Siena — Nei mesi del grande vuoto, in Piazza del Campo è cresciuta la verbena, che poi fa rima con Siena e sta quindi nei canti di città. Nell’anno del non-Palio, i senesi hanno dovuto riscrivere il loro calendario: il più bel giorno, quando il tufo arriva in piazza. La curiosità per le prove (una all’alba), l’emozione all’assegnazione del cavallo. Le vacanze, solo fra una carriera e l’altra, fra il 2 luglio e il 16 agosto. E poi l’inverno, che inizia subito dopo il Palio dell’Assunta e il giubilo in Duomo “dove accorrono quando vincono anche gli atei come me” come racconta lo storico Duccio Balestracci.
Niente di tutto questo. L’ultimo anno senza Palio fu il 1944: i francesi entrarono da Porta Romana il 3 luglio, sfilarono in jeep fra le bandiere e chiesero: “Lo fate per noi”? Ma i nazisti erano appena usciti da Porta Camollia e avevano ucciso tre partigiani. I senesi dissero no.…
Niente di tutto questo. L’ultimo anno senza Palio fu il 1944: i francesi entrarono da Porta Romana il 3 luglio, sfilarono in jeep fra le bandiere e chiesero: “Lo fate per noi”? Ma i nazisti erano appena usciti da Porta Camollia e avevano ucciso tre partigiani. I senesi dissero no.…
Siena — Nei mesi del grande vuoto, in Piazza del Campo è cresciuta la verbena, che poi fa rima con Siena e sta quindi nei canti di città. Nell’anno del non-Palio, i senesi hanno dovuto riscrivere il loro calendario: il più bel giorno, quando il tufo arriva in piazza. La curiosità per le prove (una all’alba), l’emozione all’assegnazione del cavallo. Le vacanze, solo fra una carriera e l’altra, fra il 2 luglio e il 16 agosto. E poi l’inverno, che inizia subito dopo il Palio dell’Assunta e il giubilo in Duomo “dove accorrono quando vincono anche gli atei come me” come racconta lo storico Duccio Balestracci.
Niente di tutto questo. L’ultimo anno senza Palio fu il 1944: i francesi entrarono da Porta Romana il 3 luglio, sfilarono in jeep fra le bandiere e chiesero: “Lo fate per noi”? Ma i nazisti erano appena usciti da Porta Camollia e avevano ucciso tre partigiani. I senesi dissero no.
E oggi? Una città col magone, un passaparola per ritrovarsi domani sera alle 19. Altre città non possono capirlo. Fedora Saura, una mezzosangue bianco-grigia che ha vinto tre volte, portata al passo in centro. Commozione. Le contrade che riaprono per le loro cene e cenini. Moderazione. Dove l’anno scorso c’erano 1900 persone sedute, oggi 400. App per prenotare. I Musei riaprono (e sono gratis), la Porta del Cielo in Duomo no, c’è una scala a chiocciola. I fantini — li chiamano “assassini” — hanno messo i cavalli al prato, sulla pista che riproduce il giro della Piazza e la curva batticuore di San Martino. Imprecazione. Loro sperano in un Palio straordinario.
«Di sicuro non ha senso farlo a porte chiuse» dice Balestracci, che è del Nicchio. «Il Palio è corporeità e sudore, il punto finale di una liturgia. Ci si abbraccia e si piange quando si vince e quando si perde. È preceduto da un sontuoso corteo storico, identitario: senza questa cornice, la corsa perde di significato».
Il rettore dell’Università Francesco Frati è andato a cena nella Lupa: «Ho visto mio figlio con gli amici ad un altro tavolo, è la nostra vita che ricomincia. Siamo polemici per natura, ma sul Palio cancellato non una voce dissonante».
Città di studenti, Siena si è svuotata. «Ma ora abbiamo riaperto le biblioteche e i tirocini in presenza, il giardino di Fieravecchia e il Chiostro alla scuola di economia. Stop solo la settimana di Ferragosto, a ottobre lezioni in aula». Città d’arte, Siena ha riaccolto i primi turisti dell’era postcovidiana. Un punto di approdo, come per lo scrittore Hisham Matar, che un giorno si innamorò della pittura del tredicesimo secolo e di Duccio di Buoninsegna. Ha descritto Piazza del Campo come un posto che tutto vede e da cui tutto si vede. E solo i senesi sanno che c’è un punto da cui si può seguire tutta la corsa, un minuto e tredici secondi che durano un anno.
Massimo Reale, che fa l’attore ed è il medico assistente di Rocco Schiavone/Giallini nella fiction Rai, è un altro orfano della Festa. Molla tutti ogni volta per condurre la maratona tv “96 ore di Palio”, altro che Mentana. «Se oggi posso percorrere senza tristezza la piazza, è solo perché so che le contrade ribollono, affilano i nerbi e sussurrano al fantino. Quello che di solito è un boato, è oggi un fruscio, un refolo di vita appena sotto traccia».
E le bandiere? Il Magistrato delle Contrade ne ha vietato l’esposizione nei rioni. Se ne vede qualcuna, i negozi dei souvenir le vendono. Dopo mesi in cui si sentivano solo c aspirate, sono tornati i turisti stranieri: «Ci aspettavamo solo quelli di prossimità, e invece», Guido Pratesi, Rettore dell’Opera della Metropolitana, il complesso monumentale del Duomo, dà i primi numeri. «Dopo la riapertura, 2000 persone nel weekend, cinquecento al giorno, non ci speravamo. Siamo al 10 per cento dell’anno scorso». E il Palio? Pratesi torna alla sua Torre: «È la linfa che ti dà la forza per dodici mesi: cerchiamo di creare eventi alternativi, per dimenticare il fatto che manchi. Dobbiamo riaprire, c’è chi ci perde».
