Un uomo solitario passeggia davanti al Pantheon in una Roma deserta, il 27 marzo 2020 (Riccardo Antimani/ANSA)
Un uomo solitario passeggia davanti al Pantheon in una Roma deserta, il 27 marzo 2020 (Riccardo Antimani/ANSA) (ansa)

Il tempo dell’attesa

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Dobbiamo ancora aspettare: aspettare che la curva dei contagi rallenti, aspettare che i leader d’Europa si mettano d’accordo, aspettare per conoscere le decisioni del governo rispetto alla possibile proroga delle restrizioni in Italia dopo il 3 aprile. I nuovi malati da coronavirus in Italia sono 4.401. La velocità dell’aumento del contagio scende a quota 7,4%, il più basso finora. Ma la giornata di venerdì non è ancora positiva, perché le vittime sono 969, il numero più alto in un mese di epidemia.

Il coronavirus si impone sulle notizie in tutti i continenti: la provincia cinese più colpita prova a ritrovare una cauta normalità, a Londra il premier Boris Johnson è positivo, negli Stati Uniti i casi positivi superano quota 100mila. In Europa aspettiamo: “L’Unione europea - scrive Claudio Tito - si è data quattordici giorni di tempo. Come se fosse una specie di quarantena, il tempo di capire la positività o meno al contagio. In queste due settimane c’è tutta la differenza tra far morire o far guarire l’Unione con la sua prospettiva e la sua moneta”.

A Roma, invece, in breve successione due messaggi provano a indicare la via, “come se - registra Gad Lerner - potere spirituale e potere temporale, Chiesa e Stato, fossero chiamati insieme a riconoscere la loro fragilità di fronte all’incognito e il loro dovere di riunirci nella speranza”.