Prima e dopo
(ansa)

Prima e dopo

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I giorni passano, scanditi dall’annuncio dei numeri dei nuovi contagiati, delle vittime e fortunatamente dei guariti. Ma più passano, più capiamo che ci sarà un prima e un dopo, che la vita di tutto il mondo sta cambiando. Ci vorrà del tempo, ci dovremo abituare alla vita in casa, a ridurre i contatti, all’idea che la gran parte degli aeroporti siano chiusi, che non si possa andare a scuola o al lavoro normalmente.

Solo nella giornata di giovedì, la prima in cui negozi e ristoranti sono stati chiusi per decreto, l’Italia ha registrato una rivolta con scioperi spontanei nelle fabbriche, la Protezione civile ha fatto sapere che potrà requisire gli alberghi, il governo ha sospeso le scadenze fiscali. La Borsa di Milano ha perso il 16,92%, il peggior calo di sempre, causato dalla parole della presidente della Bce Christine Lagarde, che non ha voluto confermare una linea da "whatever it takes" per salvare l’Unione. Il resto d’Europa, dalla Francia al Regno Unito, inizia a prendere sul serio il virus, e la Commissione europea valuta di sospendere il patto di stabilità: la spesa pubblica è necessaria per salvare le economie del continente.

Il bilancio della giornata segna un nuovo aumento dei contagi: le persone positive al Coronavirus sono 12.839, 2.249 in più rispetto a mercoledì. Le vittime hanno superato quota mille, sono 1.117, mentre le persone guarite sono 1.258. Le Regioni più sotto pressione, spiega Elena Dusi, non riescono a fare il tampone a chi presenta sintomi non gravi. Gli anziani restano i più colpiti, ma l'85% degli ultraottantenni sopravvive. Per vedere gli auspicati effetti positivi della serrata bisogna aspettare.