Fra le tante rinunce alle quali ci ha abituato la stagione della pandemia ce n'è una meno grave delle altre, ma emblematica di quest'estate senza folle, sagre e sudore: dopo 76 anni, Siena ha dovuto arrendersi e annullare il Palio del 2 luglio. Era accaduto solo durante la guerra. È Giuseppe Smorto a raccontarci una città delusa e spaesata, rimasta orfana del rituale di piazza del Campo che ogni anno attirava spettatori da tutto il mondo.
Va detto che, se anche ci fossero state le misure di sicurezza e distanziamento necessarie - circostanza impossibile per una manifestazione come il Palio che fa dell'assembramento fisico la sua ragion d'essere - da tutto il mondo non sarebbe comunque potuto arrivare nessuno. Le frontiere di tutta Europa fino a oggi infatti sono state chiuse a tutti gli arrivi da fuori continente e quelle italiane lo resteranno ancora. È accaduto che i Paesi dell'Unione, come scrive Alberto D'Argenio, siano usciti dal vertice di Bruxelles sui confini post Covid con la decisione condivisa di riaprire l'area Schengen ai cittadini di 15 nazioni considerate a basso rischio di contagio. E già qui c'è la prima questione degna di nota: nell'elenco non ci sono gli Stati Uniti, visto che proprio in queste ore il virologo Anthony Fauci lancia l'allarme sui 100 mila casi al giorno; c'è invece la Cina, a patto che accetti un accordo di reciprocità con l'Europa.
Ma le cose non sono andate così lisce: il fronte degli aperturisti non è mai stato compatto e alla fine, tra coloro che si sono sfilati c'è anche l'Italia. Tommaso Ciriaco ci spiega come, su pressione del ministro della Salute Roberto Speranza, il nostro governo abbia scelto la linea della prudenza. L'incubo del lockdown è ancora troppo fresco e anche se la decisione di non riaprire può danneggiare il turismo in un'estate già difficile (soprattutto per le città d'arte), si è preferito non rischiare, imponendo la quarantena a chiunque voglia entrare nel nostro Paese. Se Siena può attendere il suo Palio, anche il mondo può attendere.
Va detto che, se anche ci fossero state le misure di sicurezza e distanziamento necessarie - circostanza impossibile per una manifestazione come il Palio che fa dell'assembramento fisico la sua ragion d'essere - da tutto il mondo non sarebbe comunque potuto arrivare nessuno. Le frontiere di tutta Europa fino a oggi infatti sono state chiuse a tutti gli arrivi da fuori continente e quelle italiane lo resteranno ancora. È accaduto che i Paesi dell'Unione, come scrive Alberto D'Argenio, siano usciti dal vertice di Bruxelles sui confini post Covid con la decisione condivisa di riaprire l'area Schengen ai cittadini di 15 nazioni considerate a basso rischio di contagio. E già qui c'è la prima questione degna di nota: nell'elenco non ci sono gli Stati Uniti, visto che proprio in queste ore il virologo Anthony Fauci lancia l'allarme sui 100 mila casi al giorno; c'è invece la Cina, a patto che accetti un accordo di reciprocità con l'Europa.
Ma le cose non sono andate così lisce: il fronte degli aperturisti non è mai stato compatto e alla fine, tra coloro che si sono sfilati c'è anche l'Italia. Tommaso Ciriaco ci spiega come, su pressione del ministro della Salute Roberto Speranza, il nostro governo abbia scelto la linea della prudenza. L'incubo del lockdown è ancora troppo fresco e anche se la decisione di non riaprire può danneggiare il turismo in un'estate già difficile (soprattutto per le città d'arte), si è preferito non rischiare, imponendo la quarantena a chiunque voglia entrare nel nostro Paese. Se Siena può attendere il suo Palio, anche il mondo può attendere.