Equilibrio fragile
(ansa)

Equilibrio fragile

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Alla fine settembre, che a marzo sembrava così lontano, è arrivato. E la scuola rappresenta il banco (singolo) di prova più difficile per la strategia di contenimento del contagio. Lo si sapeva e da mesi il governo, gli esperti, gli amministratori locali e i presidi sono al lavoro per arrivare preparati all'appuntamento. Ma l'idea che il rientro in classe di centinaia di migliaia di studenti, insegnanti e personale non docente possa avvenire a rischio zero, è impensabile. Dovremo quindi prepararci a un possibile scenario di aumento dell'epidemia - come ha ammesso lo stesso comitato tecnico scientifico - e ad eventuali chiusure a singhiozzo.

Nel frattempo ci si attrezza al rispetto del distanziamento: ad Alzano, la cittadina bergamasca tra le più colpite dalla tragedia del Covid, l'esercito è tornato, ma questa volta invece di caricare le bare sui camion, ha scaricato e consegnato i primi banchi singoli, che sono diventati l'emblema della scuola al tempo della pandemia: una scuola che, come scrive nel suo commento Paolo di Paolo, ci costringe a mandare in soffitta la figura più iconica della nostra esperienza educativa, quella con la quale si imparano gioie e dolori della convivenza: il (o la) compagno di banco.

D'altra parte è comprensibile la preoccupazione di chi si prepara a tornare in prima linea. Così, nelle ultime ore, è diventata centrale la questione dei cosiddetti "lavoratori fragili", quelli che per patologie pregresse o esistenti sono maggiormente in pericolo per le conseguenze di un eventuale contagio e che quindi possono chiedere di essere esentati dal servizio "in presenza". Il problema è che a scuola, se non si torna tutti alla didattica a distanza, lo smart wroking non esiste: per insegnare o per far funzionare la struttura, bisogna andare fisicamente tra aule e corridoi. Stando così le cose, se l'interpretazione del criterio di fragilità fosse molto ampia, il numero di esentati rischierebbe di non garantire la ripartenza delle lezioni. Ecco che allora il ministero e il Cts, come ci spiegano Michele Bocci e Ilaria Venturi, stanno cercando di fissare delle regole più stringenti, pur rispettando le esigenze di salute di tutti. Si tratta, insomma, di trovare un equilibrio fra le diverse necessità. Un equilibrio che per forza di cose è fragile.