Lavorare tutti

Lavorare tutti

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Il blocco dei licenziamenti sarà prorogato sino al 30 novembre. La scadenza ormai prossima del 17 agosto viene superata in un difficile, lunghissimo vertice di maggioranza che parte da ipotesi e sensibilità diverse, anche all’interno degli stessi partiti. La segreteria Pd vuole arrivare a una proroga sino alla fine dell’anno. Come Leu. Ma non tutti i dem sono d’accordo. Anche il M5s non è granitico, a differenza della sua ministra del Lavoro, Nunzia Catalfo, che vuole a tutti i costi un allungamento dei tempi. Italia viva punta invece a una scadenza più prossima.

A scardinare l’impianto delle bozze presentate dalla presidenza del Consiglio (tutte ferme al 15 ottobre) la minaccia di uno sciopero generale da parte dei tre sindacati, Cgil, Cisl e Uil, che temono un autunno di lacrime e sangue, con licenziamenti generalizzati e forti disordini sociali. Ma il segretario della principale confederazione, Maurizio Landini, rilancia con un’intervista al nostro giornale: i posti di lavoro devono essere conservati per tutto dicembre, o la manifestazione già indetta per il 18 settembre (due giorni prima delle elezioni Regionali) sarà appunto uno sciopero.

Nel gioco delle posizioni entra Confindustria: "Se l'esecutivo intende ancora protrarre il divieto dei licenziamenti, il costo sarà pesante", perché la misura "pietrifica l'intera economia allo stato del lockdown". In questo quadro il Consiglio dei ministri che deve licenziare il dl Agosto è improbabile si tenga oggi, potrebbe invece slittare a sabato o alla prossima settimana.

Altro nodo di queste ore, la legge elettorale. Il Pd vorrebbe venisse approvata in prima lettura almeno alla Camera prima del referendum sul taglio di deputati e senatori, fissato con il voto regionale. Scopo: bilanciare in senso proporzionale l’effetto ipermaggioritario della riduzione parlamentare.

Il Movimento non sembra determinato a rispettare i patti che hanno generato il Conte bis e l’alleanza con i dem (taglio + correzione proporzionale della legge) e così aleggia a sinistra l’ipotesi di un aiuto da parte di Forza Italia. A Repubblica parla però il ministro cinquestelle Luigi Di Maio. E prova ad allontanare lo spettro: “Sulla legge elettorale c’era un accordo e noi vogliamo rispettarlo”. Sui tempi è più vago. È quello il banco di prova