Stati non generali
(ansa)

Stati non generali

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Di certo ci sono solo il luogo (villa Pamphili a Roma, sede di rappresentanza di Palazzo Chigi) e la data di inizio (venerdì 12 giugno). Per il resto, gli Stati generali annunciati da giorni dal premier Giuseppe Conte, tra il malumore dei suoi alleati di governo, sono ancora un cantiere molto aperto, sia nell'agenda che nella lista degli invitati. Quel che appare sicuro è che il centrodestra non farà il favore al premier di legittimarlo con la propria presenza: alle già annunciate e scontate assenze di Salvini e Meloni (che rivendica la centralità del Parlamento), si aggiungerà controvoglia anche quella di Berlusconi, come scrivono Tommaso Ciriaco e Carmelo Lopapa. Il leader di Forza Italia avrebbe voluto esserci, ma alla fine è stato convinto a desistere.

Nel frattempo le acque sembrano calmarsi all'interno del governo, dopo alcuni giorni di tensione fra lo stesso Conte e il ministero dell'Economia. Con Gualtieri è arrivata una tregua, complice la mediazione del segretario del Pd Nicola Zingaretti: ora il Presidente del Consiglio e il titolare dell'Economia hanno deciso di lavorare insieme proprio al documento da presentare agli Stati (non) generali. Se si tratti di una pace duratura o di un rinvio delle ostilità alla prossima occasione lo vedremo presto. Certo, non tranquillizza i fantasmi agitati da Conte, secondo il quale pezzi dello Stato, cioè gli apparati del ministero, stiano remando contro la stabilità del governo.

In chiusura, vi segnalo la riflessione di Carlo Galli su come la pandemia abbia diviso il mondo in due macro-categorie di pensiero: i nuovi apocalittici che credono che il virus sia il frutto del complotto dei malvagi contro i buoni; e chi invece lo ritiene una giusta punizione catartica, dalla quale usciremo migliori e rigenerati. Sarebbe interessante sapere a quale delle due categorie appartiene ciascuno dei protagonisti delle vicende politiche italiane, dentro e fuori Villa Pamphili.