Dalla tragedia alla farsa: il voto sul caso Gregoretti
(ansa)

Dalla tragedia alla farsa: il voto sul caso Gregoretti

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Matteo Salvini ha scelto di fare la vittima e si è di fatto mandato a processo. Il caso Gregoretti è nato su una nave della Guardia Costiera, la notte dello scorso 25 luglio in mezzo al mar Mediterraneo. Si chiude, per ora, nella sala del Senato dove la Giunta delle immunità si è trovata a votare con i soli componenti del centrodestra, mentre la maggioranza di governo ha disertato la seduta.

L'esito del voto può sembrare incredibile, ma sul palcoscenico della politica può succedere persino questo. I ruoli si invertono. Sono i voti della Lega a mandare a processo il leader della Lega, accusato di sequestro di persona per le sue scelte sulla gestione dei migranti. Così, dopo aver dichiarato per mesi che la sua condotta era stata necessaria e condivisa con il resto del governo giallo-verde, dopo aver dichiarato che il processo sarebbe stato ingiusto, Salvini ha cambiato idea. Ora, a pochi giorni dal voto in Emilia Romagna e Calabria, vuole andare a processo e annuncia un digiuno di protesta, come racconta Carmelo Lopapa.

Il voto favorevole al processo - l'immunità parlamentare fa sì che sia necessario un voto per mandare deputati e senatori a giudizio - è del resto anche merito della maggioranza, con i partiti di governo attorcigliati nelle loro posizioni. I Cinque Stelle che salvarono Salvini sul simile caso della nave Diciotti avrebbero anche cambiato idea. E il Pd era favorevole al processo. Ma la scelta della presidente del Senato di votare prima delle elezioni ha portato alla decisione di non andare in aula.

Come spesso accade, la tragedia finisce in farsa. Il comandante della nave si ricorda bene quella notte, come ricorda Alessandra Ziniti: “Gridavano, imploravano aiuto. Mi sono sempre chiesto se uno solo dei nostri politici abbia mai sentito nel buio della notte, nell’enormità del mare, levarsi delle grida d’aiuto disperato”.