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Piccoli, grandi passi

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“Un piccolo passo avanti”, lo definisce il ministro degli Esteri russo Lavrov. “Le parti in conflitto – dice - hanno fatto un piccolo passo avanti rispetto all'incontro tenuto a Mosca il 13 gennaio. La situazione non è facile perché le differenze di approccio sono troppo grandi”.

E quindi, cosa è successo nella conferenza di Berlino sulla Libia, nel giro di quattro ore? Nel palazzo della Cancelleria federale, Serraj e Haftar sono entrati. Ma non hanno preso parte al tavolo con Onu, Unione europea, Stati Uniti, Lega Araba, Unione africana, Russia, Turchia, Germania, Italia, Francia, Gran Bretagna, Egitto, Algeria, Cina ed Emirati. I nemici sul campo, il premier di Tripoli e il generale della Cirenaica, non si sono incrociati. Con loro hanno parlato separatamente, in stanze differenti, Angela Merkel e il suo ministro degli Esteri Maas. 

“Non abbiamo risolto tutti i problemi", ha detto la Cancelliera, ma “abbi…
“Un piccolo passo avanti”, lo definisce il ministro degli Esteri russo Lavrov. “Le parti in conflitto – dice - hanno fatto un piccolo passo avanti rispetto all'incontro tenuto a Mosca il 13 gennaio. La situazione non è facile perché le differenze di approccio sono troppo grandi”.

E quindi, cosa è successo nella conferenza di Berlino sulla Libia, nel giro di quattro ore? Nel palazzo della Cancelleria federale, Serraj e Haftar sono entrati. Ma non hanno preso parte al tavolo con Onu, Unione europea, Stati Uniti, Lega Araba, Unione africana, Russia, Turchia, Germania, Italia, Francia, Gran Bretagna, Egitto, Algeria, Cina ed Emirati. I nemici sul campo, il premier di Tripoli e il generale della Cirenaica, non si sono incrociati. Con loro hanno parlato separatamente, in stanze differenti, Angela Merkel e il suo ministro degli Esteri Maas. 

“Non abbiamo risolto tutti i problemi", ha detto la Cancelliera, ma “abbiamo creato lo spirito, la base per poter procedere sul percorso Onu designato da Salamé”, il rappresentante speciale delle Nazioni Unite. I due contendenti libici hanno concesso solo un monitoraggio della tregua, da parte di un comitato militare, i 5 + 5, metà fedeli a Serraj e metà a Haftar. Non hanno però firmato il documento finale, siglato da tutti gli altri, che punta proprio a un cessate il fuoco duraturo, a un embargo sulle armi dirette verso il Paese e alla fine delle ingerenze straniere che hanno trasformato la Libia nel campo di una guerra per procura. Ingerenze di Paesi pure firmatari.
 
Qui da noi, a Bologna, è stata invece la giornata delle Sardine. Un concertone simil Primo Maggio contro il sovranismo, con Afterhours, Subsonica, Marlene Kuntz, Bandabardò, Modena City Ramblers, Skiantos, Guccini, Ezio Bosso, diversi altri. 40 mila persone hanno partecipato, secondo gli organizzatori. Piazza VIII agosto era effettivamente piena zeppa.

“Il sovranismo si può battere”, esulta Mattia Santori, il volto più noto tra i quattro ideatori di questo movimento civico. Guccini dice che “è inutile chiedersi le sardine cosa faranno, è sbagliato. Quel che è importante è quello che hanno già fatto. La gente voleva scendere in strada. Voleva dire ci sono anche io, e questo è successo”. È vero. È già un grande passo.