Bonus malus

Bonus malus

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C'è un rischio di danno collaterale nella vicenda dei cinque deputati (tre della Lega, uno di Italia Viva e uno del Movimento 5 Stelle) che hanno chiesto e ottenuto il bonus da 600 euro previsto per le partite Iva colpite dall'emergenza Covid: il rischio che rappresenti una nuova scintilla sul fuoco del populismo anti-casta. Lo scrive Sebastiano Messina nella sua analisi e lo si intuisce dal clima giustizialista con cui la notizia è stata accolta e commentata sui social, all'insegna dell'hashtag #fuoriinomi. Addirittura i complottisti si spingono a ipotizzare che lo scoop di Giovanna Vitale su Repubblica possa essere stato agevolato per riaccendere gli animi in vista del referendum sul taglio dei parlamentari.

La verità è che, con un Paese provato dalle conseguenze economiche dell'emergenza Covid, non solo la rabbia popolare è giustificata, ma non c'è alcuna possibilità che il comportamento dei cinque "furbetti" (mica tanto, a ben guardare) sia giustificabile. Quando i nomi alla fine emergeranno, partiranno i distinguo, le scuse, le colpe dei commercialisti che avranno tutti agito "a mia insaputa". Ma non saranno attenuanti sostenibili: lo sanno bene i leader delle forze politiche coinvolte, che hanno già provveduto a prendere le distanze dalle "mele marce", chiedendo dimissioni e garantendo comunque espulsioni e sospensioni dai partiti di appartenenza, come racconta ancora Giovanna Vitale. Certo, il problema non riguarda solo i parlamentari: ci sono altri duemila amministratori pubblici negli enti locali ad aver approfittato del bonus ed è quindi facile immaginare che tutto l'arco costituzionale sia coinvolto anche se a diversi livelli di responsabilità (il ruolo e gli emolumenti di un parlamentare o un governatore non sono gli stessi di un consigliere comunale).

Una responsabilità morale e politica ce l'ha anche il presidente della Camera Roberto Fico, che dovrà decidere se e quando rendere pubblica la lista dei cinque, togliendo loro il pietoso velo della privacy, che non sembra avere ragione di sussistere. Parlando con Annalisa Cuzzocrea, Fico lancia un appello: "Si facciano avanti, si scusino, rinuncino". Ma sa che il danno è fatto, ed è un danno d'immagine di gran lunga superiore al vantaggio economico di quelle poche centinaia di euro: "Gli errori dei singoli sono una ferita per tutte le istituzioni". Più che un bonus, un brutto malus.