C'erano una volta i Cinque Stelle. L'uscita di scena di Luigi Di Maio segna la fine della specialità del Movimento, che ha sempre rivendicato di essere diverso dagli altri partiti. Era il primo del Paese per consensi e ora è terzo, dopo Lega e Pd. Soprattutto, era un Movimento e ora è invece un partito come gli altri, con correnti intestine che portano alle dimissioni preventive del capo politico.
Di Maio si dimette infatti senza una motivazione puntuale. Si dimette prima e non dopo il voto in Emilia Romagna che fotograferà la crisi di consenso dei Cinque stelle, quando non si era dimesso dopo il tracollo alle europee. Si dimette senza nominare l'amico-nemico Alessandro Di Battista, che ora potrebbe studia da leader del fu-Movimento, come scrive Tommaso Ciriaco.
La politica italiana non sembra aver tempo di aspettare, vive di urgenze e ultimatum. Ora la scadenza si chiama Emilia Romagna. Il ragionamento di Di Maio, spiega Annalisa Cuzzocrea, sembra assecondare un doppio scenario. Se in Emilia Romagna vincesse il centrosinistra con Stefano Bonaccini, il governo giallorosso guidato dal premier Conte sarebbe ben più saldo. Il protagonista dell'alleanza sarebbe proprio Conte, e per Di Maio lo spazio politico sarebbe minore. Avrebbe però salvato la poltrona di ministro degli Esteri.
Se invece vincesse la Lega con Lucia Borgonzoni, Di Maio potrebbe perdere il ruolo di ministro, in caso di una caduta del governo. Proverebbe a insistere con la sua visione di un Movimento 5 Stelle indipendente dai due poli tradizionali. Ma il rischio di una scissione rimane. Fino a oggi, quelli che chiamavamo grillini avevano seguito fedelmente i suggerimenti del famoso garante, Beppe Grillo. Oggi però Grillo ha scelto di non parlare.
Di Maio si dimette infatti senza una motivazione puntuale. Si dimette prima e non dopo il voto in Emilia Romagna che fotograferà la crisi di consenso dei Cinque stelle, quando non si era dimesso dopo il tracollo alle europee. Si dimette senza nominare l'amico-nemico Alessandro Di Battista, che ora potrebbe studia da leader del fu-Movimento, come scrive Tommaso Ciriaco.
La politica italiana non sembra aver tempo di aspettare, vive di urgenze e ultimatum. Ora la scadenza si chiama Emilia Romagna. Il ragionamento di Di Maio, spiega Annalisa Cuzzocrea, sembra assecondare un doppio scenario. Se in Emilia Romagna vincesse il centrosinistra con Stefano Bonaccini, il governo giallorosso guidato dal premier Conte sarebbe ben più saldo. Il protagonista dell'alleanza sarebbe proprio Conte, e per Di Maio lo spazio politico sarebbe minore. Avrebbe però salvato la poltrona di ministro degli Esteri.
Se invece vincesse la Lega con Lucia Borgonzoni, Di Maio potrebbe perdere il ruolo di ministro, in caso di una caduta del governo. Proverebbe a insistere con la sua visione di un Movimento 5 Stelle indipendente dai due poli tradizionali. Ma il rischio di una scissione rimane. Fino a oggi, quelli che chiamavamo grillini avevano seguito fedelmente i suggerimenti del famoso garante, Beppe Grillo. Oggi però Grillo ha scelto di non parlare.