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(reuters)

Outlook | Cento milioni di vaccinazioni

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Questo è il numero di giovedì 28 gennaio 2021 della newsletter Outlook, firmata da Federico Rampini. L'iscrizione è inclusa nell'abbonamento: scopri tutte le newsletter su newsletter.repubblica.it
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Joe Biden accelera il passo sulle vaccinazioni. Fino al giorno del suo giuramento, il 20 gennaio, l’obiettivo ufficiale era “cento milioni di vaccinazioni nei primi cento giorni”. Ma una volta insediato alla Casa Bianca il nuovo presidente si è reso conto di avere ereditato da Donald Trump una situazione meno peggiore – almeno su questo fronte – di quanto credeva. La tabella di marcia di un milione di vaccini inoculati ogni 24 ore era già rispettata nei fatti. Tutti gratis e offerti anche agli immigrati senza permesso di soggiorno. Il fatto che gli Stati Uniti abbiano vaccinato più del triplo della propria popolazione (26 milioni, il 7% degli abitanti) rispetto all’Europa continentale, è ancora merito della vecchia Amministrazione. Ma non basta e Biden ha aggiustato la mira al rialzo: un milione e mezzo di vaccini al giorno, ora è questo il target da raggiungere. Si tratta quindi di imprimere un’accelerazione…
Joe Biden accelera il passo sulle vaccinazioni. Fino al giorno del suo giuramento, il 20 gennaio, l’obiettivo ufficiale era “cento milioni di vaccinazioni nei primi cento giorni”. Ma una volta insediato alla Casa Bianca il nuovo presidente si è reso conto di avere ereditato da Donald Trump una situazione meno peggiore – almeno su questo fronte – di quanto credeva. La tabella di marcia di un milione di vaccini inoculati ogni 24 ore era già rispettata nei fatti. Tutti gratis e offerti anche agli immigrati senza permesso di soggiorno. Il fatto che gli Stati Uniti abbiano vaccinato più del triplo della propria popolazione (26 milioni, il 7% degli abitanti) rispetto all’Europa continentale, è ancora merito della vecchia Amministrazione. Ma non basta e Biden ha aggiustato la mira al rialzo: un milione e mezzo di vaccini al giorno, ora è questo il target da raggiungere. Si tratta quindi di imprimere un’accelerazione del +50% rispetto alla velocità di crociera precedente. A questo fine Biden ha già firmato l’acquisto di 200 milioni di dosi in più da Pfizer e Moderna. Anche qui si tratta di un aumento del 50%, rispetto all’acquisto iniziale di 400 milioni di dosi. Entro l’estate l’Amministrazione Biden conta di avere 600 milioni di vaccini, sufficienti per tutta la popolazione (gli Stati Uniti hanno 330 milioni di abitanti ma solo 260 milioni devono ricevere l’immunizzazione, che esclude la popolazione sotto i 16 anni). Bill Gates, uno dei massimi esperti di logistica ed economia delle vaccinazioni di massa, ieri in una videoconferenza si è detto ottimista sugli Stati Uniti: “C’è ancora bisogno di rafforzare la capacità produttiva e di migliorare l’organizzazione distributiva sul territorio, ma sono tutte cose fattibili e i miglioramenti sono già in corso”. L’idea che i migliori risultati americani avvengano ai danni dell’Europa, non sembrano avere fondamento. La Pfizer ha centri di produzione distinti, quello che produce per l’Europa è in Belgio mentre il mercato americano viene rifornito da tre fabbriche che si trovano nel Michigan, Missouri e Wisconsin. Fin dall’inizio la corsa ai vaccini è stata segnata da un investimento molto superiore da parte degli Stati Uniti, da tempi di approvazione più rapidi a Londra e Washington, nonché da una maggior fiducia nella nuova tecnologia genetica usata da Pfizer e Moderna. Stati Uniti e Regno Unito hanno investito, in proporzione agli abitanti, sette volte più dell’Unione europea per finanziare fin dalla fase iniziali la ricerca e sviluppo, la produzione e distribuzione dei vaccini. Dall’Europa sono arrivate anche accuse allo “scudo legale” che Washington ha concesso alle multinazionali Pfizer e Moderna. Esiste, ma non è nuovo. Il ministro della Sanità dell’Amministrazione Trump, Alex Azar, già nel febbraio scorso invocò una legge approvata nel 2005, il Public Readiness and Emergency Preparedness Act. Concede l’immunità legale alle aziende che ricercano, sviluppano e producono “medicinali critici per la salute pubblica”, salvo nei casi di dolo. La protezione vale fino al 2024. Ha una logica: consente che i fondi vadano agli scienziati che fanno ricerca sui vaccini, anziché agli uffici legali delle multinazionali. Senza questo tipo di garanzia contro la “litigation”, forse non ci sarebbe stato l’exploit della messa a punto di vaccini in tempi record, senza precedenti nella storia.

