Outlook | Le priorità di Joe Biden

Outlook | Le priorità di Joe Biden
(afp)
Questo è il numero di martedì 22 giugno 2021 della newsletter Outlook, firmata da Federico Rampini. L'iscrizione è inclusa nell'abbonamento: scopri tutte le newsletter su newsletter.repubblica.it
2 minuti di lettura

Joe Biden ha messo quattro settori strategici in cima all’elenco delle sue priorità per la nuova politica industriale che deve contrastare l’invadenza della Cina: farmaceutico, semiconduttori, batterie avanzate e minerali essenziali per l’elettronica. In questo elenco spicca un’assenza, quella del solare e dell’eolico. Eppure vincere la gara per la leadership nelle rinnovabili è un obiettivo che ossessiona questo presidente e la sua squadra. Dietro l’assenza delle rinnovabili si cela un problema imbarazzante. La Casa Bianca esita a promettere nuovi finanziamenti per un settore... che non c’è più. La concorrenza sleale della Cina – a colpi di sussidi pubblici e dumping – ha provocato un’ecatombe tra le aziende americane che fabbricavano pannelli solari, pale eoliche e tutta la componentistica. Tra quelle che rimangono ci sono aziende di dubbia serietà e scarsa affidabilità. Biden ricorda bene un precedente infausto, quando Barack Obama con le manovre anti-recessione del 2009 finanziò la Solyndra californiana, produttrice di una tecnologia molto avanzata che doveva sostituire i pannelli solari tradizionali. La Solyndra ricevette più di mezzo miliardo di dollari di finanziamenti dall’Amministrazione Obama, ma non bastarono neppure quelli a tenerla a galla di fronte all’avanzata del made in China con prezzi stracciati.

Su questo tema sono stato interrogato oggi nel corso di una videoconferenza con la SDA-Bocconi. Ero stato invitato come keynote speaker dalla Business School milanese. Il tema della mia conferenza era lo scenario geopolitico, dominato dalla sfida tra America e Cina. Non tradirò la confidenzialità di un evento riservato agli iscritti al Master della SDA-Bocconi, ma posso dire che un paio di domande mi sono state rivolte dalla manager di un’importante multinazionale del settore energetico, proprio sul “che fare” di fronte alla competizione sleale della Cina nelle energie rinnovabili. Ricordo che, oltre alla questione dei sussidi pubblici e del dumping, c’è il tema dei lavori forzati nella regione dello Xinjiang, grossa produttrice di pannelli solari made in China.

La competizione sleale talvolta è consentita alla Cina dagli accordi speciali siglati nel 2001 all’epoca del suo accesso alla World Trade Organization: la Cina di vent’anni fa era un Paese povero che temeva di essere colonizzato dal capitalismo occidentale, e seppe negoziare una serie di esenzioni, trattamenti privilegiati, che col passare del tempo si sono rivelati anacronistici. In altri casi gli aiuti di Stato sono mascherati dall’uso del credito, in un Paese dove le banche sono quasi tutte sotto il controllo pubblico. Infine, anche nei casi in cui ci siano gli estremi per trascinare la Cina davanti al tribunale WTO, le lentezze di quella giustizia sono note.

Il recente viaggio di Biden in Europa ha consegnato agli alleati anche questo messaggio: bisogna serrare i ranghi, per ristabilire delle regole del gioco che siano meno sfavorevoli a noi, soprattutto ai nostri lavoratori. Ma per valutare quanto l’Europa sia ricettiva, consiglio di leggere la lunga intervista che il Financial Times pubblica oggi con il successore di Angela Merkel alla guida della CDU, Armin Laschet. Il politico tedesco – che potrebbe anche diventare cancelliere, se la CDU conferma la rimonta delle ultime elezioni regionali nelle legislative di settembre – prende le distanze dalla linea Biden. La Germania non vuole farsi trascinare in una logica da guerra fredda. La Germania è la potenza egemone nell’Unione europea, e punta ad un posizionamento geopolitico da “terza forza”, con libertà di fare affari con Cina e Russia. Il viaggio di Biden ha messo un velo temporaneo sui dissensi che continueranno ad esserci tra le due sponde dell’Atlantico.

 

New York, 22 giugno 2021