Grazie al decreto Semplificazioni stiamo per fare la conoscenza di un nuovo diritto: il diritto a innovare. Il presupposto è che la rivoluzione digitale ha moltiplicato gli attori dell'innovazione che non sono più solo grandi aziende e grandi centri di ricerca, ma anche piccole startup e in qualche caso addirittura singoli individui. A costoro lo Stato garantirà un percorso veloce, come i fast track negli aeroporti, per essere autorizzati a testare sul mercato le proprie innovazioni. Finora avveniva il contrario: qualche anno fa il ministero dello Sviluppo economico fece un bando per finanziare idee innovative ma dopo quattro anni i soldi non erano ancora stati erogati ai vincitori e le idee avevano perduto tutta la loro innovatività.
Accanto al diritto ad innovare da parte dei cittadini e delle imprese, sarebbe però importante introdurre il dovere di innovare da parte della Pubblica amministrazione. Dove invece vige la logica del rinvio. L'…
Accanto al diritto ad innovare da parte dei cittadini e delle imprese, sarebbe però importante introdurre il dovere di innovare da parte della Pubblica amministrazione. Dove invece vige la logica del rinvio. L'…
Grazie al decreto Semplificazioni stiamo per fare la conoscenza di un nuovo diritto: il diritto a innovare. Il presupposto è che la rivoluzione digitale ha moltiplicato gli attori dell'innovazione che non sono più solo grandi aziende e grandi centri di ricerca, ma anche piccole startup e in qualche caso addirittura singoli individui. A costoro lo Stato garantirà un percorso veloce, come i fast track negli aeroporti, per essere autorizzati a testare sul mercato le proprie innovazioni. Finora avveniva il contrario: qualche anno fa il ministero dello Sviluppo economico fece un bando per finanziare idee innovative ma dopo quattro anni i soldi non erano ancora stati erogati ai vincitori e le idee avevano perduto tutta la loro innovatività.
Accanto al diritto ad innovare da parte dei cittadini e delle imprese, sarebbe però importante introdurre il dovere di innovare da parte della Pubblica amministrazione. Dove invece vige la logica del rinvio. L'ultimo riguarda i pagamenti digitali: sarebbero dovuti diventare obbligatori per tutti gli enti pubblici il primo luglio e invece la scadenza verrà spostata alla fine di febbraio del prossimo anno. Comprensibile la giustificazione: causa Covid 19. Epperò questo rinvio segue quello del 31 dicembre 2019, che a sua volta precedeva quello del 31 dicembre 2018 e così via tornando indietro nel tempo fino alla prima versione di un documento ormai mitologico: il Cad, il Codice dell'amministrazione digitale. E dunque era il 2005, il presidente del Consiglio aveva promesso di costruire una Italia delle "tre i", inglese, imprese e internet (lui diceva informatica), e come ministro dell'Innovazione avevamo una persona effettivamente capace, Lucio Stanca, a lungo alla guida di Ibm. Fu in questo contesto che varammo il Cad, che alcuni sostengono sia stato il primo testo del suo genere in Europa: gli utenti italiani della Rete erano la metà di quelli attuali (che sono troppo pochi) eppure in quel testo normativo c'erano già quasi tutti i nostri diritti digitali. Da allora si sono succedute infinite variazioni, solo alcune rese necessarie dalla tecnologia (si pensi al cloud e all'intelligenza); al punto che fra gli addetti ai lavori si dice che "contare le modifiche al Cad è come contare i morti in Rambo". Ma la cosa che non è davvero cambiata è il senso di incompiutezza di quel codice. I principi fondamentali della cittadinanza digitale sono tutti previsti con chiarezza ma quasi sempre sono rimasti principi anche quando erano obblighi.
E questo per tre ragioni: la prima è che ci fermiamo ogni volta davanti allo switch off, il momento in cui un servizio diventa solo digitale (tra le rare eccezioni, la fatturazione elettronica); la seconda è che anche quando non ci fermiamo, non esistono sanzioni effettive per chi non si adegua; e la terza, è che in un Paese che ha fatto del decreto Mille proroghe uno strumento di tenuta del sistema, il digitale è entrato a far parte di quel rito.
Nel mondo nuovo dopo la pandemia questo rito va cancellato: il Covid 19 ha dimostrato quanto sia importante l'accesso a Internet e ai servizi digitali per la resilienza di un Paese. Abbiamo il dovere di innovare e di farlo subito.
Accanto al diritto ad innovare da parte dei cittadini e delle imprese, sarebbe però importante introdurre il dovere di innovare da parte della Pubblica amministrazione. Dove invece vige la logica del rinvio. L'ultimo riguarda i pagamenti digitali: sarebbero dovuti diventare obbligatori per tutti gli enti pubblici il primo luglio e invece la scadenza verrà spostata alla fine di febbraio del prossimo anno. Comprensibile la giustificazione: causa Covid 19. Epperò questo rinvio segue quello del 31 dicembre 2019, che a sua volta precedeva quello del 31 dicembre 2018 e così via tornando indietro nel tempo fino alla prima versione di un documento ormai mitologico: il Cad, il Codice dell'amministrazione digitale. E dunque era il 2005, il presidente del Consiglio aveva promesso di costruire una Italia delle "tre i", inglese, imprese e internet (lui diceva informatica), e come ministro dell'Innovazione avevamo una persona effettivamente capace, Lucio Stanca, a lungo alla guida di Ibm. Fu in questo contesto che varammo il Cad, che alcuni sostengono sia stato il primo testo del suo genere in Europa: gli utenti italiani della Rete erano la metà di quelli attuali (che sono troppo pochi) eppure in quel testo normativo c'erano già quasi tutti i nostri diritti digitali. Da allora si sono succedute infinite variazioni, solo alcune rese necessarie dalla tecnologia (si pensi al cloud e all'intelligenza); al punto che fra gli addetti ai lavori si dice che "contare le modifiche al Cad è come contare i morti in Rambo". Ma la cosa che non è davvero cambiata è il senso di incompiutezza di quel codice. I principi fondamentali della cittadinanza digitale sono tutti previsti con chiarezza ma quasi sempre sono rimasti principi anche quando erano obblighi.
E questo per tre ragioni: la prima è che ci fermiamo ogni volta davanti allo switch off, il momento in cui un servizio diventa solo digitale (tra le rare eccezioni, la fatturazione elettronica); la seconda è che anche quando non ci fermiamo, non esistono sanzioni effettive per chi non si adegua; e la terza, è che in un Paese che ha fatto del decreto Mille proroghe uno strumento di tenuta del sistema, il digitale è entrato a far parte di quel rito.
Nel mondo nuovo dopo la pandemia questo rito va cancellato: il Covid 19 ha dimostrato quanto sia importante l'accesso a Internet e ai servizi digitali per la resilienza di un Paese. Abbiamo il dovere di innovare e di farlo subito.