La “saggezza delle folle” contro i poteri forti della finanza? E’ in atto un’insurrezione populista anche a Wall Street? Se siete frequentatori di social media come Reddit, questa è la narrazione prevalente dietro la febbre speculativa che ha fatto schizzare verso la stratosfera titoli semi-sconosciuti fino a ieri come GameStop (videogame), aziende sull’orlo del fallimento come la catena di cinema Amc, o degli zombi di una tecnologia del passato come BlackBerry. Un popolo di piccolissimi investitori ha rastrellato questi titoli, mettendo in difficoltà giganteschi hedge fund che avevano fatto puntate ribassiste. Alcuni analisti parlano di impazzimento, crisi isterica, fenomeni irrazionali tipici di una bolla speculativa nelle sue fasi finali, un po’ come l’euforìa del 1999 per le dot.com (le prime società di Internet) che finì malamente nel marzo 2000. A contribuire alla bolla del 2021 sarebbe proprio il lockdown, in due modi: c’è un popolo di risparmiatori chiusi a casa che hanno abbracciato il trading online come uno dei passatempi; e c’è un bel po’ di risparmio inutilizzato da parte di chi ha dovuto tagliare i consumi ma non ha subito perdite nei redditi (tipicamente, le professioni in smartworking). La narrazione alternativa, dice che finalmente è il popolo ad aver determinato l’andamento della Borsa. Comunque le batoste subite da alcuni grandi fondi d’investimento, possono a loro volta contribuire a una caduta degli indici azionari, se quei fondi sono costretti ad alleggerire i loro portafogli per appianare le perdite.

Occhio alla vicenda Alibaba-Ant-Alipay, che in qualche modo si collega a quanto avviene a Wall Street. Nel senso che siamo sempre nel mondo Fintech, dove finanza e tecnologia si sposano. Solo che in Cina il governo ha un atteggiamento molto più interventista, e alla fine è il potere politico che detta le regole del gioco. L’antefatto è che la Cina è molto più avanti di tutto l’Occidente nella rivoluzione digitale dei sistemi di pagamento, e la app Alipay (creata dalla società Ant del gruppo Alibaba) ha avuto molto più successo di tutto ciò che hanno cercato di fare Apple e Amazon nei pagamenti digitali in Occidente. In un anno Alipay ha gestito 17 trilioni di dollari (proprio così, 17.000 miliardi di dollari) di transazioni. Unendo questa capacità di fuoco formidabile alla massa di informazioni raccolte sui suoi utenti, e su quelli della casa madre Alibaba che è la regina del commercio online cinese, Ant si era trasformata in una giga-banca specializzata nel micro-credito a consumatori, negozianti, piccole imprese. Jack Ma, fondatore di Alibaba, si vantò di avere modernizzato un sistema bancario cinese molto arretrato. Ora però deve piegarsi al volere di Xi Jinping. Ant ha accettato di trasformarsi di fatto in una banca ufficiale, quindi soggetta a tutti gli obblighi e a tutti i controlli, a cominciare dalle riserve di capitale.