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Outlook | L'inflazione insegue Biden

(reuters)

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Questo è il numero di giovedì 10 giugno 2021 della newsletter Outlook, firmata da Federico Rampini. L'iscrizione è inclusa nell'abbonamento: scopri tutte le newsletter su newsletter.repubblica.it
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Proprio alla vigilia del suo arrivo in Europa il presidente americano aveva rafforzato i dispositivi per contenere l'avanzata cinese. Ha allungato a 59 la lista di aziende cinesi sotto embargo perché legate ai militari. Biden ha costruito una task-force che riunisce tre ministeri - Commercio Estero, Trasporti, Agricoltura - per affrontare tutti i punti deboli della catena produttiva e logistica, riportare in patria le industrie essenziali, diversificare le fonti di approvvigionamento di materiali strategici come le terre rare e i minerali usati nelle batterie elettriche. Industria farmaceutica e semiconduttori, sono fra i settori a cui la Casa Bianca dedica maggiore attenzione. Biden ha deciso di rendere permanente l'uso di una legge di guerra, il Defense Production Act che risale al conflitto del 1950-53 in Corea. Quella legge consente di requisire materie prime, semilavorati, componenti e prodotti, per motivi di sicurezza nazionale. L'aveva usata un po' Trump per avviare la produzione di vaccini e garantire un approvvigionamento rapido di ogni componente necessario alle case farmaceutiche. Biden l'aveva ripresa anche lui nella corsa ai vaccini. In seguito ci si è affezionato, ha deciso di estenderla ad altri settori, ogniqualvolta ci siano scarsità che minacciano il regolare funzionamento di un'industria. Il dicastero dell'Energia è stato mobilitato nel piano per l'autosufficienza nelle batterie elettriche. La task-force della Casa Bianca è una cabina di regìa che vuole avvistare in anticipo future strozzature, penurie; colpirà con dazi e sanzioni quei concorrenti esteri che costruiscano posizioni monopolistiche attraverso sussidi pubblici e altre agevolazioni di Stato. E' il caso, per esempio, di quei magneti speciali usati nei motori di apparecchi militari, che sono importati dalla Cina. Il bersaglio è sempre Pechino.

Il primo viaggio che Biden fa in persona all'estero, è l'occasione per incitare gli alleati a unirsi a questo sforzo americano. In ben tre vertici (G7, Nato, Usa-UE), il presidente americano presenta il suo nuovo arsenale strategico per contenere l'espansionismo cinese, ridurre la dipendenza strategica dell'Occidente.

Lo aiuta il Congresso dove la Cina è uno dei pochi terreni d'intesa bipartisan. Il Senato di Washington ha approvato a larga maggioranza e con molti voti repubblicani un piano da 250 miliardi per rilanciare la ricerca scientifica con fondi pubblici e contrastare la competizione cinese. Energia, bioscienze, reti informatiche, sono i settori a cui la National Science Foundation dovrà convogliare queste nuove risorse. Arvind Krishna, chief executive dell'Ibm, ha definito quella legge "visionaria", ha detto che "promuove quel tipo di collaborazione tra pubblico e privato che negli anni Sessanta consentì all'America di arrivare sulla luna". Tutti i rami del governo federale sono chiamati a convergere verso questo scopo: fermare Pechino.

Però l'inflazione insegue Joe Biden nel suo primo viaggio presidenziale in Europa, e rischia di complicare i suoi piani di politica economica. +5% è l'aumento mensile dei prezzi al consumo che gli Stati Uniti hanno registrato a maggio. E' il massimo da 13 anni, per la precisione dall'agosto 2008: data infausta perché precedeva di poco lo scoppio dell'ultima grande crisi. Il contesto è diverso in tutto, salvo che per il timore di un surriscaldamento della crescita, con annesse tensioni sui prezzi, dalle materie prime ai salari. L'aumento del 5% a maggio segue quello del 4,2% ad aprile. Resta un rincaro poderoso anche se si depura dalle due componenti più volatili e stagionali: al netto di energia e prodotti alimentari l'inflazione è stata comunque del 3,8%. Per questa categoria di prezzi è l'inflazione più alta che si verifica dal 1992. I dati s'intendono su base annua cioè rispetto al maggio dell'anno scorso. Questo in parte ridimensiona l'entità dello shock. La base di partenza infatti è il periodo più nero del 2020, quando l'economia americana era in recessione per il lockdown, i consumi erano precipitati, di conseguenza i prezzi risentivano della debolezza della domanda. Questo effetto-rimbalzo con ogni probabilità lo vedremo ancora nel prossimo dato, l'inflazione di giugno.

Nei rincari del mese scorso hanno giocato un ruolo trainante alcuni settori. Auto e veicoli commerciali usati sono saliti del 7,3%, ancora più della media. Hanno risentito delle difficoltà nella produzione di veicoli nuovi, per la penuria di semiconduttori che ha colpito tutte le case automobilistiche. Tariffe aeree e alberghiere hanno avuto forti aumenti per effetto della ripresa del turismo interno. Arredamento e mobili, abbigliamento, sono tra i settori con le dinamiche dei prezzi più pronunciate.

Le imprese sostengono di aver dovuto ritoccare al rialzo i loro listini per tenere conto di un aggravio dei costi di produzione e distribuzione, su almeno tre fronti: materie prime, salari, tariffe dei trasportatori (sia su gomma che su nave o aereo). D'altra parte se le imprese riescono a trasferire i loro aumenti dei costi sui prezzi finali, è grazie ad una domanda di consumo molto vivace. Il potere d'acquisto delle famiglie americane è aumentato, sia per il risparmio forzoso accumulato durante i lockdown, sia per le generose distribuzioni di sussidi pubblici a vaste categorie di cittadini (circa i tre quarti della popolazione hanno ricevuto qualcosa). A riprova di questa dinamica positiva il Pil americano è cresciuto del 6,4% su base annua nel primo trimestre e si prevede che possa crescere dell'8,1% su base annua nel secondo trimestre. E' dall'inizio degli anni Ottanta che gli Stati Uniti non vivono una crescita così dinamica.

Di tutti i costi di produzione che aumentano, quello che in prospettiva potrebbe alimentare un'inflazione durevole è il costo del lavoro. La dinamica salariale è sostenuta da penurie di manodopera che affliggono soprattutto le mansioni meno qualificate. L'opposizione repubblicana accusa il governo federale di incentivare i disoccupati perché restino a casa e rifiutino le offerte di lavoro, visto che per alcuni mestieri il sussidio di disoccupazione è del 30% superiore all'ultimo salario. Per il partito democratico questa è la prova che esiste un esercito di lavoratori sottopagati e tocca alle imprese attirarli offrendo condizioni più attraenti. Sta di fatto che ad aprile c'erano 9,3 milioni di posti "vacanti", cioè in attesa di essere riempiti con nuovi assunti.

Biden si presenta al G7 da oggi, e all'Unione europea martedì, come il leader di una nazione che è già uscita brillantemente dalla recessione. A casa sua però il rigurgito d'inflazione insidia le prossime fasi della sua agenda economica. Dopo la prima manovra da 1.900 miliardi di dollari già distribuita nelle tasche degli americani, Biden ha messo in cantiere altri 4.000 miliardi di piani d'investimenti. La possibilità di vararli con un voto bipartisan che coinvolga i repubblicani sta diminuendo, anche perché l'opposizione giudica eccessivo, forse controproducente, continuare l'escalation di spesa pubblica e alimentare l'inflazione in una fase in cui la crescita cammina da sola.

10 giugno 2021