A Siena non ha chiuso un solo locale. Stefano Bernardini è capitano dell’Oca e presidente Confcommercio: «Il Palio è un fatto nostro, non nego che attiri turisti. Molti hotel sono ancora sbarrati. La ristorazione resiste, la cassa integrazione ha aiutato. Siamo patrimonio dell’Unesco, troveremo la strada». E all’Oca? «Si torna alla amata socialità».
Le contrade che preparano colazione e cena devono chiudere, sanificare e riaprire. Non pensate a scantinati, ma a cotto, luce e fontane: sono 17, hanno tutte sedi piene di spazio, a misura di neonati e di anziani. Sui monitor del bar passano in loop i Palii vinti negli anni passati, fuori si parla… indovinate di cosa. Incomprensibile? Il semiologo Omar Calabrese scrisse che la senesità è “sentirsi comunità, aiuto reciproco, amore per il paesaggio”, strano che il collante sia una corsa di cavalli. Però, che invidia.
Niente di tutto questo. L’ultimo anno senza Palio fu il 1944: i francesi entrarono da Porta Romana il 3 luglio, sfilarono in jeep fra le bandiere e chiesero: “Lo fate per noi”? Ma i nazisti erano appena usciti da Porta Camollia e avevano ucciso tre partigiani. I senesi dissero no.
E oggi? Una città col magone, un passaparola per ritrovarsi domani sera alle 19. Altre città non possono capirlo. Fedora Saura, una mezzosangue bianco-grigia che ha vinto tre volte, portata al passo in centro. Commozione. Le contrade che riaprono per le loro cene e cenini. Moderazione. Dove l’anno scorso c’erano 1900 persone sedute, oggi 400. App per prenotare. I Musei riaprono (e sono gratis), la Porta del Cielo in Duomo no, c’è una scala a chiocciola. I fantini — li chiamano “assassini” — hanno messo i cavalli al prato, sulla pista che riproduce il giro della Piazza e la curva batticuore di San Martino. Imprecazione. Loro sperano in un Palio straordinario.
«Di sicuro non ha senso farlo a porte chiuse» dice Balestracci, che è del Nicchio. «Il Palio è corporeità e sudore, il punto finale di una liturgia. Ci si abbraccia e si piange quando si vince e quando si perde. È preceduto da un sontuoso corteo storico, identitario: senza questa cornice, la corsa perde di significato».
Il rettore dell’Università Francesco Frati è andato a cena nella Lupa: «Ho visto mio figlio con gli amici ad un altro tavolo, è la nostra vita che ricomincia. Siamo polemici per natura, ma sul Palio cancellato non una voce dissonante».
Città di studenti, Siena si è svuotata. «Ma ora abbiamo riaperto le biblioteche e i tirocini in presenza, il giardino di Fieravecchia e il Chiostro alla scuola di economia. Stop solo la settimana di Ferragosto, a ottobre lezioni in aula». Città d’arte, Siena ha riaccolto i primi turisti dell’era postcovidiana. Un punto di approdo, come per lo scrittore Hisham Matar, che un giorno si innamorò della pittura del tredicesimo secolo e di Duccio di Buoninsegna. Ha descritto Piazza del Campo come un posto che tutto vede e da cui tutto si vede. E solo i senesi sanno che c’è un punto da cui si può seguire tutta la corsa, un minuto e tredici secondi che durano un anno.
Massimo Reale, che fa l’attore ed è il medico assistente di Rocco Schiavone/Giallini nella fiction Rai, è un altro orfano della Festa. Molla tutti ogni volta per condurre la maratona tv “96 ore di Palio”, altro che Mentana. «Se oggi posso percorrere senza tristezza la piazza, è solo perché so che le contrade ribollono, affilano i nerbi e sussurrano al fantino. Quello che di solito è un boato, è oggi un fruscio, un refolo di vita appena sotto traccia».
E le bandiere? Il Magistrato delle Contrade ne ha vietato l’esposizione nei rioni. Se ne vede qualcuna, i negozi dei souvenir le vendono. Dopo mesi in cui si sentivano solo c aspirate, sono tornati i turisti stranieri: «Ci aspettavamo solo quelli di prossimità, e invece», Guido Pratesi, Rettore dell’Opera della Metropolitana, il complesso monumentale del Duomo, dà i primi numeri. «Dopo la riapertura, 2000 persone nel weekend, cinquecento al giorno, non ci speravamo. Siamo al 10 per cento dell’anno scorso». E il Palio? Pratesi torna alla sua Torre: «È la linfa che ti dà la forza per dodici mesi: cerchiamo di creare eventi alternativi, per dimenticare il fatto che manchi. Dobbiamo riaprire, c’è chi ci perde».
A Siena non ha chiuso un solo locale. Stefano Bernardini è capitano dell’Oca e presidente Confcommercio: «Il Palio è un fatto nostro, non nego che attiri turisti. Molti hotel sono ancora sbarrati. La ristorazione resiste, la cassa integrazione ha aiutato. Siamo patrimonio dell’Unesco, troveremo la strada». E all’Oca? «Si torna alla amata socialità».
Le contrade che preparano colazione e cena devono chiudere, sanificare e riaprire. Non pensate a scantinati, ma a cotto, luce e fontane: sono 17, hanno tutte sedi piene di spazio, a misura di neonati e di anziani. Sui monitor del bar passano in loop i Palii vinti negli anni passati, fuori si parla… indovinate di cosa. Incomprensibile? Il semiologo Omar Calabrese scrisse che la senesità è “sentirsi comunità, aiuto reciproco, amore per il paesaggio”, strano che il collante sia una corsa di cavalli. Però, che invidia.