda solo i Paesi occidentali. In Cina 257 persone hanno superato la soglia del miliardo (di dollari) dall’inizio di quest’anno. Una delle cause principali è la performance delle Borse. Sappiamo quanto si sono rivalutate in Borsa le aziende di Big Tech. Jeff Bezos, principale azionista di Amazon, ha visto la propria ricchezza aumentare di 73 miliardi di dollari da metà marzo a metà settembre. Il suo gemello e rivale cinese, Jack Ma, fondatore di Alibaba, ha visto il suo patrimonio aumentare del 45% in dieci mesi. I profitti delle istituzioni finanziarie newyorchesi hanno fatto un balzo dell’82% nel primo semestre dell’anno, raggiungendo i 27,6 miliardi. Come Milanovi? dimostra nel suo libro, una delle cause nell’aumento delle diseguaglianze è il fatto che i ricchi possiedono più attivi finanziari.
 
La Cina ha un capitalismo diseguale, più o meno quanto il nostro: l’un per cento delle famiglie cinesi controlla un terzo della ricchezza nazionale, mentre il 25% della popolazione più povera si divide l’un per cento della ricchezza del Paese. Secondo una stima recente del Stanford University Rural Education Action Program, durante i lockdown di febbraio e marzo la popolazione rurale in Cina ha subito una perdita di un quinto dei suoi redditi.
 
Questi segnali coincidono con alcune delle più vaste manovre di spesa pubblica nella Storia. Nell’Eurozona il rapporto deficit/Pil sarà in media dell’11,6% cioè più del quadruplo di quelli che dovevano essere – in tempi che sembrano ormai remoti – i limiti del Patto di stabilità. Il debito pubblico aggregato vale il 95% dei Pil dell’area. E tuttavia questo non basta a raggiungere lo sforzo realizzato dagli Stati Uniti, dove il deficit/Pil è del 16%. Negli Stati Uniti il debito pubblico si avvicina al 100% del Pil, cioè ai livelli raggiunti una sola volta nella Storia, al termine della Seconda guerra mondiale. “Il socialismo è una realtà”, scrive George Will sul Washington Post, osservando l’immane aumento del ruolo dello Stato nell’economia dall’inizio della pandemia. Ma il socialismo nella versione contemporanea – quello che Milanovi? chiama il “capitalismo politico”, a proposito della Cina – può essere altrettanto diseguale del capitalismo liberale e meritocratico, sempre per usare la classificazione di Milanovi?.
 
Una delle ipotesi, che riporto qui perché è già parte del dibattito, riguarda proprio l’impatto delle manovre anti-recessione. Prima di tutto le politiche monetarie ultra-espansive: sembrano aver avuto un impatto favorevole soprattutto ai ricchi, sostenendo i valori di Borsa. Gli aiuti alle imprese negli Stati Uniti sono stati segnati da alcune distorsioni a favore dei grandi gruppi. Infine c’è l’impatto dei lockdown. Il bio-statistico svedese Martin Kulldorff, uno dei firmatari della Great Barrington Declaration, ha definito i lockdown “uno dei peggiori attacchi alle classi lavoratrici dell’ultimo mezzo secolo”. La ragione è che lo smartworking è disponibile per ceti professionali dall’istruzione medioalta, non per la classe operaia né per gli addetti ai trasporti o i nuovi mestieri operai come i fattorini delle consegne. Ancora dal Financial Times prendo questo dato: tra gli operai inglesi la mortalità da covid è stata due volte superiore alla media nazionale. Forse non è un caso se è nelle professioni intellettuali che l’adesione culturale ai lockdown è più elevata: sono categorie che non rischiano il posto di lavoro né il salario rimanendo a casa.
 
Infine c’è il Sud del pianeta. Me ne sono occupato di recente attingendo ai dati di Oxfam e del World Food Program. Il coronavirus in Africa ha ucciso molto meno della miseria provocata dai lockdown. Questo ha un impatto sulla diseguaglianza tra nazioni. Il rischio è che questa sia la prima crisi senza effetto livellatore? In realtà sarebbe la seconda in tempi recenti: accadde anche dopo il crac finanziario del 2008-2009, quando i salvataggi pubblici più il "quantitative easing" aiutarono le banche più di altri settori, e il recupero delle Borse beneficiò chi in Borsa ha sempre più da guadagnare.