14. Elogio degli spaghetti

14. Elogio degli spaghetti
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Per secoli le donne hanno avuto come solo potere quello domestico, in particolare la cucina, la cottura dei cibi. Per altrettanti secoli, fino al boom economico del XX secolo, la preoccupazione costante di molte famiglie è stata che ci fosse cibo sufficiente per tutti.
In un paese a lungo povero come il nostro, il sogno ossessivo delle maschere è poter mangiare a sazietà. Arlecchino è felice quando ruba un pollo al padrone, Pulcinella s’ingozza di maccheroni afferrandoli dal piatto con le mani, anticipa Totò che con gli spaghetti si riempie addirittura le tasche dalla giacca o di Alberto Sordi che davanti a un piatto di spaghetti dimentica di essere ‘un americano a Roma’ e se li caccia in bocca con una voracità figlia della fame.
La famiglia di contadini veneti che tagliano in fette sottili la polenta a centro tavola non è lontana da quella dei pescatori campani che strofinano un pomodoro e, quando c’è, un’alice per dare sapore ad un pezzo di pane.