Il mostro nero
(ansa)

Il mostro nero

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Merkel parla di veleno del razzismo. E per lei, Cancelliera a lungo considerata invincibile, il peso della sconfitta è evidente. Aveva portato nella sua terra un milione di profughi nel 2015, quattro su dieci provenienti dalla Siria. Ora si inginocchia davanti a nove corpi freddati in Assia, a Hanau, in tre bar dove si fuma il narghilè.

Le vittime sono otto uomini turchi, curdi, bosniaci, rumeni, bulgari, alcuni con passaporto tedesco, e una donna incinta. Si aggiungono agli obiettivi centrati in altre stragi, attacchi nazisti e xenofobi consumati in Germania nel giro degli ultimissimi anni, come l’assalto alla Sinagoga di Halle dell’ottobre scorso, due morti, e l’omicidio del politico cristianodemocratico Walter Luebcke.

Tobias Rathjen, 43 anni, suprematista paranoico e solipsista, ha fatto fuoco nella cittadina a venti chilometri da Francoforte. Poi si è ucciso in casa accanto al cadavere di sua madre. Un video delirante e ventiquattro pagine scritte rivendicano la matrice di questo massacro: razzismo. Aveva promesso di annientare gli stranieri che non vengono espulsi, Tobias. Aveva giurato che l’avrebbero pagata postando il memoriale sul suo canale YouTube. L’inviato Paolo Berizzi racconta così: “Nel mondo post-ariano, e dunque ideale, di Tobias Rathjen gli stranieri esistono solo perché devono essere eliminati: si portano addosso lo stigma dell’impurità della razza, anzi, sono «razze inferiori»”.

Un mondo lontano? No, vicinissimo. Come scrive Gad Lerner, i fatti di Hanau fanno paura perché la Germania di oggi ci somiglia. “Dietro al killer solitario c’è l’ombra di un’estrema destra che sente ritornato il momento propizio”.