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(ansa)

Mezzogiorno di fuoco

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Uno stallo che rischia di trasformarsi in una caduta a picco. A Bruxelles è stata un’altra giornata difficilissima per l’Italia. Ore di trattative e bilaterali, arrivati a sera con un incontro tra il premier Giuseppe Conte e il suo “nemico numero uno” in questo negoziato, il primo ministro olandese Mark Rutte. Tra loro la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen, chiamata a una mediazione che vede però l’istituzione europea in secondo piano rispetto agli Stati. I “frugali” - Olanda, Austria, Danimarca e Svezia, con l’ausilio della Finlandia - puntano i piedi e con Rutte chiedono una riduzione del fondo di 155 miliardi, per un un totale di poco inferiore ai 600 miliardi di Recovery fund.

L’Olanda vuole meno sussidi, i suoi alleati più controlli sui piani di riforme nazionali. E così il nostro presidente del Consiglio attacca l’Aja sul dumping fiscale, prima di proporre un ok ai fondi a …
Uno stallo che rischia di trasformarsi in una caduta a picco. A Bruxelles è stata un’altra giornata difficilissima per l’Italia. Ore di trattative e bilaterali, arrivati a sera con un incontro tra il premier Giuseppe Conte e il suo “nemico numero uno” in questo negoziato, il primo ministro olandese Mark Rutte. Tra loro la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen, chiamata a una mediazione che vede però l’istituzione europea in secondo piano rispetto agli Stati. I “frugali” - Olanda, Austria, Danimarca e Svezia, con l’ausilio della Finlandia - puntano i piedi e con Rutte chiedono una riduzione del fondo di 155 miliardi, per un un totale di poco inferiore ai 600 miliardi di Recovery fund.

L’Olanda vuole meno sussidi, i suoi alleati più controlli sui piani di riforme nazionali. E così il nostro presidente del Consiglio attacca l’Aja sul dumping fiscale, prima di proporre un ok ai fondi a maggioranza qualificata, invece che all’unanimità. Quel che ieri rifiutava.
 
È tutta tattica, la strategia sembra per ora non portare lontano. L’Europa non si fida di noi e noi non possiamo contare su Bruxelles, un’Unione che prima del vertice vedevamo incarnata da Merkel – presidente del semestre europeo – e Macron, a parole garanti dei bisogni dei Paesi mediterranei. Come finirà? Oggi si ricomincia a mezzogiorno. L’unica strada è quella che abbiamo davanti, trattare, sperando di portare a casa il risultato migliore possibile. È bene però ricordare che si tratta di finanziamenti che – freni o non freni, veti o non veti delle capitali – arriveranno eventualmente nel 2021. Prima di allora l’allarme sui nostri conti imporrà di eccepire ben poco sui 37 miliardi del Mes.