La coda per la spesa a Torino, 20 marzo 2020 ANSA/Alessandro Di Marco
La coda per la spesa a Torino, 20 marzo 2020 ANSA/Alessandro Di Marco (ansa)

L’interesse generale

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Un altro giorno di battaglia negli ospedali si chiude con un bilancio triste, pesante. Il contagio da coronavirus non frena ancora: i nuovi positivi sono 4.760, le vittime in un solo giorno sono 627, i guariti sono 689. La crisi è ormai mondiale: New York chiude per virus, la California è in lockdown, l’Unione europea capisce che deve sospendere il patto di stabilità.

In Italia, però, un altro giorno si chiude con la sensazione che il Paese, unito nella lotta al virus, non abbia ancora trovato una linea generale per contrastare la diffusione. Il governo prova così a unire le regole da regione a regione: chiarisce che lo sport è consentito soltanto in solitudine e vicino a casa. Ma le regioni decidono ormai in autonomia, dai supermercati ai tabaccai, dai cantieri agli uffici. Gli esperti italiani studiano un modello che ci dà speranza: il modello Corea del Sud. Il consulente del ministero, Walter Ricciardi, spiega che l’uso di molti tamponi e della tecnologia per tracciare i contagiati, potrebbero essere adottate anche in Italia.

Quando si parla di tracciare gli individui, il dibattito sul rispetto delle libertà individuali si accende, inevitabilmente. Il professor Gustavo Zagrebelsky spiega però che i divieti e le restrizioni scelte finora dal governo sono giuste perché tutelano il diritto alla vita. L’interesse generale vale più di quello del singolo.