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(afp)

Outlook I L'America cresce a ritmi da "Paesi emergenti"

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Questo è il numero di mercoledì 10 marzo 2021 della newsletter Outlook, firmata da Federico Rampini. L'iscrizione è inclusa nell'abbonamento: scopri tutte le newsletter su newsletter.repubblica.it 
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Joe Biden annuncia che presto acquisterà altri 100 milioni di vaccini monodose della Johnson & Johnson, mentre un’inchiesta del New York Times torna sul paradosso dell’Unione Europea: non ha abbastanza vaccino per i suoi cittadini ma continua a esportarne, 25 milioni di dosi partono per Canada e Regno Unito dalle fabbriche europee. Il beneficio per gli americani della veloce campagna di vaccinazioni, collegata con le progressive riaperture, è visibile in questo dato: il settore più dinamico nel riassumere dipendenti in America a febbraio è stato quello della ristorazione e del tempo libero, con 286.000 nuovi posti di lavoro.
Se l'inflazione è dietro l'angolo, per ora ci rimane. L'indice dei prezzi al consumo (esclusi energia e alimenti) negli Usa è salito solo dell'1,3% a febbraio, meno del previsto. Per adesso quindi possiamo parlare di cessato allarme: la turbo-ripresa americana può proseguire la sua co…
Joe Biden annuncia che presto acquisterà altri 100 milioni di vaccini monodose della Johnson & Johnson, mentre un’inchiesta del New York Times torna sul paradosso dell’Unione Europea: non ha abbastanza vaccino per i suoi cittadini ma continua a esportarne, 25 milioni di dosi partono per Canada e Regno Unito dalle fabbriche europee. Il beneficio per gli americani della veloce campagna di vaccinazioni, collegata con le progressive riaperture, è visibile in questo dato: il settore più dinamico nel riassumere dipendenti in America a febbraio è stato quello della ristorazione e del tempo libero, con 286.000 nuovi posti di lavoro.
Se l'inflazione è dietro l'angolo, per ora ci rimane. L'indice dei prezzi al consumo (esclusi energia e alimenti) negli Usa è salito solo dell'1,3% a febbraio, meno del previsto. Per adesso quindi possiamo parlare di cessato allarme: la turbo-ripresa americana può proseguire la sua corsa senza dover temere il vento contrario dei rialzi dei tassi. Che si tratti di una ripresa eccezionalmente forte, lo confermano tutte le revisioni al rialzo delle previsioni per l’anno in corso. Tra le ultime: l’Ocse ha raddoppiato le sue stime sulla crescita Usa nel 2021, ancora a dicembre prevedeva che quest’anno il Pil americano si sarebbe chiuso con +3,2% mentre adesso prevede +6,5%. Molti istituti privati sono ancora più ottimisti e vedono almeno +7% per il Pil americano a fine 2020. La revisione al rialzo per la crescita si affianca a una correzione al ribasso sull’entità della recessione, che è stata meno grave di quanto si temeva: il Pil degli Stati Uniti ha perso solo il 3,4% nel 2020 a conti fatti. E nell’anno in corso avremo una crescita americana a ritmi “da Paesi emergenti”, non molto distante dal +7,8% che si prevede per la Cina. Farà ancora meglio l’India con +12,6% però deve recuperare una recessione pesante (-7,4%) nel 2020. Tra le grandi economie rimane in coda, ultimo vagone del convoglio, l’Eurozona a cui l’Ocse assegna una crescita del 3,9% a fine 2021. Mentre Brexit sorride al Regno Unito che dovrebbe avere un aumento del Pil superiore al 5%.

La sorpresa di fronte a questa ventata di ottimismo è il tema dominante sui mercati. A prescindere se sia reale o immaginario il pericolo dell’inflazione, gli investitori stanno spingendo i rendimenti al rialzo perché questo è coerente con un’annata di boom dell’economia reale. Di conseguenza è in corso un massiccio ri-posizionamento degli investimenti, a scapito dei titoli a reddito fisso perché questi perdono valore quando i tassi salgono. E finora le parole rassicuranti delle banche centrali, Fed in testa, o l’assenza di dati a conferma del pericolo-inflazione, non servono a cambiare l’umore dei mercati. Gli investitori guardano a un’economia reale che si sta surriscaldando in particolare negli Stati Uniti: donde il rialzo del dollaro che segue quello dei rendimenti. I Treasury Bond americani di lunga scadenza hanno perso oltre un decimo del loro valore dall’inizio dell’anno. Lo scenario della crescita surriscaldata riceve altro carburante dal via libera definitivo della Camera alla manovra di spesa da 1.900 miliardi di dollari, la prima dell’era Biden. È un poderoso contributo al potere d’acquisto delle famiglie, poiché la maggior parte di questi fondi sono aiuti alle persone, sussidi al reddito, spese sociali. Solo 66 miliardi vanno alla sanità e ai vaccini, il resto riguarda bonifici o assegni diretti ai tre quarti degli americani, assegni familiari per i figli a carico, indennità di disoccupazione, sgravi sui debiti studenteschi, credito fiscale per alleggerire la pressione sui ceti medio-bassi. Poiché la recessione è finita da un pezzo, più che una manovra anti-crisi questa si sta rivelando per la sua vera finalità: è la più grande operazione redistributiva che l’America mette in cantiere da molti decenni. Bisogna risalire alla Great Society di Lyndon Johnson o al New Deal di Franklin Roosevelt per trovare una redistribuzione di questa portata. I conservatori amano ricordare che la Great Society fallì il suo obiettivo principale che era di sconfiggere la povertà e curare le piaghe sociali del razzismo, mentre creò una sottocultura della dipendenza rendendo alcune fasce etniche e sociali “assistite a vita”, prigioniere di macchine politico-clientelari che ne gestiscono i voti. La sinistra può obiettare che dopo almeno 40 anni di aumento delle diseguaglianze, è ora di provare un’inversione di tendenza. Tanto più che il 2020 ha visto un’ulteriore e insopportabile impennata di quelle diseguaglianze, quando Big Tech e Wall Street hanno accumulato nuove ricchezze mentre le classi lavoratrici soffrivano.

Il problema per la sinistra in prospettiva è quello che indica il premio Nobel dell’economia Paul Krugman nella sua column sul New York Times. Dopo aver speso tanto capitale politico per fare approvare dal Congresso una manovra fatta quasi solo di assistenza, Biden ha davanti a sé una strada tutta in salita per la “fase due”, cioè il grande piano per rinnovare le infrastrutture e lanciare la transizione sostenibile verso le tecnologie verdi. C’è bisogno di spesa pubblica per gli investimenti, ma trovare i voti sarà più arduo dopo lo sforzo fatto per questi 1.900 miliardi e con i segnali sempre più evidenti della ripresa.

Sulla transizione alle energie rinnovabili va segnalato il via libera dell’Amministrazione Biden per una mega-installazione di turbine eoliche nell’Oceano Atlantico, a 15 miglia dall’isola dei milionari radical chic, Martha’s Vineyard, la Capalbio dei newyorchesi. Vineyard Wind, un investimento iniziale di 3 miliardi di dollari per installare 62 turbine, è una joint venture tra due filiali di aziende europee, la danese Copenaghen Infrastructure Partners e Avangrid che appartiene alla spagnola Iberdrola. Le turbine avranno una capacità di 800 megawatt.

La Cina riuscirà a conquistare il mondo con i suoi vaccini? Per adesso nella gara geopolitica per immunizzare il pianeta ha segnato dei punti, però meno del previsto. Il suo campione nazionale numero uno è Sinopharm, azienda di proprietà pubblica con 150.000 dipendenti e 78 miliardi di dollari di fatturato. Il primo vaccino di Sinopharm venne approvato dalle autorità cinesi alla fine dell’anno scorso, eppure procedono a rilento sia le vaccinazioni della popolazione cinese, sia le esportazioni nel resto del mondo. Benché Sinopharm annunci di avere aumentato la sua capacità produttiva per fabbricare un miliardo di dosi quest’anno e due miliardi nel 2021, per adesso ha ordinativi dall’estero solo per 140 milioni di dosi. Tra i Paesi stranieri che lo hanno autorizzato ci sono Emirati, Pakistan, Egitto, Serbia e Ungheria. Il freno alla sua diffusione rimane la trasparenza sui dati dei test clinici. Non aiuta il fatto che quando Sinopharm riceve domande dai media occidentali, le gira automaticamente ai funzionari del partito comunista.

New York, 10 marzo 2021